Verona - Operazione StreetArt

Verona è senza dubbio una città d' arte, lo testimoniano 365 giorno all'anno le orde di turisti che passeggiano in centro, pronti a immortalare in foto tutti i monumenti e gli angoli caratteristici della città scaligera.

Ma la domanda è: Verona è anche una città a misura d' artista?

Insomma, noi celebriamo e contempliamo le grandi opere del passato che contraddistinguono lo spazio urbano, ma basta questo perché Verona possa essere definita città d'arte?

Come si pone la comunità nei confronti della produzione di nuovo materiale artistico ed in particolare verso la street art?
In effetti non possiamo certo definirci all'avanguardia in quest'ambito: gli attuali regolamenti su artisti di strada e street art sono a dir poco restrittivi e non tengono conto dell'evoluzione che queste discipline stanno sperimentando negli ultimi anni, né della percezione che i cittadini hanno di esse.
Dello stesso avviso è Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Verona Civica, che ha presentato di recente due proposte di regolamenti a Palazzo Barbieri: “Verona è chiamata ad aprirsi a nuove forme di espressione artistica che arrivano soprattutto dalle generazioni più giovani” afferma il consigliere e, per quanto riguarda la street art, aggiunge che “essa ha in molti casi riqualificato aree urbane degradate, ed in molte città sta diventando motivo di attrazione turistica”.
Se un paragone con la dotta e libertina Bologna risulta insensato, quantomeno per la differente concezione che hanno le due comunità del ruolo dei giovani nelle espressioni artistiche cittadine, è lecito confrontare la situazione scaligera con quella dei vicini padovani: lungo il Piovego, oltre a valorizzare la basilica di S.Antonio e la cappella degli Scrovegni, il Comune ha deliberato già nel 2011 in materia di street-art: gli emergenti 'Giotto di strada' hanno a disposizione tre tipologie di muri, identificati e distinti dall'Ufficio Progetto Giovani in muri palestra, muri intermedi e muri centrali. È proprio su questa suddivisione che si basa il nuovo regolamento proposto in sede comunale. L'abbiamo spulciato e ve ne esponiamo un breve resoconto: preso atto che il comune di Verona promuove lo sviluppo della cultura e la libertà dell'arte, riconosce il fenomeno della Street Art come una nuova espressione giovanile e ne consente lo svolgimento nel territorio comunale, esso si impegna ad individuare un elenco di superfici idonee alla realizzazione di opere; sarà compito delle singole Circoscrizioni e degli uffici comunali identificare tali muri, distinti secondo un criterio di utilizzo in muri palestra, intermedi e centrali.

Anche i privati cittadini potranno segnalare la presenza di potenziali muri idonei all'ufficio per le politiche giovanili; presso tale ufficio dovrà presentare domanda chi vuole usufruire dei muri intermedi e centrali, sottoscrivendo un modulo di iscrizione al “Registro degli artisti” e mostrando il proprio curriculum artistico e le bozze dell'opera da realizzare. Nei muri intermedi la permanenza dell'opera sarà di un anno, nei muri centrali varierà tra i 3 ai 10 anni, a seconda del valore artistico di essa. Per quanto riguarda i muri palestra, saranno dati in gestione per periodi di almeno un anno ad associazioni culturali o privati cittadini che ne faranno richiesta; l'opera realizzata dovrà rimanere visibile per almeno due settimane e il gestore garantirà una sana alternanza tra le opere al fine di dare spazio a tutti gli artisti. I limiti imposti ai writers saranno il divieto di disegnare qualsiasi cosa che possa risultare offensiva del pubblico pudore, intollerante nei confronti di religione, etnia e genere, ed inoltre qualsiasi messaggio pubblicitario o propagandistico esplicito. Infine, il regolamento prevede un periodo iniziale di sei mesi dall'approvazione in cui sarà avviato un progetto pilota in una delle Circoscrizioni del Comune; al termine di questo periodo, il progetto potrà essere avviato in tutto il territorio comunale, con eventuali migliorie derivanti dall'esperienza pilota.

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Che dire, se non che ci auguriamo che il progetto prenda effettivamente vita e che rappresenti il turning point nel rapporto lungo e travagliato tra l'aerosol art e la città scaligera: di recente mi è stato regalato un libro, stampato dalla Fondazione Cariverona, intitolato “Verona Writers: Aerosol art scaligera dal 1984 al 2014”, che testimonia l'esistenza di un fervente sub-strato culturale ed artistico affine alla Street Art già a partire dalla metà degli anni '80. Esso descrive il rapporto del writing con la cittadinanza veronese e con i suoi organi amministrativi come complesso e contraddittorio: la forte componente d'illegalità del movimento, la scarsa conoscenza delle reali caratteristiche del fenomeno hanno portato negli anni a riformulare più volte la fatidica e semplicistica domanda “Artisti o vandali?”, alla quale l'opinione pubblica ha risposto, in linea con l'immagine fornita dai media locali, scegliendo l'accezione negativa del writer-criminale. Questo almeno fino al volgere del millennio: dal 2000 le occasioni di incontro tra writers ed istituzioni aumentarono, grazie a spazi come il Centro di Aggregazione Giovanile del Saval, al contributo di associazioni come Briganti di Sherwood e di gallerie d'arte come Arte e Ricambi. Un'altra volta, dopo le elezioni del 2007, il rinnovamento politico ai vertici dell'Amministrazione fece sì che i rapporti tra writers e Comune si raffreddassero notevolmente: così, tra passi in avanti e cambi di rotta, siamo arrivati al 2018 con l'urgenza, ben colta dalla proposta di Verona Civica, di regolamentare in modo corretto questa corrente artistica di strada.

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Agli scettici, a chi al domandone già citato è ancora tentato di rispondere “Vandali!”, occorre compiere uno sforzo interpretativo e osservare che il graffitismo rappresenta l'unica espressione artistica che, negli ultimi decenni, abbia offerto opportunità concrete per la realizzazione di grandi decorazioni pittoriche esterne, ridando vigore alla tradizione di affrescare, a partire dai secoli XV e XVI, le facciate degli edifici pubblici e delle case private: questa inclinazione, sommata allo spiccato interesse del writer a valorizzare i luoghi e gli oggetti ritenuti convenzionalmente i meno interessanti degli agglomerati urbani, ha la capacità di contribuire moltissimo a riscattare le periferie metropolitane dalla propria condizione di anonima e indifferenziata marginalità.
Dunque, Verona città a misura d'artista?

Teniamo d'occhio la prossima mossa sugli artisti di strada, nel frattempo disegniamo salmoni su fogli e foglietti in attesa di questi benedetti muri palestra!


DISCO DEL MESE - “Tutti su per terra” di Eugenio in via di Gioia

 
Caro lettore, per prima cosa non parlo di un solista ma di un gruppo. Gli “EUGENIO IN VIA DI GIOIA”, dopo aver evitato una tua inutile domanda, posso dedicarmi al mio racconto personale, legato all’ascolto di “TUTTI SU PER TERRA”. Le contraddizione mi piacciono tantissimo, il titolo quindi mi colpisce subito. Album, il secondo per loro, che ho tenuto sotto controllo. Non mi piace recensire contestualmente all’uscita, preferisco cucinarlo bene, sentirlo, usarlo ed ascoltarlo a fondo.
Ci sono contraddizioni, tematiche distruttive trattate con ironia ma acuta attenzione. C’è una timbrica che mi ricorda “Cristicchi”, non so sinceramente se sia un bene o male per la band. Ci sono tanti altri paragoni e similitudini che vorrei fare, ma poi non è corretto. Ogni artista, ogni gruppo è un percorso che parte da qualcosa per finire altrove, almeno per me questo è il senso. L’unica cosa, nella canzone “La punta dell’Iceberg”, la parola composta “TURBO-LIBERTA”, spero fosse un omaggio ai “TURBONEGRO”, ma non credo proprio. Detto questo, c’è un suono internazionale nella costruzione dei brani, la voce è chiara, limpida.

L’ascolto è veloce, quasi quanto girare in centro la domenica mattina. Pensandoci bene è un album da domenica mattina. Magari con il sole che sta uscendo dopo un veloce rovescio. E’ un album pensato. Lo trovo più diverso che simile a molte cose di questo stampo. Mi piace: non posso nascondere l’evidenza che mi piaccia davvero. Alcune ballate, altri pezzi più diritti. E’ passato tanto tempo da Agosto 2017, l’ho recensito solo ora! Perché? Perché c’è tanta ironia, tanta teatralità in questo album. Due elementi bellissimi, che mi mancavano nella canzone Italiana. Ci sono riusciti loro da Torino. Per chi fosse estraneo al loro suono ed ai loro testi, è tempo di rimediare: arriva la primavera. Pessimismo ponderato, sana ironia e bei suoni, sono la cura ottimale alle prime allergie. Ah, stavo dimenticato. Nelle loro canzoni c’è il folk, voluto, non voluto non lo so, ma quando c’è è sempre una cosa bella.
Lo ascolti qui: https://open.spotify.com/album/3yHF1lIYRFWAVk4HpBeGWl

Tommy in Salmon


RAL 3022 ROSA SALMONE - I fucking love Verona in Love

 
Questo weekend nuoticchiavo su e giù per le anse dell’Adige e mi sono accorta di un’epidemia di strane macchie rosse sulle rive, per le strade, sugli alberi.
Non capivo, ma d’un tratto : epifania! Quelle strane figure rosse erano CUORI.

Sapete questo che significa?
Che siamo nell’anno di Poseidone 2018… e ancora stiamo qui a festeggiare San Valentino.

Senza offesa per il martire che – poverino - è finito decapitato in una fredda notte di febbraio, dopo aver celebrato un matrimonio tra due che la legge e le consuetudini non avrebbero lasciato sposare. Capiamoci, tutto sommato era anche un figo questo Valentino da Terni: uno dei primi che - pur senza saperlo - ha combattuto per la causa dei diritti civili, perché “love is love” e tutto quello che sappiamo.
Io mi stupisco che siamo ancora qui a festeggiare il “Valentino da Perugia”, quello dei Baci, delle rose, dei cuscini a forma di cuore e di tutte quelle imposizioni tipiche di ogni festa comandata.
Il fatto è, miei piccoli pesciolini, che per quanto uno possa non crederci e sostenere che questa sia una festa voluta della lobby dei cioccolatieri e dei fiorai, il 14 febbraio se ne frega e arriva ogni anno che Poseidone manda in mare, pardon .. in Terra. Così come arrivano il 25 dicembre, il compleanno o il venerdì gnocolar. E non ditemi che, anche se voi non volete festeggiare e tra siete quelli che “a me del compleanno non me ne frega niente”, non ci rimanete male se i vostri amici si scordano di farvi gli auguri.
Come sopravvivere alla festa di “Valentino da Perugia”, allora?
Come sopravvivere a questa festa soprattutto se siete tra quelli che non ci credono, non sono innamorati o che lo sono ma non sono ricambiati (o un'altra tra le infinite casistiche dell’amore sfigato)?
(Ve lo dico adesso, che mancano ancora 360 giorni così potete prepararvi)

Immagino che per Voi, Salmoncini e Salmoncine che avete la fortuna (o la sfortuna) di nuotare e vivere tra le vie della più famosa “Città dell’amore”, il tema sia particolarmente caldo. Non deve essere facile sfuggire alle molteplici attività di marketing turistico, alle promozioni di coppia, alle luminarie a forma di cuore … a meno che non vi infiliate in un bunker almeno fino a fine febbraio. Ma vi assicuro che la televisione prende anche laggiù e quando, per noia, vi ritroverete a vedere San Remo, manifestazione in cui almeno il 74% della canzoni in gara parla d’amore, sarà stato inutile anche il bunker.
E allora? E allora arrendetevi.
Arrendetevi al fatto che tutta questa strana cosa dell'amore ESISTE:
come fate con la rotondità della Terra, anche se guardandola dal vostro balcone vi sembra una tavola da surf;
come fate davanti alla vivacità delle descrizioni di Emilio Salgari, anche se la storia ci dice che lui non ha mai lasciato l'Italia;
come fate con la gravità, anche se ogni tanto vi capita di volare.

Non ho le prove, perché sono solo un misero pesce di fiume, ma vi assicuro che l'amore è esattamente come la rivoluzione copernicana: prima è il cuore che gira attorno al cervello, poi arriva un tale che ribalta tutto.
Ed incredibilmente si scopre che ha ragione lui.

Salmona Pastura


Cosi Dunci - Farm Cultural Park

 
'Cosi Dunci' che in siciliano significa cose dolci, sarà il titolo di questo diario che prende il nome da una tipica pasticceria alla quale faccio visita tutti i giorni da quando sono arrivata.

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‘Alla Farm Cultural Park c’è il primo parco turistico culturale aperto in Sicilia, esempio tangibile di riqualificazione urbana.’ Cosi scrivono i giornali e i blog nel web, ma in realtà la Farm, anzi Favara, il paesino in cui è collocata, in provincia di Agrigento è molto di più.

Ho partecipato a un open call e grazie a questo progetto sono arrivata alla Farm Cultural Park.

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Mi presento, mi chiamo Silvia e mi occupo di arte visiva. Lavoro con lo spazio creando installazioni in site specific. Assemblando segmenti di nastro adesivo creo grandi figure sulle pareti. Lavoro come set designer, disegno patterns principalmente per carte da parti e piastrelle. Il link tra me e la Farm è la ricerca di nuovi materiali per progetti di rigenerazione urbana e interior design.

 

Il posto è a dir poco straordinario. Questa comunità si sviluppa in sette cortili a Favara, dove arte, cultura, architettura e design hanno caratterizzato questo posto, che sette anni fa, avrebbero dovuto radere al suolo per il cattivo mantenimento. La cosa affascinante di Favara è la mescolanza tra il vecchio e il nuovo. Le strade sono caratterizzate da questi vecchi edifici decadenti, grossi portoni con all’esterno transenne dove è vietato l’ingresso, strade dismesse, marciapiedi inesistenti. Camminando per le strade di Favara la sensazione potrebbe essere quella di percorrere una Beirut degli anni ’90 se non fosse per questi strepitosi interventi di riqualificazione urbana. Storici palazzi completamente ristrutturati, ristorati, bar, pasticcerie tipiche e poi la Farm che rendono il paese un’attrazione turistica molto ambita, dopo la Valle dei Templi a pochi chilometri di distanza da qua. Per questo consiglio a chi si trovasse nelle zone di visitare questo posticino, preparandovi a vivere un luogo davvero singolare e ovviamente ad assaggiare pietanze culinarie da capogiro.

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Il mio ruolo qui è principalmente quello di tutor nella Scuola di Architettura per bambini - SOU. Mettendo a disposizione la nostra esperienza nel campo dell’arte visiva e progettazione, io, insieme ai mie colleghi, tutte persone preparatissime e competenti, lavoriamo con le nuove tecnologie, applicate all’architettura. Grazie a sofisticati programmi come Minecraft, Scratch e Arduino, i ragazzi danno vita allo spazio intorno a noi, senza limite, se non quello della fantasia. Lo scopo è la crescita culturale ed emozionale. Inoltre la Biennale di Architettura a Venezia ospiterà quest’anno il progetto Farm nel padiglione Italia.

 

Sono molto contenta di essere parte di questo team di professionisti, persone squisite e coinvolgenti. Aspettando un poì di sole siciliano in queste giornate di febbraio umide e piovose spero di avervi introdotto abbastanza di quello che sarà la mia esperienza qui. Vi invito a vistare il website www.farmculturalpark.com

Un caro saluto Salmoni ;) a presto nuovi aggiornamenti.

Silvia Forese


Anna Perlini e le sue ceramiche in Veronetta

Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con la signora Anna, proprietaria della magica bottega di ceramiche in via Santa Maria in Organo.

Perchè hai deciso di aprire l'attività qui a Veronetta? Avevi un legame con il quartiere o è stato un caso fortuito?
É stato un caso: ho trovato questo spazio quando ho deciso di aprire un nuovo laboratorio di ceramiche, dopo che negli anni '80 avevo tenuto un laboratorio ai filippini. Una volta chiuso, ho continuato la ricerca per conto mio, insegnando per alcuni anni in circoscrizione: la mia era una ricerca sul linguaggio, sul fare o meno un segno, sull'intervenire o meno su una superficie; ad un certo punto mi sono resa conto che non riuscivo a sostenerla economicamente, infatti ho avuto un secondo lavoro per 15 anni. Ero convinta però di voler riunire la mia vita attorno a questa ricerca, quindi faticosamente ho cercato di costruire oggetti vendibili e quando sono arrivata ad un buon punto ho deciso di aprire questo laboratorio.

Entrando nel locale si ha l'impressione che abbia due anime: bottega artigiana e atelier artistico. Qual è l'equilibrio tra queste due inclinazioni?
Allora, questo è il 14esimo anno di laboratorio: per la gran parte del tempo è stata un'ottima collaborazione, perchè l'una suggeriva e stimolava l'altra. Sembrano due mondi ma in realtà sono un unico motivo che si sviluppa in modi differenti. Sono riuscita a sviluppare questa mediazione perchè sono riuscita a capire qual era la radice del mio intento: ho sviluppato il mio lavoro attorno ad una ricerca estetica che si esprime sia in oggetti sia in forme più libere.
Adesso è diventato più difficile, perchè mi sembra che l'esigenza di essere riconosciuta con più immediatezza dal pubblico sia diventata molto più importante di prima, e mi capita di essere un problema sia per gli artigiani che per gli artisti, di essere cioè un problema per chi vuole per forza incanalare in una delle due direzioni il lavoro.

A livello di lavorazione dei materiali, da dove arriva la tua passione? Com'è nata?
É nata in un certo senso casualmente: ho aperto il primo laboratorio con un ceramista, mentre io dipingevo lastre di vetro. Ho quindi conosciuto questo materiale: esso permette ad uno scultore di produrre con un costo più abbordabile, anche perchè si presta a tantissimi fini. Ecco, da un punto di vista strategico è stata un'ottima scelta.

Prima, a registratore spento, mi hai detto che qui dentro ogni cosa ha la sua storia ed il suo significato: ci vuoi parlare un po’ di questo?
Si, ti farò degli esempi. Il primo oggetto che ho plasmato in questo progetto è stato una piccola tazza da caffè, e siccome lavoro con il bianco, perchè il bianco esprime meglio le forme, l' ho chiamata caffè bianco. É nato cosi questo divertimento di usare le parole come un gioco di contrari; ad esempio un'altra tazza, più grande da tè, l'ho chiamata tè alto! Ecco, le cose a volte diventano semplici. C'è un pezzo, nato parecchio tempo dopo, che si chiama stella: è il gioco di trasformare un globo, un qualcosa di sferico, in una prisma tridimensionale. Questo gioco di raddrizzare le curve lo chiamo gioco alchemico, perchè quando riesce bene guardando l'oggetto in movimento si nota la trasformazione da sferico a prismatico e la mente, almeno la mia, ci gode!
Ci sono poi altri oggetti, che chiamo olive, nati a causa della pressione di amici e clienti che volevano a tutti i costi che, oltre a lavorare con il bianco, usassi del colore: dopo tante richieste, mi sono detta “va bene, voglio provare a costruire una forma che non venga disturbata dal colore”, perchè forma e colore, pittura e scultura, sono troppo forti tra loro e bisogna essere molto capaci per metterli assieme ed io, per inciso, non mi ritengo ancora tale; così ho costruito questi oggetti che sono molto divertiti oltre che divertenti, che ti mettono di buonumore.

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Per esempio questa forma qui si chiama riccio ed è una tazza da caffè, un esperimento nel combinare stili differenti: è nata perchè ho costruito una tazza, che si chiama tazza sul cuscino, da un flash, un'immagine che ho avuto: ho cioè immaginato una domenica mattina con la neve fuori e noi seduti sul divano a bere una cioccolata calda; una volta costruita, un'amica mi ha suggerito di fare allora il suo opposto, una tazza spinosa...ecco la genesi della tazza riccio. Come vedi, tutti gli oggetti hanno la loro storia particolare.

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E la lavorazione di questi oggetti è tanto complessa?
Sono tutti pezzi fatti a mano: ecco, questa è una specialità e qualche volta un limite di questo laboratorio. Oggetti così non li puoi ottenere con un calco; ottieni cose di una qualità molto minore.
Alcuni oggetti li creo per portare avanti il laboratorio, però in effetti non ci riesco a guadagnare.

Ma i segni disegnati sulle tazze? Cosa significano?
Beh, c'è la mia firma AP, la data, e su alcuni pezzi disegno delle Rune: le Rune sono un antico alfabeto divinatorio usato al tempo dei Celti, ma pare anche qui in Veneto. Erano utilizzate per mettersi in contatto con le divinità.

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Un'altra cosa che mi incuriosisce è che c'è una selezione di componenti che vengono impastati, lavorati poi cotti: sembra quasi di cucinare. Questa dimensione la vivi in modo particolare?
Inizialmente non ci avevo pensato, non l'ho mai trovata una dimensione particolarmente interessante. Me ne sono accorta ultimamente, un anno fa, per gioco: suonava così bene ceramica-cucina-cibo e costruisco così spesso oggetti per la cucina, che mi sono resa conto che esiste questa similitudine ed ho lavorato su un progetto che si chiama Ceramica e cibo, che porterò avanti anche quest'anno. Ceramica e cibo è nato dalla deduzione che ci sono tante similitudini tra questi due mondi; la scoperta più piacevole è che posso invitare persone di paesi differenti a fare la parte del cuoco, e quindi lavorare ad oggetti che provengono da culture diverse. Ho trovato che quando questo lavoro funziona è veramente una condizione che favorisce l'incontro tra persone: da incontri come quelli proposti da ceramica e cibo emergono ricordi che tutti hanno, io che sono italiana così come un libanese o un senegalese; ad esempio con un amico del Senegal ci siamo emozionati a ricordare il contenitore dell'acqua che esisteva nelle nostre infanzie, ed in quel momento ho proprio sentito cadere le barriere che noi tutti, consapevolmente o meno, costruiamo con le persone che vivono tanto lontano.  

Com'è il rapporto con il quartiere? Ci si aiuta, ci si confronta?
Se devo essere onesta, non più di tanto: c'è stata una riunione per capire come agire nei confronti del problema che abbiamo con la fognatura; noi regolarmente, in estate, corriamo il rischio di venire sommersi dal fango, perchè i tombini sono insufficienti e tutta l'acqua dalla collina scende qui nella via! Ecco, questo è un problema che andrebbe risolto e di cui si parla solo in campagna elettorale!

 

 

 

 

 


BOOK_ONCINI - Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli

 

Il libro del nostro eden prosaico e caciarone dove sorgono, a volte, alcune "architetture del sollievo" tipo le carezze

Lui: "Atti osceni in luogo privato" di Marco Missiroli (2015, Feltrinelli)

Pagine: 249

Dedica: A Maddalena, c'est toi.

Dedica/2: Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane. (Italo Calvino)

Tempo di masticazione: due sere in mezzo alla settimana

Da provare: quando ci sentiamo privati di qualcuno

Indicato per: chi, anche se non l'ha detto, l'ha provato

Sapore: forse, quel Mc menù mangiato di nascosto da se stessi e taciuto a tutti gli altri

Assaggio:

"L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha e che i liberi vivono. Si chiama esistere e, a volte, diventa sentimento".

Perché:
Dovevamo parlare d'altro, dell'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, per dirne una, in ossequio a quella cosa che chiamano "essere sul pezzo" e spesso e volentieri vuol dire, semplicemente, fare gli indolenti e scopiazzarsi con grazia. Noi parliamo di un libro che è stato il caso del 2015. Sarà anche laniccia nella vostra memoria ma, ai tempi, le montagne le aveva mosse quella fessura di sedere sbattuta in copertina per fare man bassa di lettori occasionali tra gli scaffali della Giunti. A me il libro l'hanno regalato qualche settimana fa, forse, proprio per questo. Il mio donatore è stato condotto all'acquisto dal richiamo sirenesco di due chiappe appena interrotte dal titolo in rosso. E benedetti i suoi ormoni, mi vien da dire. "Atti osceni in luogo privato" è così magnetico che lo inizi il martedì sera e ci pensi al lavoro scalpitando sul pc fino al mercoledì notte, quando lo chiudi, ti guardi intorno e ti chiedi da dove, da che lato, da che dannato angolo iniziare a raccogliere su, e mettere in un sacchetto la polvere della tua vita così ferma da apparire stanca. Dentro queste 249 pagine c'è tutto, ovvero le tre cose che importano davvero: l'amore, la morte, il tempo.

Sesso quanto e come:
Non è altro che la storia di Libero Marsell, ragazzino italiano traslato a Parigi e ripiombato a Milano da uomo. C'è sua madre che si fa beccare, come direbbero gli americani, in flagrante delicto, mentre fa un pompino all'amante. Poi c'è suo padre, uomo grandioso, costretto alla schiavitù melanconica non tanto del tradimento, quanto del rimpianto. Non serve che vi dica che il libro è diviso in sezioni (Infanzia, l'Adolescenza, la Giovinezza, Maturità, Adultità) perché basta andare ovunque sul web e vi svelano la solita tiritera del romanzo di formazione. Ma voi credeteci fino ad un certo punto perché il sesso, come ogni altra forma di conoscenza, è sempre friabile e perduto il giorno dopo che si è creduto di stringerlo. Il tempo scorre e anche per Le Grand Liberò, come lo chiama l'amica bibliotecaria che gli farà vedere le tette soavi una volta sola e poi mai più, arrivano gli amori pensati e poi quelli consumati. La grande fregatura dei sensibili è che il corpo, per quanto corra, è sempre secondo: la testa è già lì da ore, che fabbrica futuri immaginati. Per lenire gli strazi Libero ci va giù pesante con Camus e il suo "Straniero", Buzzati, Sartre ma con moderazione, Mentre "Morivo di Faulkner" e pure una valanga di film di Truffaut.
Missiroli regala frasi intere alle citazioni, e così finisce per sembrare un intelligente demiurgo capace di rimescolare le urla sublimi della letteratura nella sua sintassi elegante, certosina nel lessico, perfetta nell'architettura che invita a sottolineare, a sottolineare ancora e poi a farle scendere quelle due lacrime. A tanti feroci lettori questo aspetto non è andato giù, a noi, invece, è piaciuto. Perché è un esercizio intimo evocare le letture, i film, le musiche che ci hanno determinato. Si tratta dello stesso identico pudore silenziato che circonda la nostra carne quando raggiunge le sue cime, a furia di carezze.

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Marco Missiroli e il suo sguardo che molte ne colpì. Il prossimo libro sarà sulla Fedeltà, uscirà per Einaudi tra 2019-2020

 

Una specie di morale:

"Perché in fondo la gioventù è più solitaria della vecchiaia", ci dice Libero con la voce di Missiroli ad un certo punto. E così, condannati da "quella particolare attrazione per le grandi speranze", deambulanti a malapena, o solo stanchi, ripassiamo con la memoria tutti i nostri affetti marciti, gli slanci affievoliti, gli amori frantumati, sperando di venire a patti con tutta quella tenacia impiegata per non sostituirli. Un giorno, senza annunciarsi, farà capolino il momento atteso da una vita con intermittente consapevolezza, quello in cui conosceremo la devozione. La forma più stupenda di oscenità.

Salmonita