RAL 3022 ROSA SALMONE #9 - Sì, per Halloween vestitevi da olio di palma

 

 

 

Cari pesciolini,

non avrei voluto scrivere su questo tema, perché non è certo salmonide …  ma vedo che state seguendo la corrente e state per schiantarvi contro uno scoglio quindi, da brava Zia Salmona, devo intervenire e mettervi in guardia dai pericoli del caso della settimana.

La gravidanza dei Ferragnez? Tranquilli, non credo possiate restare incinti via IG.

L’indipendenza veneta e catalana? Calma, il tank non va ancora a spasso su e giù per la Rambla.

No, il topic è la festa che dà inizio alla fine: Halloween.

 

Pesciolotte, parlo soprattutto a Voi.

Quella di stasera è la festa di Ognissanti, la notte degli spiriti, la rinascita dei morti viventi: non quella delle morte di ca**o. Chiariamo quindi che i travestimenti a tema NON sono:

  • sexy vampira succhiasangue (e chissà cos’altro)
  • zombie battona dell’aldilà
  • streghetta meretrice notturna
  • fantasmina squillo H 24
  • sposa cadavere fedifraga
  • scheletrina licenziosa
  • diavoletta lussuriosa del secondo cerchio

 

Lo dico per voi, perché con questi outfit l’unico morto vivente che potete accalappiare è quello che risorge un paio di volte l’anno per le feste comandate e che l’ultima volta che ha visto una donna, era su Postalmarket. Quindi, mie amatissime, datevi un contegno e lasciate le banalità da ergastolana in libera uscita a quelle senza fantasia, cercando di utilizzare l’ironia. Vestitevi da olio di palma - che è il più temuto dalle multinazionali e dalle massaie - da lettera di Equitalia, cosa che fa spaventare anche i più tenebrosi o magari da opinionista dei programmi di Rete4, che di quelli sì che bisogna aver paura.

 

Halloween

 

E sapete di cos’altro dovremmo aver paura?

Di tutti quelli che, giudicandoci per come siamo vestite o da quanta voglia abbiamo di fare festa, si sentono liberi di fare gli stro**i e prendersi confidenze (se non peggio) che non gli abbiamo dato.

Ecco quindi il mio consiglio, pescioline mie:

divertitevi sempre, ma state attente .. o per dirla alla halloweeniana maniera: usate la zucca.

 

Salmona Pastura


Disco del mese: Coma_Cose "Inverno Ticinese" (fa caldo nel quartiere)

 
E’ arrivato “INVERNO TICINESE”, il mini ep dei COMA_COSE. Hanno attirato la mia attenzione con molta calma e cautela. Raccontano in maniera calda e avvolgente il quotidiano. Una semplice normalità, fatta di riferimenti che tutti noi abbiamo vissuto, che potremmo vivere o che vorremmo vivere. Milano è la location delle loro giornate. Fausto Lama, per i più acculturati è stato anche “EDIPO”, e magari avete anche ascoltato qualche suo pezzo, dubito, ma provo comunque a darvi qualche centimetro di fiducia. L’ep è uscito per l’etichetta milanese “Asian Fake”. Tre tracce, dove ci trovi dentro un “Battisti” rivisto in chiave urbana, del rap condito dall’immaginario quotidiano e una vena malinconica che non sfocia mai nella sua vera essenza, perché è spunto per risalire e raccontare tutto quello che accade.

Vi consiglio di ascoltare tutto quello che hanno fatto, non limitatevi a questo piccolo ep. Un gioco di rime delicate, incastrate dove basta cambiare posizione e cambia tutto il senso. Tanti sono i riferimenti che possono far sostituire ogni ascoltare ai COMA_COSE, forse era il loro intento o forse no, ma a me piace proprio questo aspetto. Batterie, synth e tutto quello che serve per stare al passo con i tempi, per non diversificarsi troppo senza avvicinarsi a nessuno.

Tutti noi dobbiamo qualcosa a Lucio Battisti. Tutti noi abbiamo un’anima latina, tutti noi abbiamo messo un’anima in una lattina.

TRACK BY TRACK
1- Anima Lattina
2- French Fries
3- Pakistan

Tommy in Salmon


Book_oncini - Azzurro Elementare di Pierluigi Cappello

 

 

Leggere, se vogliamo, è l'ultimo atto intimo che ci è rimasto, è pure tempo rubato, va bene. E allora, via, una volta al mese, derubiamoci.

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Fra l'ultima parola detta e la prima nuova da dire è lì che abitiamo

Main dish: "Azzurro Elementare" di Pierluigi Cappello (2013, BUR)

Pagine: 216

Tempo di masticazione: un verso per volta, negli scampoli di tempo, mi arrischio a dire: da diluire per tutta la vita

Da provare: quando si è ammalati di una tristezza maleducata e non si sorride più neanche al barista

Indicato per: me, te e tutti

Sapore: la brioche alla marmellata che ho mangiato con te una mattina qualunque

 

Assaggi:

1. "Sono stato qui, io?/ Sono stato qui?/ Dentro questo vapore d'anni,/ a cercarmi?".

 

2. "La speranza è nel gesto, papà/ senza radice e puro/ dalla tua mano alla mia/ dalla mia mano alla tua".

 

3.."Tra il mio sguardo e il tuo/ lo stupore del mio/ caduto sulle ginocchia per vedere/ come stanno le nuvole/ e come le nuvole cambiano quando stiamo davvero".

 

Perché:

Pierluigi Cappello l'ho scoperto qualche anno fa, nel mezzo di una fine che mi aveva lasciato deserta. Quando perdi qualcuno, non c'è più vegetazione. Le anime si mescolano e poi devono rinunciare l'una all'altra, con quella scorta di grazia che si sono regalate e che ora ammuffisce negli angoli della nostalgia. Hai quasi imbarazzo ad andare avanti, a dare da bere un po' all'arsura del tuo paesaggio interiore, ridotto a quel mucchietto di sabbia. "Sebbene sappia che nei calcoli d'amore due meno uno dia meno di zero e uno più uno dovrebbe dare uno, benché resti, adesso che vai, il mio cercarti sulla tua pelle, sulla mia lo stillare dei tuoi capelli, è dentro la tua la mia paura di smemorarmi di te". Con versi così, Cappello è stato la mia borraccia. Lo leggevo prima di dormire nel momento più duro del giorno, "nell'ora indovinata", quando appoggi la testa al cuscino e fai il conto delle perdite. Così,  "al tramonto di ogni palpebra sfinita", nascono lacrime che neppure credevi di meritare . Nel canzoniere amoroso riscrivi piano il ritmo delle tue verità: " Quando sto con il mio silenzio nel tuo il mio silenzio splende di giovinezza e un mondo - che era nascosto - riappare".
Pierluigi Cappello è morto la prima domenica di ottobre e io ho pianto, come tutti gli altri che nei precipizi dei suoi versi hanno visto cantare il loro.

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Note tecniche o lì in giro:

Non vi stordirò di endecasillabi né passero in rassegna i padri letterari che hanno cesellato l'ispirazione del poeta cinquantenne, fin da ragazzino nutrito dalla metrica della Chanson de Roland . Non vi dirò che lui e il dolore erano "una coppia di fatto", dopo che un incidente in moto lo costrinse, sedicenne, alla sedia a rotelle. Non vi dirò neanche che Pierluigi Cappello ha vissuto e scritto tra le pareti di un prefabbricato regalato dall'Austria per aiutare i terremotati friulani, con una vicina come sostegno quotidiano e qualche amico come sollievo intermittente. Vi dirò solo che le sue poesie ti increspano la coscienza perché tutto è rotto e compromesso dallo sconforto delle macerie. Ma tutto può, comunque, provare ad essere ricostruito a patto che lo si faccia "con l'allegria dei vinti". Nelle sue righe non c'è nessun sguardo paternalistico ma c’è una sorta di luce etica. Ragiona sulla parola, lima gli spazi bianchi ma poi lascia che gli errori tentino il loro assedio. Come quella volta in cui, per un refuso, in un verso, " giardini ordinati" è diventato "giardini ostinati". L'ha tenuto così Pierluigi Cappello, perché ogni giardino deve fare appello al suo coraggio per aprirsi alla primavera.

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Una specie di morale:

Sta lì, ad introdurre una della sezioni di "Azzurro Elementare", una postilla della poetessa polacca Wislawa Szymborska: "Morire quanto è necessario, senza eccedere. Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato". Il modo di fare poesia di Cappello è un modo per sfiorare il silenzio in cui cacciamo i nostri cimiteri personali. Una carezza per stare nella terra dolente di un presente dove "c'è troppo poco cielo per dire domani". Ma i suoi versi ci dicono,pure, che la vita accade per dettagli e che, ad alcuni di loro, è appesa una proposta di salvezza. Certe cose non sappiamo perché ce le ricordiamo. Ogni anno ci dimentichiamo della bellezza dell'autunno o delle montagne vestite di alba o dei suoni perfetti di certe voci. Abbiamo chiare invece piccole cose minime, imprecisioni del tempo. Come quella volta normale, quando hai guardato una mia vecchia fotografia con la plastica a proteggere l'infanzia sparita, e hai detto che ci perdoneremmo meglio, se tutti ci ricordassimo che siamo stati bambini. “Piccoli inconsapevoli poeti”, quello che avrei voluto aggiungere, ma che poi non ti ho detto.

Salmonita