Salmon by Tocatì: Per giocare contro i messicani bisogna essere preparati
Eccoci qua.
Mettetevi sereni e tranquilli, e guardatevi il video.
Tutti Salmoni, tutti Messicani tutti a giocare!
Lunga vita al Tocatì e ci vediamo tra un anno.
Grazie a: Bridge Film Festival - BFF
#tocamessico #tocatì2014 #followthesalmon #veronaeventi #bff
www.salmonmagazine.com
Salmon by Tocatì: regola numero 2
Nel gioco è importante bere.
Le messicane se la tirano a manetta, si fanno desiderare e devi letteralmente corrergli dietro.
Pensavamo non fosse facile la vita del ragazzo veronese, poi abbiamo scoperto che in Centro America non se la passano tanto meglio.
O abbiamo capito male?
Tocatì by Salmon & BridgeFilmFestival: nel gioco è importante bere. from SalmonMagazine on Vimeo.
Nel dubbio, abbiamo smesso con gli aperitivi, gli spritz e le birrette. Da oggi solo acqua del sindaco e tanti km da macinare dietro a quell'idolo di Marco Pajusco.
Ore 18.45 alle Santini. E poi conquisterete anche le messicane.
Bere è importante però. Ricordatevelo.
Cordiali Saluti
Salmon Lebon
Salmon by Tocatì: regola numero 1 - Topotek
Non è così semplice giocare a palla
Non è detto che se sei al Tocatì tu sia capace di giocare a palla.
Ma al Tocatì nessuno fa differenza. Tutti liberi di giocare liberi nel libero centro storico di Verona.
Anche se le palle sembrano delle tette giganti o dei mega wurstel e sono state progettate e realizzate da un famigerato aggregato di architetti berlinesi: Topotek . Molto creativi, qualche dubbio sulla scelta del colorino, ma sicuramente politically correct: quote rosa rispettate e pari opportunità mantenute.
Tocatì by Salmon & BridgeFilmFestival: non è così semplice giocare a palla. from SalmonMagazine on Vimeo.
E bambini impazziti come poche altre volte.
Anche perché cose così allucinogene era da un po' che non si vedevano nel sempre più congelato conservatorio.
Però i Salmoni sono norvegesi, sono nordici, sono precisi. Hanno bisogno di punti fermi. 4 regole per 4 giorni di sopravvivenza al Tocatì.
E si sono divertiti come i matti.
Tocatì by Salmon: Intervista a Pino Cacucci
1) In Messico non ci sono mai stato ma ogni volta che parlo con persone che ci sono state o ci hanno vissuto me ne parlano come fosse la Terra Promessa, l'El Dorado vero e proprio.
Ogni volta ne rimango sorpreso; è incredibile come sembra esserci un'opinione unanime riguardo al Messico. Direi che ci sono pochi altri posti al mondo che lasciano questa idea di sé. Solo il Brasile, mi viene da pensare...
Mi sai, in 2 parole, spiegare il perché? Com'è possibile?– Non so se l’opinione sia “unanime”, dipende dalle sensibilità ed esperienze di ciascuno, però anch’io, negli oltre trent’anni di frequentazione del Messico, ho notato innumerevoli volte come gli “stranieri” (e in particolare tanti italiani) si sentano a proprio agio, provino emozioni altrove rare, instaurino facilmente la comunicazione con le genti del luogo... E poi c’è la forte sensazione di libertà, dovuta al fatto che i messicani, nella stragrande maggioranza, rispettano le diversità e quindi non ti senti mai giudicato per come appari o cosa fai, ma essenzialmente per come sei dentro. Forse è proprio questa sensazione che da almeno un secolo attira stranieri da ogni luogo del mondo.
2) La mia idea di Messico è anche molto malinconica, nostalgica... ultimamente ci stanno vendendo anche un Messico violento e pericoloso. Esiste una dimensione del Messico che sia anche futuro, prospettive, modernità e innovazione?– Infatti l’indole delle genti messicane è più malinconica che allegra, e pervasa da nostalgia, da un senso di perdita, ma al contempo di fierezza per la propria storia e di orgoglio. Certo il Messico può sembrare “schizofrenico”: da un lato si avverte una grande generosità e facilità di rapporti umani, dall’altro, sa essere spietato e occasionalmente violento. Purtroppo la cosiddetta “guerra al narcotraffico” ha devastato socialmente alcune zone, in particolare al nord verso la frontiera con gli Usa (che hanno il problema di essere i primi consumatori al mondo di droghe, ma la guerra la fanno fare in Messico...). Ma è un paese straordinariamente proiettato nel futuro, culturalmente vivacissimo (in particolare la capitale, Città del Messico, enormemente migliorata negli ultimi anni sotto ogni punto di vista, compresa la sicurezza e la viabilità), dove le innovazioni convivono in inspiegabile armonia con tradizioni del passato e un’anima profonda (la “mexicanidad” che Octavio Paz ha mirabilmente tentato di narrare nel suo “Il labirinto della solitudine”, per esempio) che per mia fortuna continuo a constatare ogni volta che ci torno, cioè tutti gli anni per almeno un paio di mesi.3) Il Messico è anche stato il pretesto, il collegamento, per arrivare a lavorare fianco a fianco con Gabriele Salvatores, un premio oscar. Cosa significa, concretamente?– Innanzi tutto, la realizzazione del film è stata l’occasione di vivere in amicizia ogni sua fase, e il rapporto con Gabriele, Diego Abbatantuono, Claudio Bisio, Valeria Golino, Enzo Monteleone, il produttore Maurizio Totti e gli altri è stato il risultato più bello di tutto ciò: viaggiare in lungo e in largo per il Messico con loro rimane tra i ricordi migliori, si formò una “banda” più che una troupe, un gruppo che condivideva curiosità e imprevisti, appassionamenti e preoccupazioni. Gabriele, e gli altri che ho citato, sono persone sensibili che hanno immediatamente sviluppato con i messicani rapporti schietti e rispettosi, e questo era il dettaglio che più mi stava a cuore. Poi, ovvio, il film mi ha portato una notorietà che ha permesso di trasformare una passione – scrivere – in un mestiere di cui riesco a campare (unitamente alle traduzioni dallo spagnolo, certo).
4) Vivere di libri e di cinema parlando di Messico. Quindi donne, sesso, spiagge, sole, droghe
E' il sogno di chiunque.
Giusto?
Immagino sia così... O la realtà è un'altra?
Che consigli hai per chi, come te, vorrebbe vivere di queste passioni: scrittura, cinema o viaggi?
– Beh, hai citato una serie di stereotipi... Sesso, spiagge e droghe si trovano in mille posti del mondo, il Messico offre molto di più: ha dato e continua a dare (malgrado l’epoca scellerata che viviamo) occasioni di vivere meno stressanti e meno frustranti, a riscoprire piccoli dettagli del quotidiano che ti fanno stare meglio, ma in molti casi ha anche respinto, cacciato via chi si credeva più sveglio e più furbo, perché guai a sottovalutare i messicani e trattarli in base a certi stereotipi... Credo che in Messico ti perdonino tutto tranne l’arroganza, e allora, la paghi cara.
5) Il Tocatì. Che impressione ti ha fatto questa iniziativa? E l'attività di recupero e narrazione dei giochi vecchi, meno vecchi e giovanissimi?
Quanto conta il gioco nella tua vita?
– Non vedo l’ora di viverlo “in diretta” il Tocatì, e sono molto curioso, visto che quest’anno è dedicato al Messico. Inoltre, Verona è da anni una città dove ricevo grandi soddisfazioni, per me è un ritorno tra amici, l’occasione per riabbracciarli.
Qualsiasi attività di recupero della memoria che rischia di perdersi è encomiabile, specie se si tratta di giochi, cioè di occasioni che gli esseri umani hanno inventato per “compartir”, per stare insieme, per sfidarsi giocosamente evitando dispute (è il caso della tradizione della pelota maya e azteca, un vero culto, a cui spesso si affidavano gli esiti di dispute molto più importanti del gioco in sé). Nella mia vita il gioco ha sempre contato, in varie forme. Oggi continuo ostinatamente a giocare a racchettoni (beach tennis, ma in Romagna si chiamano ancora racchettoni due contro due, se si è in tanti, allora è torneo) e lo pratico con cari amici, un buon pretesto per vederci ogni settimana e stare insieme. Poi c’è la bicicletta, anzi le 5 bici che ho a seconda dei percorsi, ma quelle sono più “solitarie”. Riguardo attività di gioco sedentarie, non amo affatto i giochi d’azzardo (magari da giovane giocavo a poker, ma tra amici e senza traumi al portafoglio...) però gioco spesso a burraco ancora adesso, dopo una gioventù irta di Risiko e altri giochi simili...
6) Al Tocatì, inoltre, si parla di giochi in strada. Riflessioni rispetto la strada?
– La strada è una maestra di vita, sulla strada si impara a stare al mondo, camminando si incontrano persone che ti arricchiscono moralmente ed emozionalmente, per me la strada è simbolo di viaggio, esperienze e conoscenze. Ed è un peccato mortale che i bambini di oggi abbiano ben scarse occasioni di giocare in strada, dove un tempo si cresceva all’aria aperta e si socializzava. Oggi si vive la strada più come una fonte di pericoli, e mi sembra davvero un “crimine contro l’umanità” aver intasato le strade di veicoli potenzialmente assassini.
Un altro aspetto che andrebbe valutato è il gioco in strada come palestra di vita per bambini e ragazzi nel senso di tenere sotto controllo l’individualismo sfrenato che sfocia nell’egoismo: nel gioco è insita la sconfitta, senza drammi, chi ne faceva veniva deriso anche dai perdenti e apprendeva a non lagnarsi troppo (o almeno è stata questa, la mia esperienza da bambino), e il primo insegnamento è accettare la sconfitta anche per poter tentare la rivincita. Oggi, temo che prevalga una subcultura del vincente a tutti i costi, e del disprezzo per i vinti. Ne consegue una serie catastrofica di “effetti collaterali”, dall’arroganza contro i più deboli (salvo essere poi deboli con i forti per ingraziarseli, sviluppando così la viltà) fino al rifiuto assoluto dell’abbandono... E si arriva ai ragazzini che diventati uomini pestano le donne o addirittura le uccidono perché non sanno affrontare il rifiuto, l’esclusione, cioè, la sconfitta.
Non si possono semplificare certi paragoni, ma sento che in Messico sia ancora viva la cultura – o la civiltà – del gioco comunitario, possibilmente di strada o cortile (certo, nelle metropoli non è facile, ma sempre più che da noi), e in quanto alla violenza... è molto meno diffusa di quanto lascino credere le notizie terrificanti sui narcos. Poi, va detto che nelle comunità indigene l’infanzia dura poco: occorre guadagnarsi da vivere e cominciare a lavorare fin da giovanissimi, e quindi non ci sono situazioni da idealizzare, neppure il Messico è una “terra promessa”. Ma nella sua storia come nel suo presente, ci sono esempi di sconfitti che non hanno mai perso la dignità, restando integri e coerenti fino alla fine, preferendo “una fine spaventosa allo spavento senza fine” dei rassegnati e degli asserviti. Ecco, questo sì: il Messico ha sviluppato un grande rispetto, quasi mitizzato, per gli eroi sconfitti, tutti i suoi esseri umani migliori sono andati incontro alla sconfitta, e vengono ricordati per la dignità con cui l’hanno affrontata.
Tocatì by Salmon: Intervista a Mauro Vanetti - Collettivo No Slot
Giovedì, ore 15.00, in Biblioteca Civica (vedi evento ) si parlerà di una dimensione "alternativa" del gioco.
Un gruppo di matti ha deciso di portare a galla un underwater diverso da quello di cui parliamo di solito. Ma con il quale siamo pienamente allineati.
Tanto per cambiare abbiamo chattato un po' anche con loro. Leggetevi quello che hanno da dire.
Salmon Lebon: Comincierei con un classico "presentati". Al telefono tradivi un accento emiliano. Me lo sono sognato?
Mauro Vanetti: Sì, te lo sei sognato. :) Sono Mauro Vanetti, l'unico nato a Pavia del Collettivo Senza Slot. O meglio: l'accento pavese assomiglia agli accenti emiliani. Ho 35 anni, di mestiere faccio il programmatore e da sempre mi interesso di politica. Senza voler fare il sociologo da strapazzo, abbiamo notato che la città stava ricollocandosi in una nicchia economica basata su alcuni elementi molto... discutibili: la speculazione edilizia, l'economia mafiosa ('ndrangheta), il gioco d'azzardo liberalizzato.
Salmon Lebon: wow!! Mi stai covincendo che Verona in realtà a Copacabana! Quindi...?
Mauro Vanetti: Diciamo che a me e ad altri, in particolare il mio amico Pietro Pace che ha avuto originariamente l'idea, è venuta voglia di fare qualcosa per contribuire al movimento di rifiuto della penetrazione del gioco d'azzardo liberalizzato nella città. Per questo motivo abbiamo fatto questo sito, www.senzaslot.it, per raccogliere segnalazioni di bar e caffetterie che non hanno le slot machine. Ce ne sono arrivate così tante, e da tutta Italia, che il sito sta cominciando ad avere problemi tecnici e infatti dovremo cambiarlo. Siamo intorno alle 2500 segnalazioni.
Salmon Lebon: Cosa segnalano?
Mauro Vanetti: Quei posti che resistono senza le macchinette mangiasoldi. L'idea banale di partenza è questa: non vogliamo più prendere il caffé in luoghi che normalizzano la speculazione sulle spalle della povera gente.
Salmon Lebon: ah interessante, quindi segnalate i bar virtuosi! Dì la verità che ti sei bruciato un po' di migliaia di euro con le slot machine e ti stai vendicando.
Mauro Vanetti: Per fortuna, nessuno di noi è un giocatore d'azzardo compulsivo, ma quelli che ci sono passati e si sono resi conto di cosa hanno subito qualche volta in effetti diventano dei "vendicatori"... Non so se hai visto il video di quel giocatore compulsivo che armato di ascia è andato a demolire una mezza dozzina di macchinette in un bar?
Salmon Lebon: Ah no, mi manca.
Mauro Vanetti: https://www.youtube.com/watch?v=v8cVO_ybHTo
Salmon Lebon: Però fammi capire una cosa. Il tutto è legale, giusto? Ed è risaputo che le macchine sono progettate per non perdere soldi.
Mauro Vanetti: Ebbene, sì. Questa è la prima domanda che ci hanno fatto ogni volta che siamo andati a parlarne in una scuola. I ragazzini non si sono ancora abituati all'idea che la legge possa essere così. Ovviamente, sono progettate per far vincere il banco. Addirittura, in Italia *per legge* devono restituire "almeno il 74%", che tradotto in soldoni vuol dire che fanno perdere il 26%. Ma non è tutto qua. Come hanno dimostrato diversi studi neurologici, psicologici, sociali ecc. queste macchinette e tutto il sistema pubblicitario sono progettati coscientemente per far ammalare di gioco d'azzardo patologico. Il gioco d'azzardo compulsivo non è un "effetto collaterale": è il core business.
Salmon Lebon: Che soluzioni vedi all'orizzonte?
Mauro Vanetti: Non deve essere ammesso fare lucro sul gioco d'azzardo di massa. Perché incentiva la ricerca di meccanismi sempre più patogeni. In questo contesto ha molta importanza la promozione pubblica del gioco sano e intelligente.
Chiaro che è una battaglia difficile perché stiamo dicendo che bisognerebbe non solo colpire dei privati che fanno molti profitti e sono molto potenti ma anche che bisognerebbe togliere allo Stato una fonte di entrate e costringerlo invece a *spendere di più* per promuovere il gioco.
Salmon Lebon: E naturalmente la criminalità organizzata ci si è buttata a capofitto.
Mauro Vanetti: Sì, perlomeno questo è quanto ha scritto la Direzione Investigativa Antimafia.
Salmon Lebon: Belllo bello bello. Belle prospettive. Concretamente, cosa fare? Cosa intendete fare?
Mauro Vanetti: Per ora abbiamo fatto una mappa online, un blog con le nostre riflessioni, una manifestazione a Pavia il 18 maggio scorso, un libro ("Vivere senza slot") e una trentina di presentazioni del libro in tutta Italia. Si sta creando una rete. Noi siamo convinti che sorgerà un movimento popolare vasto per abolire la liberalizzazione dei giochi d'azzardo.
Salmon Lebon: Ma è il proibizionismo la strada?
Mauro Vanetti: Secondo noi no, perchè favorisce la creazione di un mercato clandestino. Inoltre è culturalmente nocivo perché lancia un messaggio esclusivamente negativo e in qualche modo "contro le tentazioni e i vizi". Noi pensiamo che lo Stato debba stroncare il mercato sia legale sia clandestino affiancando alla giusta repressione di questo business la creazione di spazi alternativi dove si possa praticare il gioco sano... e anche il gioco malsano
Salmon Lebon: Dimmi... cosa ci fate al Tocatì?
Mauro Vanetti: Ci ha invitato Dario De Toffoli, un esperto di giochi, che sembra abbia apprezzato il nostro libro.
Salmon Lebon: ...ma del libro non mi hai detto nulla!
Mauro Vanetti: Ah giusto! Abbiamo scritto questo libro in quattro l'estate scorsa. Si chiama "Vivere senza slot. Storie sul gioco d'azzardo tra ossessione e resistenza". Ci hanno aiutato anche altri come Alessandro Villari e Luca Casarotti, quest'ultimo è ormai parte integrante del Collettivo. Sono molte piccole storie autobiografiche che raccontano cosa abbiamo combinato e cosa abbiamo imparato su questo argomento.
Salmon Lebon: Autobiografie ? Di chi?
Mauro Vanetti: Nostre, o meglio: di quel che ha fatto il Collettivo nel corso del 2013. Spesso si tratta di incontri, con persone che hanno vissuto il problema o che lottano per risolverlo e qualche volta anche... che lottano per non risolverlo. Per esempio il libro si apre con un incontro sgradevole: quello tra noi e la lobby dell'azzardo, che sta cercando di portarci in tribunale..
Salmon Lebon: ...a titolo personale, qual è il gioco della tua infanzia? C'è un gioco do strada particolare?
Mauro Vanetti: Palla prigioniera!! Ho provato a rigiocarci da adulto, in università, nei corridoi del collegio.
Salmon Lebon: E da quando ti interessi di azzardopatia?
Mauro Vanetti: Dall'anno scorso.
Salmon Lebon: ah è recentissimo. Perché uno ci finisce dentro?
Mauro Vanetti: Di solito all'inizio è un miscuglio di curiosità, noia e illusione di poter guadagnare qualcosina. Molti terapeuti e molti malati ci hanno raccontato che l'innesco della dipendenza è quasi sempre in seguito a una vincita. Si comincia a pensare che si può vincere ancora, oppure che è un passatempo innocuo perché un po' vinci e un po' perdi, oppure si fanno sragionamenti del tipo "Questi soldi li ho vinti, quindi è come se non fossero miei, posso rigiocarmeli e al massimo mi rimetto a pari". Ovviamente si inizia a perdere, tanto e allora inizia il meccanismo della "rincorsa" (catch up).
Salmon Lebon: ...e da lì a farla diventare una "dipendenza"?
Mauro Vanetti: Diventa una dipendenza molto molto velocemente. Si dice che le slot machine sono "il crack dell'azzardo" nel senso che hanno un tempo rapidissimo di insorgenza della dipendenza, come fumare il crack apppunto.
Salmon Lebon: Il profilo del "giocatore" medio?
Mauro Vanetti: In generale ci sembra che a essere colpita sia soprattutto la classe operaia-impiegatizia o anche più in generale la "povera gente". Molti immigrati, molti pensionati.
Salmon Lebon: Modi di uscirne?
Mauro Vanetti: Esistono terapeuti, comunità di aiuto, gruppi di auto.
Noi crediamo che il problema vada risolto soprattutto socialmente, prevenendolo e anche curandolo in modo collettivo.
Salmon Lebon: Quindi convincerai il Tocatì a impiantare anche un po' di slot machine per gli anni prossimi e pagarsi il festival!?
Mauro Vanetti: Tipo il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Dopo che pezzi di mondo cattolico hanno chiesto di sospendere la sponsorizzazione hanno detto gli organizzatori che non potrebbero tenerlo senza i soldi di SISAL e Lottomatica. E’ una gran cosa che Tocatì con un'iniziativa del genere si "blindi" invece in senso no slot
Salmon Lebon: Ci sei mai stato al Tocatì?
Mauro Vanetti: No, è la prima volta.
Salmon Lebon: Come si svilupperà il vostro incontro?
Mauro Vanetti: Ci saremo noi, il ludologo e autore di giochi Dario De Toffoli, diverse figure di spicco della UISP che ha un approccio simile al nostro nel contrapporre lo sport all'azzardo, alcuni politici che si sono dichiarati sensibili all'argomento (noi su questo siamo sempre moooolto scettici) e Maurizio Fiasco, un sociologo che ha scritto cose illuminanti sul tema.
Salmon Lebon: Porterete una slot machine da provare? O una slot machine sezionata per far vedere il funzionamento? O sviscerete i meandri del software per mostrarne la logica diabolica?
Mauro Vanetti: Non è una brutta idea, ma questa volta non lo faremo. Sarà per la prossima!
A proposito: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/13/giochi-al-tocati-di-verona-si-parla-anche-dellazzardo/1117894/
Tocatì by Salmon: intervista ad Ale d'Emilia - Le Lepri di Misurina
Tocatì by Salmon: Le Lepri di Misurina from SalmonMagazine on Vimeo.
Slackline e Tocatì
Dalle trincee del monte piana al Fiume Adige. Dei Salmoni che si fanno chiamare Lepri, intervista ad Ale D’Emilia.
dal Monte Piana (Misurina, BL) il nostro inviato Salmon Salar.
ATTENZIONE! PER LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI SAPERE COS’E’ LA DISCLIPINA DELLA SLACK LINE!
More info here: http://it.wikipedia.org/wiki/Slackline
Alla faccia di risalire le correnti. Sono salito fino a 2500 metri, sopra il lago di Misurina, abbracciati dalle Dolomiti per arrivare sul monte Piana, teatro del più importante raduno italiano di Slack Line, L’Highline Meeting.
Sforzo non indifferente per un pesce da underwater e acque basse, ma atto necessario, al fine di scambiare due parole con chi realizza questo evento che chiama sportivi da tutto il mondo e rappressenta a tutti gli effetti una figata incredibile.
Parlo di Lepri di Misurina e A-team composto da Alessandro dʼEmilia, Armin Holzer, Aldo Valmassoi e Niccolò Zarattini. Saranno protagonisti, un paio di loro sono anche salmoni veronesi doc, di una passeggiata sull’Adige nei giorni del Tocatì.
L’atmosfera sul monte Piana è incredibile. Si parla inglese, visto che gli stranieri superano in numero gli italiani, il panorama è incredibile, le slack posizionate su strapiombi da paura, gente che fa yoga, parapendii che ti sfiorano la testa e il campo base in cui si può mangiare e godere di concerti decisamente più accogliente del salotto di casa.
A pane, burro, marmellata e ciaccole a telecamere spente, capisco come le Lepri e l’A-team siano dei veri malati di questa disciplina che a detta loro “ti cambia la vita”. E come non capirli in effetti: in equilibrio a 2500 metri camminando su un nastro largo pochi centimetri, solo natura intorno, cellulari che non prendono, aria pulitissima e ritmi scanditi da sole e dolori muscolari.
Sono così in stato di trance esistenziale e piacevolmente a mio agio in questo paradiso dello sport, che quasi mi dimentico il motivo della mia visita: parlare con i ragazzi di Tocatì dell' attraversamento dell’Adige su slack.
Nella mia mente si crea un mashup tra centro storico di Verona e speroni rocciosi del Monte Piana. Una cosa incredibile, mi serve chiarezza.
Ecco il video della mia chiaccherata con Ale D’Emilia, il Salmone giusto al momento giusto.
Tocatì by Salmon: Intervista a Play:Vienna
PLAY:VIENNA
Un gruppo di artisti che attraverso il gioco e il divertimento parla di filosofia, politica, etica...
DirettamenTe da Vienna, con furore, Philipp Ehmann, uno degli organizzatori e fondatori di Play:Vienna che, una volta all'anno, trasformano la vecchia Vienna in un grande parco giochi.
Saranno a Verona, al Tocatì, dal 19 al 21 Settembre.
ENJOY!!
Salmon Lebon: Tanto per iniziare… presentati! 
Philipp Ehmann: Certo. Il mio nome è Philipp Ehmann, sono co-fondatore di Play:Vienna, il festival austriaco di giochi negli spazi pubblici. Lavoro come regista di teatro freelance e artista multidisciplinare, con un focus su lavori interattivi e partecipativi in spazi pubblici e privati. Il mio lavoro è stato selezionato in oltre 10 paesi al mondo.
Salmon Lebon: Wow!!! 10 paesi!?
Philipp Ehmann: Sì, ma, ad essere onesto, lavoro in un campo dell’arte che è ancora emergente. Quindi se sei (come sono) una delle persone che prova a sviluppare ed investirci, poi è più facile essere selezionati.
Salmon Lebon: Certo!! Ma qual è il tuo background?
Philipp Ehmann: Sono cresciuto nel mondo del teatro. Ho studiato teatro all’università di Exeter e nella tesi di laurea specialistica ho studiato l’arte interattiva e suoi riflessi etici e politici, con un focus speciale sulle performance ludiche. E’ così che sono arrivato al giocare negli spazi pubblici. Da lì ho poi cominciato a fare teatro interattivo o quello che almeno adesso chiamerei così. Il mio primo grande lavoro fuori dall’università si chiamava “mum’s the Word” ed era stato commissionato dall’ Exeter Fringe Festival. Era una piece teatrale per tutta la durata del festival (2 settimane) che aveva una struttura ad episodi e interattiva (presa da una serie TV).
Salmon Lebon: Wow!!
Philipp Ehmann: Fondamentalmente quello che ho fatto, è stato fornire una sceneggiatura interattiva che aveva almeno un’interazione al giorno.
Salmon Lebon: Quindi ludico significa interattivo?
Philipp Ehmann: Un’ interazione potrebbe essere un sms, una e-mail, un post in un gruppo di Facebook o una performance uno a uno in un bar, o uno spettacolo di gruppo in un pub. Non credo che ogni opera d’arte interattiva debba essere anche giocosa. Credo che se l’interazione è divertente sia più etica.
Salmon Lebon: Interessante! Quindi il divertimento è etico.
Philipp Ehmann: Penso che se descrivi le regole del gioco in anticipo, poi il pubblico può più semplicemente prendere coscienza di quello che sta facendo. Allo stesso modo, il divertimento è un ottimo modo per veicolare esperienze. Quindi assolutamente, l’etica può essere divertente! Inoltre, non mi definirei più un designer di giochi, perchè la parola designer, per me, porta con sè i connotati di una società capitalista nella quale design non significa risolvere problemi o creare concetti di esperienza e utilizzo, ma piuttosto come fare un prodotto che venda di più. Che è un qualcosa di cui sono molto critico.
Salmon Lebon: Concordo… quindi ancora non ci hai detto chi sei. Almeno scrivici chi sono i tuoi punti di riferimento.
Philipp Ehmann: Mi vedo come un artista che prova a aprire possibilità più che uno che prova a vendere prodotti. Intendi le persone che mi hanno influenzato?
Salmon Lebon: Sì, persone, collettivi o studi che ti ispirano nel tuo lavoro.
Philipp Ehmann: Credo che il concetto politico di workshop e di teatro di Augusto Boal abbiano avuto un grande impatto sul mio lavoro. Ovviamente il mio lavoro è differente dal suo, ma secondo me è simile da un punto di vista politico ed è fondato su teorie analoghe. Attualmente tra gli artisti che più influenzano il mio lavoro c’è Coney da Londra.
Philipp Ehmann: Anche Blast Theory è ed è stato un riferimento abbastanza importante, anche se sono molto critico rispetto al loro lavoro. Ma credo anche che essere critici e riflessivi del lavoro tuo e di altri sia parte dell’essere artista e importante per evolvere. Le audiowalks di Janet Cardiff e George Miller sono state estremamente influenti per la loro capacità di dare libertà e spazio al pubblico di interagire con la loro arte. Hanno un approccio molto personale che mi affascina parecchio.
Salmon Lebon: E se ti cito Tim Brown e IDEO?
Philipp Ehmann: A livello di teatro, Milos Lolic è importante per me, anche su un piano personale quando parliamo di concetti e questioni filosofiche sull’arte.
Salmon Lebon: E Marina Abramovich?
Philipp Ehmann: Dovrei probabilmente citare anche Richar Schechner. Invece non conosco Tim Brown e Ideo.
Salmon Lebon: E Pips Lab?
Philipp Ehmann: La Abramovich la conosco e immagino che in qualche modo abbia sicuramente influito, però trovo che sia fuori luogo fare di sè stessi come performer un’icona.
Salmon Lebon: Indubbiamente.
Philipp Ehmann: Non conosco Pips Lab ma sembrano fighi.
Salmon Lebon: Ebbi occasione di conoscerli a Milano un paio di anni fa e in qualche modo mi ricordano le tue opere. E il Tocatì?
Philipp Ehmann: Il Tocatì ci ha contattato. Non lo conoscevamo prima, probabilmente perché sono più concentrati sui giochi tradizionali e sul mantenimento della loro memoria. Che non è proprio quello di cui ci occupiamo noi di Play:Vienna. Pensiamo comunque che sia molto importante. Ci hanno trovato e hanno ritenuto stessimo facendo un lavoro interessante e siamo entrati in contatto. E sono molto felice che l’abbiano fatto. Abbiamo molti interessi in comune oltre ad approcci a volte differenti. Ho l’impressione che stiano cercando di coinvolgere artisti più giovani e contemporanei ma non è facile.
Salmon Lebon: Vedo che stanno avvicinando nuovi giochi, tipo parkour, slackline… e nuovi giocatori.
Philipp Ehmann: Sì.
Salmon Lebon: Voi siete sicuramente una realtà differente; cosa vi interessa del Tocatì?
Philipp Ehmann: Penso sia molto importante archiviare, conservare e fare ricerca nella cultura ludica. Quella parte della nostra società (una grande parte) è stata trascurata dagli studiosi per un periodo molto lungo. Forse perché ritenuta infantile o qualcosa di simile.
Philipp Ehmann: In realtà, più la ricerca si approfondisce, più notiamo che è sempre stata una parte fondamentale della nostra società e che gli esseri umani, sotto sotto, sono essere giocosi. Il Tocatì ci dimostra questo e che è doveroso conservare questo aspetto dell’umanità. Allo stesso tempo sono molto interessati (come me e noi) alla città e come stimolarla culturalmente anche attraverso il gioco.
Salmon Lebon: Vero! Hanno un grande interesse verso gli spazi pubblici.
Philipp Ehmann: E quella è una parte molto importante della nostra società che ci fa stare meglio e arricchisce tu tanti aspetti della vita. Un modo per migliorare la qualità della vita in contesti urbani è rendere le città divertenti. Penso che al Tocatì siano molto saggi da questo punto di vista.
Salmon Lebon: Cosa farete a Verona?
Philipp Ehmann: Giocheremo a “Urban Post-itism”. Una serie di giochi di strategia urbani con i post-it. Qualcosa che può ricordare le tag o le flag. Quasi militaresco da questo punto di vista. Ci sono 2 squadre (o più) e devono invadere ( o rubare) la base delle altre squadre appicicandoci (o rubandone) i post-it. Un modo diverso per sfruttare lo spazio pubblico con i post-it, anche solo per il tempo di una partita. Attraverso le dinamiche di un gioco militaresco con l’aggiunta di fogliettini colorati, cerchiamo di far riflettere sul tema dei confini, pubblico e privato, spazi riutilizzati...
Salmon Lebon: Interessante! A volte penso che i post-it siano state una delle invenzioni più innovative del secolo scorso.
Philipp Ehmann: Haha, anch’io! Sono un loro grande estimatore!
Salmon Lebon: Ho visto intere fabbriche fondate sui post-it.
Philipp Ehmann: Fico!
Salmon Lebon: Incredibile; non avete mai pensato di chiedere alla 3M che vi sponsorizzi?
Philipp Ehmann: In realtà non ci abbiamo mai provato, ma dovremmo.
Salmon Lebon: L’interazione con le persone è solo quando si gioca o anche nel progettare il gioco?
Philipp Ehmann: Cosa intendi? Organizziamo laboratori per progettare giochi ma facciamo anche uso di tecniche e strategie standard.
Salmon Lebon: Quindi avete anche una sede a Vienna? Uno studio?
Philipp Ehmann: Siamo ospiti in un posto a Museumquartier chiamato Raum D. che è pensato per le organizzazioni o eventi senza una sede, tipo uno spazio co-working ma gratuito e basato su prenotazioni. E’ del gruppo di artisti Monochrom che l’ha aperto per altri gruppi è nostro partner.
Salmon Lebon: Fico! Ok troviamo un modo divertente di salutarci!
Philipp Ehmann: Eheehe, smelenso: https://www.youtube.com/watch?v=QbN0g8-zbdY .
Salmon Lebon: Ahahahahaahahahahahahaahahahahahahahahaha AGAghagaga .
Salmon Lebon: http://www.fallingfalling.com/.
Philipp Ehmann: Bello! https://www.youtube.com/watch?v=WX3ivTj8oTQ . Bene, è stato un piacere conoscerti.
Salmon Lebon: Anche per me.
Philipp Ehmann: Ci vediamo al Tocatì :).
Salmon Lebon: Ci vediamo a Verona! / See u in Verona!
Salmon Lebon: Just to start ... introduce yourself
Philipp Ehmann: Sure. My name is Philipp Ehmann, I am co-founder and curator of Play:Vienna, Austria's festival for games in public spaces. I work as a freelance theatre director and transdisciplinary artist, with a focus on interactive, participatory work and playful interactions in public and private spaces. My work has been curated in over 10 countries world wide.
Salmon Lebon: Wow!!! 10 countries!?
Philipp Ehmann: Yup ^^, but, to be honest, i work in an arts sector that is still emerging. So if you are (like I am) one of the core people who try to develop and invest in it, then you can curated more easily.
Salmon Lebon: Sure!!! But what is your background?
Philipp Ehmann: I have a theatre background. I studied theatre at the University of Exeter (MA and BA). And in my master thesis I investigated interactive art and the ethics and politics of it, with a special focus on playful performance. That's how I got into playing in public spaces. I mostly started to make interactive theatre back then, that has turned into playful theatre now, or at least that's what I would call it now I think. My first big work outside of university was called 'Mum's the Word' and was commissioned by the (then) Exeter Fringe Festival. It was a piece of theatre over the whole course of the festival (2 weeks) that had an interactive and episodic structure (taken from TV series). http://pje.me/post/60168620682/mums-the-word-an-interactive-episodic-theatre
Salmon Lebon: Wow!!
Philipp Ehmann: Basically what I (together with the writer Isley Lynn) did, was we provided an interactive narrative that had about one interaction per day.
Salmon Lebon: So playful means interactive?
Philipp Ehmann: This interaction could be a text message via your mobile phone, it could be an email from one of the characters, it could also be a Facebook entry in a group or a one-on-one performance in a cafe, or a group spectacle in a pub. I don't think every interactive piece of art is playful. I think that, concerning myself with the ethics of audience interactions in theatre and performance, I found that more often than not, if the interaction is playful, it's more ethical.
Salmon Lebon: Interesting!So fun is ethic.
Philipp Ehmann: I think if you lay out the "rules of the game" (if you want to call it that) beforehand, than the audience can more easily consider what they're getting themselves into. Similarly, playfulness is a very open way of mediating experiences. Hahaha absolutely! Ethics can be fun ;) . I would also not call myself a game designer anymore, because I think the word designer, for me, brings with it the connotations of a capitalist society in which design is not about problem solving and the creation of concepts of experience and usage, but about how to best make a product that sells the most. Which is something I am very critical of.
Salmon Lebon: I agree…so, still we don't know who you are. Tell us who are your points of reference.
Philipp Ehmann: I see myself as an artist who tries to open up possibilities and not as someone who tries to sell products. You mean the people who influenced me?
Salmon Lebon: Yes; or people,studio, collectives who inspire you.
Philipp Ehmann: I think Augusto Boal political concepts of workshops and theatre have had a great impact on my work. Of course my work is different from his, but it's similarly political I guess and has similar theoretical backgrounds. Currently the artists that most influence my work are Coney from London.
Philipp Ehmann: Blast Theory is and has been quite influencial too, although I am also a big critic of their work. But I also believe that being critical and reflective of your own and other people's practice is part of being an artist and important to develop our work. Janet Cardiff and George Miller's audiowalks have been extremely influencial in the way they provide their audiences with a freedom and space to feel and interact with their art. They have a very personal approach that I find extremely fascinating.
Salmon Lebon: And what if i tell you Tim Brown and IDEO?
Philipp Ehmann: On a theatre level Milos Lolic is quite influencial, also on a personal level when talking to him about concepts and philosophical questions in art.
Salmon Lebon: Or Marina Abramovich?
Philipp Ehmann: I should probably mention Richard Schechner too. Umh no i don't think i know Tim Brown and Ideo.
Salmon Lebon: And Pips Lab?
Philipp Ehmann: Abramovich I know, and I guess she is somewhat influencial, however I find the iconographies, or the 'making of yourself as the performer into an icon" out of place somehow, if that makes sense.
Salmon Lebon: Definitely!
Philipp Ehmann: Don't know pips lab either but they look cool.
Salmon Lebon: I got to meet them a copule of years ago in Milano and somehow they remind you. And how about you and Tocatì?
Philipp Ehmann: Tocatì approached us. We didn't know about them before, probably because they have quite a strong focus on traditional games, and archiving historical games. Which is not what we're all about here at Play:Vienna.
We think it's very important, but it's not our focus. They found us and thought we were doing interesting work and got in touch. And I'm very glad they did. I think we have lots of similar interests, but also sometimes different approaches. I think they're trying to engage younger, contemporary artists but are finding it a bit difficult.
Salmon Lebon: I see they are approaching new games like parkour, slacklinw, streeetgames... and new players.
Philipp Ehmann: Yes.
Salmon Lebon: You are definitely something different. What's your interest in Tocatì?
Philipp Ehmann: I think it's extremely important to archive, preserve and research playful culture. I think that part of our society (and it is a very big part indeed) has been neglected by scholars for a very long time. Maybe because it was deemed childish or something along those lines.However, the more research goes into it, the more we seem to find that it has always been a very important part of our society and that humans are inherently playful. Tocatì shows us this and that games and playfulness have always been part of our society and that it's worth preserving them. At the same time they're really interested (as am I, or are we) in the city, and how to culturally, and playfully stimulate a city.
Salmon Lebon: It 's true. They have a deep interest in pubblic spaces.
Philipp Ehmann: And that it is a part of our society and a very important one at that, that it makes our lives better, enriches them on so many levels. That one way of making life better in a city is to make it playful. I think they are very wise in that sense.
Salmon Lebon: What will you do in Verona?
Philipp Ehmann: We will play a game called "urban post-itism" It's a series of physical urban colonialist strategy games with post-its. It's something along the lines of tag, or capture the flag. Almost military and strategic in that sense. You have two (or more) teams and they have to either steal or invade the base of the other team(s) by placing (or stealing) their own post-it notes there. It seeks to reclaim and find new uses of public space(s) with those post-it notes, even if it is only for the time span of the game. Through the game mechanics of a military strategy game, with the added extra of silly colourful post-it notes, it tries to ask questions about borders, public vs private vs re-used spaces, etc.
Salmon Lebon: Interesting... sometimes I think post it is the most innovative discovery of the last century.
Philipp Ehmann: Haha oh i do too.I’m a big fan of them!
Salmon Lebon: I've seen whole factories based on the use of post it.
Philipp Ehmann: Cool!
Salmon Lebon: Unbelievable; have you ever thought to ask 3M to sponsor you?
Philipp Ehmann: Hehe actually we haven't but probably we should.
Salmon Lebon: Ahahaha. How many of you in Play Vienna?
Philipp Ehmann: The organisation only consists of 3 people and 2 controller accountants. but the artist collective consists of about 6 active and 15 in total. The main work is done by about 5-6 people. Salmon Lebon: E perché in Vienna? / And why in Vienna?
Philipp Ehmann: Because we live here and because it's the biggest city in Austria.And because before we started play:vienna we had already done projects here. Fin, the second co-founder, has run the game Journey to the End of the Night in Vienna since 2008 or 2009 I think.
Salmon Lebon: In Verona sounded cool and trendy to move to Barcelona first and then, in the last years, to Berlin. The same trend in Vienna?
Philipp Ehmann: Yeah, it's probably the same here. But we all had a fairly good network here in Vienna. Don't know about Barcelona, but definitely Berlin. It might become Copenhagen next, at least in our sector. The Copenhagen Games Collective make great work and are very innovative. They're probably an influence too actually. And Zuraida Buter has been a great support for as long as I can remember. But she's the kind of person who pulls strings in the background and you only notice it afterwards. She should get another award for that.
Salmon Lebon: Is the interaction with people also on designing games or only while playing?
Philipp Ehmann: What do you mean? We hold workshops for game design frameworks but also we make projects that use game mechanics or game design.
Salmon Lebon: So you also have a place in Vienna; a studio?
Philipp Ehmann: We use a place in Museumsquartier called Raum D, that is meant to be for organisations or events without a room, similar to a co-working space but we don't pay anything for it and it's on a booking basis. The artist group monochrom who own the space have opened it up for other groups and are our partners.
Salmon Lebon: Cool! So, let's find a playful way to say goodbye!
Philipp Ehmann: Hehe. Cheesy: https://www.youtube.com/watch?v=QbN0g8-zbdY
Salmon Lebon: Ahahahahaahahahahahahaahahahahahahahahaha AGAghagaga /
Salmon Lebon: http://www.fallingfalling.com/
Philipp Ehmann: Oh that's nice! https://www.youtube.com/watch?v=WX3ivTj8oTQ All right. nice to speak to you.
Salmon Lebon: The same to me.
Philipp Ehmann: And see you at tocatì! :)
Salmon Lebon: See u in Verona!
Tocatì by Salmon: Intervista a Massimo Giacon
Ok. Lo immaginiamo.
Tocatì = famiglie & bambini urlanti & vecchi scorbutici & centro storico chiuso al traffico.
Invece sappiate che è molto molto altro. Non ci credete?
Non lo pensavamo neppure noi, poi però ci hanno convinto e soprattutto abbiamo intervistato gli incredibili personaggi che animano la parte meno nota ma altrettanto interessante del Tocatì.
Uno su tutti?
Cominciamo da Massimo Giacon, illustratore, fumettista, designer, musicista… personaggio dal curriculum strepitoso che potrete conoscere di persona il 18 Settembre alle 18.00 in Biblioteca Civica dove ci presenterà il libro scritto in collaborazione con Tiziano Scarpa: "Mondo così com'è" - Rizzoli/Lizard edizioni. ( vedi sito )
http://www.salmonmagazine.com/event/verona/cosa-fare/evento/tocati-tiziano-scarpa-e-massimo-giacon/
http://tocati.it/festival/scarpa-e-giacon/
Gli scriviamo via Skype. Classica chat surreale.
Un nostro commento. Personaggio “un fià” trasversale, con una certa propensione alla trasgressione e “leggermente” incline all’anticonformismo.
In sintesi: a distanza di giorni continuano a venirci domande da fargli!
Sarà a Verona, in Biblioteca Civica, il 18 Settembre alle 18.
ehilà!
Salmon Lebon: eccomi!
Massimo Giacon: perfetto!
Salmon Lebon: Se ti va, cominciamo subito questa conversazione online. Ok?
Massimo Giacon: OK
Salmon Lebon: Ottimo. Allora, siamo andati a spulciarci il tuo sito e abbiamo letto la bio che il Tocatì ha inserito nei suoi materiali di comunicazione. E... abbiamo visto che fai un casino di cose. Quindi... come ti definisci?
Massimo Giacon: Ah, una volta, negli anni '80 si era coniata una brutta parola : "ingegnere dell'immagine", ma in realtà sembra un termine molto postmoderno, oggigiorno.
Direi che si potrebbe usare un termine molto semplice, se non fosse che talmente tante persone si fregiano di questo titolo abusivamente: artista
Salmon Lebon: Ah interessante! Quindi fai cose, vedi gente…giusto?
Massimo Giacon: Non Proprio: FACCIO COSE, VEDO GENTE. Ecco, così va meglio.
Salmon Lebon: P.S. non male anche la definizione "ingegnere dell'immagine", comunque...
Salmon Lebon: Ahahahahahahah!!!
Massimo Giacon: Ho dimenticato una "i" in Ingegniere. Comunque Ho usato la maiuscola perché io faccio cose e vedo gente per davvero.
Salmon Lebon: cioè?
Massimo Giacon: Nel senso che nel film di Moretti era un dialogo usato per definire una persona che non svolgeva nessuna attività definita, e invece di autodefinirsi per quello che era (fancazzista), preferiva restare così, sul vago, mentre invece la mia attività è seria, nel senso che svolgo il mio ruolo di "flaneur" (sfarfallare tra generi e media diversi con una certa consapevolezza (credo).
Salmon Lebon: Molto interessante! Ed è anche il motivo per cui stai a Milano, nonostante tu sia originario di Padova?
Massimo Giacon: proprio l'altro ieri sono stato abbordato da un napoletano al bar, che mi diceva che stava a Milano da 17 anni, e che se ne tornava a Napoli perché aveva messo su famiglia "e Milano va bene per il divertimento, perché ti togli tutti gli sfizi chevvuoi, ma la famiglia, eh no, la famiglia al sud la devi portare", per dire, lo dice uno che porta la famiglia a Napoli, che non è certo il convento delle suore...
Salmon Lebon: ahahahahah, bè non si sa mai come prenderlo l'umorismo dei napoletani!!
Massimo Giacon: mi sembrava molto serio, aveva appena venduto la sua attività (la pasticceria), a un turco. In un certo senso conferma una verità, Milano, dietro la sua apparenza pulitina ha sempre avuto un anima nera e trasgressiva, probabilmente molto peggio di altre realtà più alla luce del sole, ma molto brava a celarle. Forse per questo sono venuto qui, per la sua quieta inquietudine.
Salmon Lebon: E secondo me tu hai una passione per la trasgressione...
Massimo Giacon: Padova è bella, ma quello che ti dicono tutti quelli che ci passano è: "ah Padova, una città carina! Fine. Perché non c'è proprio nulla da dire d'altro! Esiste la variante "ah Padova, ci ho fatto il militare".
Salmon Lebon: ahahahahahaha
Massimo Giacon: e comunque io continuo a vivere tra Milano e Padova, perché dopo un po' non reggo nessuna delle due realtà.
Salmon Lebon: Perfetto!!! Grazie a dio c'è l' A4 ! E quindi come me la vedi la partecipazione ad un evento il cui nome è in dialetto veneto e l'associazione che lo organizza si chiama "Associazione Giochi Antichi" ?
Massimo Giacon: anche i giochi sessuali sono i più antichi del mondo. Quindi non è che il sesso sia una cosa così moderna. Ad esempio, stasera vado a Macao, un centro sociale di Milano, dove il collettivo Rosario Gallardo, insieme a tre dj scatenati, si esibirà in una serie di porno performance, certo sembra una cosa molto moderna, ma in realtà è più vicino a un rito tribale-ancestrale.
Salmon Lebon: stupendo! Ecco, in un attimo mi hai dato un buon motivo per stare a Milano.
Massimo Giacon: Eh a Padova queste osé non si fanno, o forse sì, ma nelle case private, mi ricordo certe feste... Per tornare al gioco, io sono uno che gioca molto, a differenza di miei coetanei, non ho mai smesso di giocare, giochi da tavolo, giochi di società, carte, videogiochi, giocattoli…
Salmon Lebon: e quindi il tuo intervento al Tocatì sarà un mix di queste tue propensioni? Dissacrante, trasgressivo e ludico?
Massimo Giacon: No, in realtà il nostro intervento (mio e di Tiziano Scarpa), sarà una presentazione relativa a un libro uscito di recente per Rizzoli/Lizard "Il Mondo così com'è", che potremmo considerare una "graphic novel semi-seria sulla visione" il libo contiene diversi giochi letterari, grafici, e pure molti riferimenti al "settimanale che vanta più tentativi di imitazione".
Salmon Lebon: Ce ne vuol di pazienza per scrivere un libro… lo conosci Jacopo Fo? Che ne pensi?
Massimo Giacon: pensa quanta pazienza ci vuole per disegnar un libro a fumetti allora! (il rapporto di fatica tra disegnatore e scrittore è 10 a 1!). Jacopo Fo lo leggevo sul Male fin da quando ero adolescente. Trovo sia molto acuto, peccato che non gli abbiano dato il Ministero del Divertimento, sarebbe molto bravo.
Salmon Lebon: Mi piacerebbe assistere ad un vostro incontro!
Massimo Giacon: Beh in realtà, a parte quando siamo sul palcoscenico, siamo molto timidi, le poche volte che io e Jacopo ci siamo incontrati non sapevamo cosa dire...
Salmon Lebon: Ma va?! Incredibile!
Massimo Giacon: Però puoi assistere a Verona al nostro incontro pubblico (mio e di Tiziano), ti assicuro che insieme facciamo faville!
Salmon Lebon: Un consiglio per prepararsi emotivamente al vostro incontro? Con Tiziano intendo...
Massimo Giacon: preparate i fazzoletti! Oppure leggetevi il libro, o tutte e due. Il libro diverte, ma in certi momenti ci hanno detto che è pure commovente...
Salmon Lebon: Bè, lo considererei un gran complimento!
Massimo Giacon: Sì, è vero, e in fondo era un po' il nostro obbiettivo... E' che quando stai a disegnare per un anno e mezzo una cosa a un certo punto ti perdi... Perdi il senso della vista per prima cosa (haha), ma anche non riesci più ad essere molto obbiettivo sul lavoro che hai fatto, manca la distanza necessaria, ti sembra una porcata e un capolavoro allo stesso tempo, un'insalata di sentimenti alla rinfusa.
Salmon Lebon: E' bellissimo immergersi e perdere l'orientamento nel lavoro che ti piace fare...e poi vederlo riconosciuto anche dagli altri, magari!
Massimo Giacon: Per questo libro sta succedendo, non direi che è un successo planetario, ma è una di quelle cose che lascia il segno in chi lo legge, e un sacco di persone si sono sentite in dovere di scriverci per ringraziarci per il libro, beh molto meglio questo di una recensione ultra positiva, e non lo dico per fare il ruffiano.Poi ci sono state anche le recensioni positive, il che mica fa schifo.
Salmon Lebon: A proposito, hai avuto modo di conoscere gli organizzatori del Tocatì? Vedrai che roba!! Stanno facendo un lavoro incredibile
Massimo Giacon: Son proprio curioso!
Salmon Lebon: Un gruppo di pazzi scatenati. Se puoi, fermati almeno una sera.
Massimo Giacon: Eh non posso, abbiamo il treno alle 10.30
Salmon Lebon: Pazzi illuminati. Con un lavoro di qualità altissima. Pecà!! Vabbè, io vado al matrimonio del mio amico. Ci vediamo qua a Verona. E’ stato veramente un piacere!!
Massimo Giacon: Eh, già, ma dobbiamo tornare a Padova per fare le prove del reading con musica del libro per Pordenone legge, abbiamo la prima lì il 20 Sett. Mi sarei fermato volentieri a Verona, ho pure i parenti!
Salmon Lebon: E la sera prima?
Massimo Giacon: Sono a Milano per Home, la fiera dell'oggetto.
Salmon Lebon: Confermi che il fancazzaro è un altro lavoro!!
Massimo Giacon: Esatto, altroché, io adesso sono in studio a disegnare dei gadget per l'EXPO, mannaggia. Ciao, ci si vede a Verona!
http://www.salmonmagazine.com/event/verona/cosa-fare/evento/tocati-tiziano-scarpa-e-massimo-giacon/
http://tocati.it/festival/scarpa-e-giacon/
Salmon e Tocatì
Salmon e Tocatì
Andiamo su www.tocatì.it e scarichiamo il comunicato stampa.
Ecco i numeri:
300.000 persone di pubblico nei tre giorni, 500 volontari per lo staff organizzativo, 280 giocatori italiani e stranieri, 80 musicisti e danzatori italiani e stranieri, 38 relatori.
PAURA!
Con ogni probabilità il più importante evento culturale di Verona e provincia.
Ne siamo diventati il media partner ufficiale. Spalla a spalla da oggi fino al 21 Settembre, data finale della dodicesima edizione.
Perché?
Raccontare il sommerso di questo incredibile Festival. Quello che si perde nella mareggiata di giochi, ma che vale quanto i più famosi tesori dispersi!
L’abbiamo approfondito, l’abbiamo studiato, l’abbiamo analizzato e oltre alle 12 edizioni, i 40 giochi tradizionali, un paese ospite come il Messico … abbiamo scoperto che c’è tanto altro.
E' facile etichettarlo come festival per bambini o nonni nostalgici dei tempi che furono. Non è così.
Ci hanno fatto capire che c’è molto altro da vedere, vivere e conoscere in quei 4 giorni in cui il Centro Storico diventa effettivamente di dominio pubblico. No macchine. No traffico. Solo persone e persone e persone che giocano, parlano, mangiano e bevono. E ascoltano e parlano…
Noi ci dedicheremo a questo, a farvi conoscere un Tocatì che noi, essere dalle chiappe pesantissime, non conoscevamo prima e del quale nemmeno sospettavamo. Era troppo difficile alzarci dai nostri meravigliosi divani Ikea per immergersi in quel meraviglioso mondo di giochi ma anche di tanto altro.
Sicuramente andremo ad ascoltare alcuni dei personaggi che parleranno in Biblioteca Civica.
Primo tra tutto il nostro nuovo idolo, Pino Cacucci: il Messicanista per eccellenza.
E poi, semprea a proposito di Messico, Gabriel Pacheco, meraviglioso illustratore messicano; e poi Massimo Giacon, Tiziano Scarpa, i ragazzi di Play Vienna…
Altrettano sicuramente andremo a conoscere i “nuovi” giochi; i folli che si danno al Parkour o alla Slackline. O quei decerebrati che si danno al beat box…
Insomma, tanto tanto da scoprire all’interno di un festival incredibilmente profondo, profondo, profondoooooo….
Il pesce che va controcorrente chiamato a raccontare la parte più importante ma meno conosciuta dell’evento più importante di Verona: il Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada.
Yo!!
UAU Festival: Intervista ad Alessandro Berti
UAU Festival
Bussolengo,
paesello tra Verona è il Lago di Garda, noto ai più semplicemente per 2 motivi.
- il meraviglioso skyline baciato dal capolavoro dell'architettura contemporanea: il grattacielo rosa.
- i maledetti semafori che rendevano impossibile le trasferte lacustri.
Altro? A noi non risulta molto.
Incuriositi, siamo andati ad intervistare, un bussolenghese doc.
Per scoprire che aria tira da quelle parti e per farci spiegare cos'è questa strampalata iniziativa chiamata UAU Festival .
Salmon Magazine
Hola Ale! Allora... di te sappiamo solo che sei di Bussolengo; non so quanto giochi a tuo favore. Convincici che valga la pena ascoltarti dicendoci chi sei e cosa stai combinando dalle tue parti.
Alessandro Berti
Sono un individuo eco compatibile con l'ambiente, che tiene al suo territorio e cerca di renderlo ancora più ricco in termini di offerta culturale utilizzando le risorse umane presenti nel reparto. In questi giorni è iniziato UAU, un evento che quest'anno conta sei appuntamenti fortemente connotati dal punto di vista della tematica
Salmon Magazine
sì ok... ma perché venire a Bussolengo? E che tematiche?
Alessandro Berti
Perché è a dieci minuti dalla città, a dieci dalla Valpolicella e a dieci dal lago.
UAU Lab è incentrato sul tema dei workshop, dove cittadini di Bussolengo e dintorni mettono a disposizione e in condivisione le loro conoscenze gratuitamente e permettono di dare uno sguardo su mondi prima sconosciuti. Vuoi imparare il punto catenella? C'è il workshop di ricamo...
UAU Eco: tematica dell'ecosostenibilità con l'impiego minimo di energia elettrica per questo evento e cibo prodotto in casa.
UAU Arte: tema artistico con l'installazione che ha come focus il sottotitolo di UAU, ovvero "Piazza aperta" più il cinema all'aperto, tradizione persa nel nostro paese.
UAU Musica: concerti con gruppi del territorio affamati di live. UAU Gioco: giocoleria, riscoperta di giochi antichi, di strada e dei giochi di una volta.
Infine UAU Spritz, riporta ancora una volta la gente in piazza estirpandoli dai bar. Cosa ti cambia bere uno spritz in piazza tra la gente, piuttosto che restare attaccato con la mascella al bancone del bar?
Salmon Magazine
E tu che ruolo ricopri?
Alessandro Berti
Io gestisco la comunicazione di UAU, lavoro a stretto contatto con il web designer. Quest'anno sono anche il referente per i gruppi musicali e do un supporto all'organizzazione generale di UAU
Salmon Magazine
Bè, oltre alle vagonate di € che vi arrivano in tasca, per quali altri motivi impieghi il tuo tempo così?
Alessandro Berti
Perché le persone con le quali organizziamo l'evento hanno forti valori che condivido sinceramente. È divertente, è faticoso ma lo si fa volentieri. Va contro i luoghi comuni che dipingono i giovani come apatici essere aggrappati a telefoni smartphone, si offre qualcosa in più alla comunità e soprattutto si rivalorizzano spazi poco sfruttati all'interno del Comune
Salmon Magazine
Quale la sezione di UAU a cui sei più affezionato e alla quale porteresti Adriana Lima? E a quale Monica Lewinsky ?
Alessandro Berti
Sicuramente Adriana a UAU Lab, a seguire un workshop. La Lewinski a UAU Eco, perché lì l'evento lo organizziamo con pochissima energia elettrica quindi abbiamo bisogno di energia pura, sotto qualsiasi forma.
Salmon Magazine
Finalmente stai cominciando a convincermi... Biglietto d'ingresso?
Alessandro Berti
TUTTO GRATIS. Ti ho convinto? Anzi, se vieni in bicicletta a UAU Eco ti regaliamo una borraccia. Solo però se arrivi tra i primi quaranta.
Salmon Magazine
A proposito; l'anno scorso UAU è diventato il punto di riferimento di tutti gli under 25 squattrinati del Triveneto perchè regalavate preservativi ... quest'anno, quale stratosferica idea di merchandising avete avuto?
Alessandro Berti
Abbiamo disperso lo sforzo creativo su più oggetti, non so se è stata una buona mossa: comunque, quest'anno ti puoi portare a casa degli adesivi fenomenali di UAU che devono essere attaccati con "un po' di quello che si vuol dire" come direbbero gli over 55 del Trivenento. Poi abbiamo il frisbee con il logo della Goccia, l'associazione che organizza UAU e a UAU Eco daremo un seme che sboccerà nei prossimi mesi e sarà il punto di partenza del nostro prossimo evento green nel 2015 dal chiaro titolo "Piantala"
Salmon Magazine
Ok, messaggio ricevuto forte e chiaro. Dicci solo chi suona questo weekend e poi la smetto... e comunque grazie per la disponibilità. P.S. facci sapere a chi fatturare.
Alessandro Berti
Giovedì 4 a UAU Eco live semi acustici al parco Nieder Olm con Limone, cantautore veronese a tratti ironico e a tratti aspro, i Greta Narvik, gruppo che "parlerà" oltre a cantare, e gli scatenati, epilettici e baby sitter di scimmie e galline, il Disperato circo musicale. Venerdì c'è il film "Si può fare" e domenica sera gran finale con Rama bass direttamente dal Festival Rama e lo spettacolo con il fuoco dei Fachir and Melody Riot. La fattura intestatala pure all'associazione La Goccia, ti verseremo tutti i contributi fino al tuo 95esimo anno d'età tramite rid bancario. Ciao, grazie
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