Alla C.A. del Direttore del Traffico sentimentale
Amati pescetti, posso esimermi dal dire la mia sull'evento mondano della settimana?
Ma CERTO CHE NO.
Insomma dai, come si fa a non restare affascinati dallo sfarzo dei matrimoni dal sangue blu? Come si può non cedere al fascino di una coppia così carina, composta dal più birbante di casa Windsor e dalla sua sposa afroamericana? E poi c'è pur sempre Lei, Her Majesty The Queen, che dall’alto dei suoi 92 anni tiene tutto sotto controllo: dalle isole più sperdute del Commonwealth ai cappellini in perfetto pendant con le scarpe.
Ho studiato il caso nei dettagli (sapete che nel mare le onde del pettegolezzo si diffondono meglio,no?) e ci sono alcuni particolari della storia che potrebbero rivelarsi utili anche per noi, miei adorati Duchi e Duchesse della pearà.
Il fatto che tutto questo sia nato (almeno così dicono i tabloid) da un appuntamento al buio combinato da un'amica dei due che “ci aveva visto lungo”, mi porterebbe a consigliarvi di fidarvi delle vostre amicizie.. GIAMMAI. Cioè Sì, fatevi portare alle occasioni mondane ma scappate a pinne levate dai “Ti presento mio cugggino!”, che di cugini fenomeni ne abbiamo visti ancora pochi.
Se invece gli amici “dalla vista lunga” siete voi, sappiate che orchestrare sentimenti e dirigere il traffico dell’amore non è cosa per tutti e - a meno che voi non siate la Divina Maria De Filippi o il Sommo Piero Angela - è meglio che siate cauti. E qui l’esempio principe, anzi principessa, viene di nuovo da Buckingham Palace: la triste storia di Margaret* ci dice proprio che la Regina avrebbe fatto molto meglio a farsi i cazzi suoi, lasciando la sorella libera di vivere con l’uomo che aveva scelto.
La buona notizia è che stavolta Her Majesty, dopo aver fatto dei gran casini con sua sorella e con Diana, ha finalmente capito che non avrebbe dovuto impicciarsi e che Harry era grande abbastanza da poter seguire il suo cuore.
Che poi è quello che dovremmo fare tutti noi.
(*sorella di Elisabetta, che la Regina ha separato dall’uomo che amava, perché già divorziato e più vecchio di lei, inducendola poi a sposarsi ad un uomo “più adatto” con cui finì malissimo)
Salmona Pastura
Cosi Dunci - Opp Festival
Me l’avevano detto da subito che la Farm Cultural Park si sarebbe risvegliata con il sole.

Sono passate circa 3 settimane da quando i fratelli Ligama sono arrivati ai sette cortili, come dei guerrieri, carichi di colore.
Salvo Ligama è uno street artist siciliano, di Caltagirone, che con l’aiuto del fedele fratello Damiano si divertono a colorare grandi superfici. La loro specialità è riqualificare piccole casette abbandonate, quelle che di tanto in tanto ci capita di vedere dalla superstrada in mezzo alla campagna.

Un gioco che da un pò di tempo a questa parte spinge i fratelli a girare di porto in porto, impegnatissimi, con la missione di cambiare volto al paesaggio che li circonda affinché vengano valorizzati quei dettagli che altrimenti passerebbero inosservati. Abbraccio questa filosofia e abbraccio anche i fratelli Ligama. grazie alla loro leggerezza mi hanno fatto trascorrere giorni superlativi.
Alla Farm ci si sente un pò come in famiglia. Anche se in fondo si a che fare con estranei, la sinergia che si crea è davvero speciale. Dal primo giorno che Salvo e i suoi mille colori hanno messo piede alla Farm Cultural Park è stata subito festa. Lo staff lo ha assecondato nel suo alto compito e per questo, in più momenti, lo abbiamo visto esplodere di felicità. Quindi armati di rulli e pennelli siamo partiti caricando il viola, il blu, il giallo poi il nero, il verde il rosa e così via; pezzo dopo pezzo, per una settimana a suon di musica, abbiamo aiutato Salvo e Damiano a completare la stanza commissionatagli.
Ebbene, in tutto questo parco giochi si avvicinava la data tanto attesa di Opp Festival. Per Farm Cultural Park è Il secondo anno del festival Under 18 che si fa spazio all’interno dei sette cortili di Favara. Per due giorni sono stati organizzati workshop creativi tra cui fotografia, video editing, illustrazione, set design, tatuaggi, auto costruzioni e molti altri. Anch’io, quindi, ho avuto a che fare con questo momento di gioia. Gli iscritti al mio workshop ’Scocciatamente’ erano 20. Tutti ragazzi che studiavano al liceo artistico di Gela, un paese poco lontano da Favara. Non vi nego la mia iniziale ansia da prestazione, dovuta anche al fatto che non appena finito il workshop ci sarebbe stato un talk al quale sono stata costretta a prendere parte.


Fortunatamente tutto questo panico si è sciolto velocemente. La giornata prometteva bene.
In quell’ambiente c’era un’atmosfera tutt’altro che tesa. Il cielo era azzurro, il sole iniziava a scaldarsi ben bene e la musica accompagnava il festival: non mancava davvero niente. Quindi ho raggruppato i ragazzi, abbiamo fatto una progetto istantaneo e in 2 ore abbiamo decorato il muro esterno e le panche del bar proprio all’entrata della Farm. I ragazzi hanno risposto bene e si sono mostrati molto interessati a questa tecnica. Io, di conseguenza, mi sono sentita subito soddisfatta e sollevata.

Devo dire però, che la parte più divertente è stata la preparazione culinaria fatta la sera prima dell’apertura. Mi dovete perdonare se poi alla fine si parla sempre di mangiare, ma qui con il cibo non si scherza davvero! Infatti, come quasi fosse stata una festa rionale, quella sera c’è stata una concentrazione di persone, gli addetti ai lavori, che giravano tra la cucina e la porta a fianco (il co-working) tutti indaffarati nei loro compiti cercando di essere pronti per l’indomani. Quindi, non potevi uscire dalla cucina se non avevi appallottolato almeno un’arancina agrumi e scamorza, assaggiato una padella o bevuto una birra! Nel mentre, dalla porta a fianco, i più diligenti cercavano di tenere le distanze da questa caciara per far quadrare i conti definendo le ultime cose pratiche.

Grazie sopratutto ai nostri organizzatori! Anche se spesso distratti da questa densa aria di festa alla quale però si concedevano volentieri, il festival è stato un gran successo!
Io mi sento fortunata a vivere qui, immersa in questa apparente ordinaria Sicilia.
Filippo ci racconta Dolciaria Cantonucci
Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con Filippo, proprietario insieme alla socia Mara della magica Dolciaria Cantonucci, storico locale di Piazza Isolo. Ecco cosa ci ha raccontato!
Domanda di routine...quando avete aperto? Come mai in Veronetta?
Io e Mara abbiamo aperto due anni fa; è stata un po' una casualità, un po' perché mi è sempre piaciuto il quartiere: io avevo un'altra attività in centro e sentivo il bisogno di cambiare, son venuto in zona a vedere un altro locale che poi non mi è piaciuto e passando ho notato la vecchia dolciaria con l'insegna in vendita. Sono entrato e da lì è partito tutto.
E rispetto alla vecchia dolciaria, avete mantenuto una certa continuità?
Abbiamo mantenuto tutta la parte dei dolci, abbiamo integrato con la cucina, la caffetteria e il reparto enoteca; da un punto di vista estetico non più di tanto, volevamo che rimanessero esposte caramelle e cioccolato, poi abbiamo recuperato il pavimento dei primi '900; sarebbe stato bello se ci fosse stato ancora il primo banco, sarebbe stato fantastico, ma l'abbiamo rinnovato. Il banco è nuovo, in stile anni '50, per l'arredamento invece siamo andati a cercare proprio i pezzi vintage.

Qual'era la tua attività nel centro storico?
Sono stato per 12 anni proprietario, in società con un altra ragazza, del caffè noir, in via pellicciai.
Hai notato differenze importanti nella gestione di un locale in centro storico e qui in piazza isolo?
Il mio locale in centro era un po' anomalo perchè lavoravo soprattutto con i veronesi, pur essendo lì, poi è ovvio che il turismo fa la sua parte ma anche qui con tutti i b&b che ci sono c'è un gran giro di turisti, è pazzesco. Sinceramente non me l'aspettavo. Da un punto di vista logistico qui è perfetto, perchè sei contemporaneamente fuori e vicino al centro, piazza isolo mi è sempre piaciuta, si insomma abbiamo fatto questa scommessa che si è rivelata vincente.
Proviamo a punzecchiare...hai chiuso l'attività in centro perchè coltivavi una nuova idea di ristorazione, avevi bisogno di nuovi stimoli o altri motivi?
Avevo voglia di cambiare; il locale andava bene, è però ovvio che in centro col tempo diventa difficile la gestione dei costi. I costi fissi sono diversi da qui. Bello il centro, bellissimo, spero solo che non si stia sputtanando: il rischio c'è, speriamo che ci sia gente in gamba che sappia aprire i posti giusti, anche perchè il turista alla fine non vuole un posto da turista, vuole vedere qualcosa di caratteristico. Tanti turisti infatti vengono qui in Veronetta, chiedono di Veronetta, e voglio dirvi che il progetto delle mappette è stata una gran mossa, entra ancora gente a chiederne.
Ti sembra che il locale stia ricalcando la tua idea di partenza? O è in continua evoluzione?
L'idea era di fare una buona parte di colazione e pranzi; volevamo chiudere ogni sera alle 21, poi abbiamo provato a tenere aperto in serale e ora bisogna cacciare fuori i clienti a pedata a mezzanotte. Si, in realtà è un lavoro completo, e ce n'è da fare ancora, non è saturo ancora eh.
Se tu dovessi descrivere la tua attività, che parole utilizzeresti? Perchè dall'esterno si presenta con un'identità, poi entrando è tutt'altro, molto di più.
Allora, io sono un grande appassionato di caffetteria e spero che con il tempo venga fuori; pian piano ci stiamo sistemando e introdurrò la caffetteria completa, con i filtri e preparazioni particolari. Non voglio però che questo vada a discapito delle altre idee: penso che la nostra attività sarà questa, fare tutto e farlo bene. Colazioni, pranzi, aperitivi e caffetteria. È faticoso, dividiamo il lavoro tra noi due soci ed i nostri collaboratori. Ad esempio io seguo di più la parte della caffetteria e Mara quella della dolciaria.

Concerti ne fate ancora?
Si, per il momento l'ultimo venerdi del mese, da settembre cercheremo di fare ogni venerdi.
Qual è in generale il target di clientela che attirate maggiormente?
C'è da dire che forse un target troppo giovane non l'abbiamo, anche se molti vengono a festeggiare qui le lauree. Direi che la clientela è soprattutto over-30.
Quali sono i cavalli di battaglia di Cantonucci?
Per quanto riguarda il cibo non c'è un cavallo di battaglia, perchè cambiamo e reinventiamo spesso. Nella parte vino insistiamo sulla ricerca di vini particolari anche del filone naturale e bio-dinamico, da tutta Italia, Francia ed est-Europa. E poi c'è il caffè: facciamo mescita di caffè, lo maciniamo sia per mocca che per filtro, così il cliente può provare la differenza tra un caffè industriale e un caffè macinato al momento di qualità. Su questo ho intenzione di proporre una serie di incontri!
Beh dai raccontaci un po' di questa tua passione per il caffè, da dove salta fuori?
È una passione che è cresciuta lavorando: da quando ho iniziato nei bar mi è sempre piaciuto fare il caffè e da lì ho frequentato parecchi corsi, ne seguo tuttora e ne tengo anche alcuni. Niente, cosa devo dire? Che è un mondo meraviglioso! Un mondo in continua espansione: tanti giovani vanno all'estero e imparano nuovi metodi di estrazione, diversi dal nostro. Da italiani siamo abituati a pensare che l'espresso sia il re dei caffè, ma ogni paese ha la sua cultura e le sue tecniche d'estrazione. E di tecniche ce ne sono tantissime: ad esempio l'anno scorso ho proposto qui il cold brew, caffè freddo tenuto in acqua fredda per un tot di tempo e poi filtrato, ed è andato tantissimo! Altro che shakerato! Ci sono dei caffè chiari che sembrano quasi tisane, in cui il gusto non è quello tostato e cioccolatoso ma piuttosto quello del fiore. Potrei parlarvene per ore!
...L'assurdo è che l'attività sia esplosa subito: solitamente quando apri un locale ci vogliono 2-3 anni per ingranare. Ci siamo evoluti in fretta, forse perchè nel giro di poco tempo sono rinati tanti locali: noi, il Soda Jerk, il grande Giove, tutti bar che lavorano benissimo! Il risultato è che tanta gente si sposta da questa parte!...
