Diario di Bordo ep. 4

 

Il cibo è uguale dappertutto? No. 

Ci sono di mezzo tradizioni, piatti e prodotti tipici e siamo fieri di quelli della nostra regione o meglio ancora della nostra città. 

In ogni caso mangiamo come se non ci fosse un domani? Sì.

Mi credete che di tipico Veneto si può dire che non abbia mai mangiato nulla? Forse soltanto l’osso buco, solo perché ero invitata ad un pranzo. 

Io sono pro a qualsiasi tipo di esperienza, di assaggio, perché tutto è buono dappertutto in base ai propri gusti, ovviamente.

Però, amici miei, devo dirvelo in tutta onestà e trasparenza: ma come cazz fate a magnarve la polenta? Giuro, ci ho dannatamente provato.

Comunque è anche vero che i pugliesi come me, e soprattutto i salentini (che non sono pugliesi, sono salentini) sono estremamente gelosi dei loro piatti tipici. Siamo un pò esagerati, lo ammetto, il nostro cibo è “quello più buono, quello più ricco, quello migliore d’Italia”. 

Vi assicuro che qui in Veneto, nei supermercati, l’olio lo vendono. Ma “l’olio-di-giù” è più buono.

Perché le olive sanno di sole. 

Il caffè lo vendono anche qui, eppure “Mà, spediscimi un pò di caffè Quarta nel pacco, perché bevo solo quello”. Secondo me non si tratta di stupido vizio o chiusura mentale, è semplicemente un qualcosa, una piccola abitudine, che (parlando per noi fuorisede), ci porta a casa giusto il tempo di una tazzina.

E i taralli? E le frise? Siamo nella piena stagione delle frise. L’estate non è la stagione della frutta, quella fresca e quella buona, è la stagione delle FRISE. 

 

Di orzo, di grano, quelle larghe, quelle piccole per la merenda, quelle col buco e quella senza.

Le ”conzi” (voce del verbo “conzare”, = condire) come vuoi. 

Ve lo ripeto, estremamente gelosi delle nostre cose. Queste elencate fino ad ora possono essere inserite in un pacco e spedite, ma avete idea della sofferenza del non poter uscire di casa, andare al bar e chiedere un pasticciotto caldo? Mi manca anche la frase che PUNTUALMENTE ti viene detta, non si sa come, ma ci vogliono sempre circa 15 minuti che i pasticciotti “escano”.  Li sfornano continuamente, a flotte. Per non parlare dei rustici. Raga ma i rustici? La colazione del campione salentino è la domenica mattina alle 11 con rustico e caffè in ghiaccio col latte di mandorla.

Io credo sia imbarazzante anche il fattore “quantità”. 

Che sia la quantità di un solo ingrediente, come l’olio nelle melanzane che “Non è mai troppo”, o che sia la quantità di cibo, ad esempio, ai pranzi di famiglia, la domenica dalla nonna, alle cerimonie. 

Regaz, se siete invitati ad un matrimonio ad agosto (criminali), voi vi sedete a tavola alle 14 e vi alzate a mezzanotte. Se tutto va bene. 

Se la domenica sei a pranzo da nonna e “la pasta non ti va”, la nonna del sud non ti parlerà per giorni perché “non sei più la nipote che eri una volta”. È una questione di onore. 

Per non parlare di quando sei alla casa a mare e magari cerchi di mantenerti leggero per poi fare il bagno tutto il pomeriggio. “Che fai? La parmigiana non te la mangi?” 

“Nonna, forse è un po’ pesante”.

Vi lascio con la risposta che mi è stata data una volta e che da allora è la mia filosofia di vita: “Macchè pesante, alla fine la parmigiana è verdura”. 

Un bacio.

Aurora

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