Hidden Verona - Centro Storico: Osteria al Duomo
Siamo stati nel cuore della città, all'Osteria al Duomo, a farci due ciacole e due bigoli col musso. Il proprietario Giorgio ci ha raccontato la sua attività ed il suo amore per la cucina veronese: qui si fa “resistenza gastronomica”! Ecco la nostra intervista.
Prima solita domanda: da quanto
tempo avete aperto? Osteria al Duomo è sempre stata qui?
Si, l'Osteria è sempre stata qui dagli inizi del '900. Ho rilevato la proprietà nel 1994 e dal 2001 siamo due soci.
Nel corso delle nostre interviste abbiamo scoperto le difficoltà nel sopravvivere in centro storico: la miscela è saper essere appetibili per la clientela locale ma anche saper lavorare con i turisti, che sono una risorsa importante per la città. Siete d'accordo?
Si, l'Osteria al Duomo è
fondamentalmente un locale conosciuto e frequentato dai veronesi; poi
il turista che non si accontenta dei grandi classici pizza e
spaghetti, che cerca una cosa un po' più tradizionale ed in linea
con la storia della città chiede e trova noi.

Ed il turista che viene qui è un
turista preparato? Si aspetta di trovare piatti “esotici”?
I giapponesi sono preparatissimi: cercano e trovano, arrivano con la fotografia, con il nome del piatto e chiedono di poterlo assaggiare. Poi c'è qualche inglese, qualche americano; pochi anni fa avevano parlato di noi sul New York Times: un giornalista americano era stato qui, aveva mangiato i bigoli con il ragù d'asino ed ha scritto un articolo sull'Osteria!
Qualcun altro si siede impreparato, si
alza e se ne va: insomma, probabilmente la carne de caval non è così
facile. Vista da fuori è cucina etnica!

Qual è il vostro piatto forte?
Beh, probabilmente il piatto che ci contraddistingue di più sono i bigoli con il ragù d'asino: non riusciremo mai a cambiare rotta da questo punto di vista!
Secondo voi per quale motivo alcuni
piatti tipici, come ad esempio il lesso con la pearà, sono così
radicati e mitizzati nel territorio, mentre al di fuori della
provincia rimangono sconosciuti?
Sai, in Italia c'è una fortissima
tradizione culinaria regionale, locale, cittadina: piatti che mangi
qui non li mangi a Mantova, a Vicenza e viceversa. La cultura
culinaria è veramente molto radicata nel territorio! Pensa il
baccalà: a 50 km da qui, a Vicenza, lo cucinano dappertutto, a
Verona non lo trovi da nessuna parte. In Italia la cucina è come i
dialetti: cambiano nel giro di pochi chilometri.
Il fatto di portare avanti questa
tradizione culinaria veronese vi fa sentire in qualche modo come
promotori di una cultura locale che rischia di perdersi nel mondo di
oggi?
Direi più che altro che negli anni
abbiamo resistito alle mode del momento: siamo ancora qui nonostante
i pub, i sushi, i wine bar e i kebab vari. Le mode sono state tante e
sono sempre di più come fulmini a ciel sereno: ad esempio le
hamburgerie negli ultimi anni, che già ora sembrano in leggero
declino. In generale oggi l'offerta è ampia e confusionaria, così
probabilmente un cittadino italiano torna sempre più spesso a
scegliere i piatti semplici della tradizione.

Un'ultima domanda: che rapporti ci
sono con gli altri esercenti della zona? Ci si aiuta?
No, non c'è sinergia, generalmente
ognuno guarda al proprio orticello. Quando ho iniziato nel '94 c'era
la volontà di darsi una mano come ristoratori, si cercava di tenere
gli stessi prezzi sul bere, poi negli anni quest'idea si è molto
smorzata.
Un'ultima cosa la diciamo noi:
questa strada è un'angoscia, il giorno che la chiuderanno sarà un
giorno di festa...Vogliamo il plateatico!
Hidden Verona - Centro Storico: Gelateria Savoia
Qui in redazione siamo cresciuti a pane e Mattonelle Savoia. Veramente la gelateria di una volta, un simbolo della città e una garanzia. Come non includerlo nella nostra guida del centro?

Da quanto tempo siete aperti?
La gelateria Savoia nasce nel 1939 nel centro storico di Verona, sotto l’Orologio, a fianco della Farmacia Internazionale; nel 1964 viene spostata qui in via Roma. Questa è la terza generazione; lo zio di mio padre la fondò con il nome di gelateria Bonvicini, per assumere il nome attuale nel 1972.

Essendo questa è la gelateria più antica di Verona ci viene spontaneo capire se come sia cambiato il modo in cui fate il gelato...
Non siamo cambiati molto: non ci siamo mai “venduti” a preparati che possano agevolare la preparazione a scapito della qualità! Ad esempio sulle materie prime: se al posto della frutta si usano dei surgelati o dei preparati, si fa risparmiare sì tempo al gelatiere... Ma la lentezza è parte fondamentale della nostra filosofia. Per dire, abbiamo il fruttivendolo che ci porta ogni mattina la frutta di stagione.

Verona è la quarta destinazione per numero di turisti in Italia, immagino che questa cosa influisca molto sui flussi di clienti qui dentro. Corretto?
Esattamente, noi per la maggior parte dell’anno lavoriamo all’80-90% per i veronesi; nei mesi di maggior afflusso turistico arrivano per lo più turisti stranieri che anche grazie alle informazioni che reperiscono su Internet vengono qui e sanno già quali gusti ordinare.

Quando prendono piede queste attività, chiaramente chi lavora bene ottiene fiducia, dall’altra parte spuntano come funghi competitor che copiano i prodotti a scapito della qualità, è una cosa che respirate anche voi?
Certamente, questo accade soprattutto nel settore enogastronomico. Nascono attività come pizzerie e ristoranti che vanno a copiare, depauperando la qualità. Bisogna continuare a inseguire la qualità per fidelizzare il cliente.
Ad esempio ho visto "La Mattonella" anche in un'altra gelateria...Sacrilegio!
Ho capito a cosa e a chi vi riferite! Vi dico già che hanno smesso di farla... Per fare la Mattonella serve essere molto bravi e pazienti. Per prepararla artigianalmente servono cinque persone e i costi di produzione sono elevati. Non un prodotto facile da copiare!

C'è qualche aneddoto particolare, anche storico o divertente, o qualche cliente celebre che è entrato?
Tantissimi... potrei nominare Renato Zero e Silvio Berlusconi. Il mio aneddoto preferito però è successo l’anno scorso in occasione della presentazione di una nuova collezione di Calzedonia, personalmente ho consegnato un gelato a Julia Roberts in un hotel qui vicino. Quando l'ho incontrata non l’ho salutata come “Miss Roberts”, ma come “Vivian”, come nel film Pretty Woman, degli anni ’80. Per me è stata un’esperienza che ricordo ancora oggi con simpatia.
Cari amanti del gelato artigianale, siete avvisati: un salto dalla gelateria Savoia è d’obbligo, soprattutto se siete alla ricerca di atmosfere che rispettino le vecchie tradizioni tramandate di padre in figlio!

World Congress of Families- WTF???
Io la butto lì. Neanche il 12 maggio 1985, giorno dello storico scudettone targato Hellas, si era vista così tanta gente sfilare per le principali vie della città. E non erano nemmeno così colorati e festosi. Sabato pomeriggio il piazzale della Stazione era più intasato di un formicaio: e si sa che per le piccole formichine l'unione fa la forza. C'erano donne, uomini, bambini, anzianotti, salmoni da tutta Italia.

Quanti eravamo? Impossibile stimarlo con precisione: c'è chi tiene il braccino corto e dice 20 mila, c'è chi sull'onda dell'entusiasmo afferma di aver contato più di 100 mila manifestanti. Una cosa però è certa: quando la testa del corteo era già arrivata in Porta Vescovo, la coda del serpentone era ancora a sventolare bandiere in Porta Nuova! Bandiere rosa, gialle, rosse, arcobaleno: tutte contrapposte al mesto grigiore del fantomatico World Family Congress.

E insomma, dopo una giornata così, domenica mattina ho spulciato tutti i principali quotidiani nazionali in cerca di conferme, sia mai che mi ero sognato tutto: beh, il dubbio per un po' mi è rimasto, perchè in effetti di titoloni sulla marea arcobaleno che ha sfilato per la città non ne ho trovati. Ma come è possibile? E tutti quegli striscioni, tutti quei volti cantanti, me li sono immaginati? No no, sul telefono le foto ce le ho tutte.
Da salmon reporter, obbligato per natura a nuotare controcorrente, ho quindi pensato che toccasse a noi rendere merito e visibilità ai tanti che hanno partecipato al corteo Transfemminista di sabato pomeriggio (Il corteo sono comunque riuscito a percorrerlo nel verso giusto, non era scontato).

Com'è noto e arcinoto, si è tenuto lo scorso weekend in Gran Guardia la discutibile kermesse, promossa dal caro concittadino e ministro della famiglia Lorenzo Fontana, incentrata sul tema della famiglia tradizionale: i relatori erano i più disparati, dal Capitan Matteo alla nigeriana Theresa Okafor, dall'ortodosso Smirnov all'ugandese Lucy Akello, passando non si sa bene come per l'ex calciatore di Chievo e Juventus Nicola Legrottaglie (???). Citando gli amici di Lercio, mancava solo che a parlare salisse sul palco pure un bel feto. La squadra costruita dal Fontana era tosta, ostica da affrontare, Legrottaglie nel suo intervento ha insegnato a tutti ad entrare in tackle scivolato sulle caviglie degli avversari.
Contro degli Avengers così c'era bisogno del contributo di tutti: dalle attiviste di Non Una di Meno all'ANPI, dai giovani di Traguardi Verona agli europeisti di Volt, passando anche qui in modo un po' confuso per i Pastafariani, che al canto di 'Ramen! Ramen' intonavano la loro versione dei comandamenti biblici (idoli!).

E con il contributo di due punte di diamante come Laura Boldrini e Monica Cirinnà - carichissime già durante il flash mob a Castelvecchio nella mattinata- la partita era chiaramente indirizzata a favore della formazione Arcobaleno. Ed è finita con un risultato tennistico, con una vittoria schiacciante; non c'è nemmeno bisogno del VAR per riguardare eventuali interventi fallosi.
Chi si aspettava scontri, vandalismi, viuleeenza si è dovuto ricredere: il corteo è stato straordinariamente pacifico, festoso, rumoroso ma ordinato, e le migliaia di striscioni potrebbero a mio avviso costituire un phamplet di citazioni per i migliori comici di satira politica. Si, perché alle tesi ridicole di alcuni dei relatori del congresso – donne che abortiscono sono cannibali, omosessualità pratica vicina al satanismo e via così – i manifestanti hanno risposto sfoggiando una comicità, un finissimo senso dell'umorismo degno del miglior Crozza: ricordo ad esempio “Squirt! L'unica fontana che ci piace!”, “ + pillole, - Pillon”, “No al Pa-Pillon Virus”, “Te lo buco sto Patriarcato!”. Vorrei rendere merito a tutti gli altri, ma poi finisce che facciamo una lista della spesa che nemmeno al cenone di Natale.
Le decine di furgoncini che hanno sfilato con i loro soundsystem hanno riempito la città di musica fino a dopo il tramonto ed una volta arrivati a Porta Vescovo veniva quasi voglia di prendere un treno fino in Porta Nuova e ricominciare da capo.
Al triplice fischio (dei capotreno) questa giornata storica si è conclusa e siamo tornati verso casa cercando di tirare le somme: la nostra città viene descritta sempre più spesso come Vandea d'Europa, come nucleo ultra-conservatore e reazionario, punto di riferimento della destra più xenofoba; il Congresso gentilmente ospitato dal Comune calza a pennello con questa narrazione inquietante che Verona purtroppo sta scegliendo per se stessa. Ma Verona non è questo, non può esserlo: Verona è quella signora che dal balcone esponeva il suo cartello “Non cammino ma vi sono vicino”, quelle centinaia di donne in testa al corteo, l'Università che promuove il pluralismo. La famiglia è dove c'è amore, la città dell'amore deve esserne la prima portavoce: che poi, a pensarci bene, i Montecchi e i Capuleti non erano quelle due famiglie che hanno impedito a due giovani innamorati di avere una loro famiglia???
Mah, in ogni caso una cosa l'ho capita: che la sinistra riparta da Zaia!

Bando alle Ciance: basta con le parole, passiamo ai fatti.
Bando alle Ciance. Un nome e una filosofia di vita che ci esaltano e, last but not least, un bando pubblico per giovani e giovanissimi. Cosa vuol dire? Che se hai tra i 15 e i 30 anni e sei un maledetto sognatore, qua c’è quello che fa per te. Infatti 37 comuni della nostra amatissima provincia, qua la lista, hanno deciso di darti una possibilità concreta per far veder che non sei quell’inetto verme insignificante attaccato allo smartphone che tutti credono che tu sia. Che non sei quel mollusco senza ambizioni, sogni e desideri morso dall’inedia e da Instagram. Che non sei passivo fruitore e succhiatore dei soldi genitori, zii e nonni. Ti danno la possibilità per far vedere che vali, per cambiare un po’ di te, per cambiare un po’ del mondo attorno a te ed esserne attore protagonista.
Come? Dandoti dei soldi e mettendoti al tuo servizio 1, 2, 6, 100 persone pronte ad aiutarti in qualunque modo. Vuoi provare? Easy! Pensa ad un progetto (concerti, mostre, feste, corsi, workshop, eventi, colour run, tornei… quel che te vol basta che abbia un senso), magari prendendo ispirazione dai progetti che gli anni scorsi hanno vinto, e scrivilo nero su bianco. Non puoi essere da solo. Devi avere almeno altri 5 compagni di squadra. Contatta poi quel personaggio che nel tuo comune è lì per occuparsi di te, giovane inetto. Chiamalo, scrivigli, rompigli le balle; lui è lì per te. Per aiutarti a realizzare il tuo progetto. Lo chiamano educatore ma in realtà è una Divinità a 4 teste e 100 braccia.
Può cambiarti la vita. Qua l’elenco con tutti i contatti che ti servono per trovarlo e stalkerarlo. Poi comincia a seguire il sito web e i canali Facebook e Instagram di Carta Giovani e Salmon Magazine. A spizzichi e bocconi ti daremo tutti gli aggiornamenti di cui hai bisogno. E se non è abbastanza, scrivici anche su queste piattaforme; don’t worry, non essere timido. Se preferisci c’è anche una mail: carta.giovani.intercomunale@gmail.com o redazione@salmonmagazine.com


ATTENZIONE! Il tempo non è infinito. Il bando scade il 2 maggio. Non ci sono appelli, i ritardi non sono tollerati.
Bando alle ciance, prendi in mano la tua vita e fanne quello in cui più credi.






