RAL 3022 ROSA SALMONE - Che fretta c'era, maledetta primavera
Ed è così che, miei cari pescetti, siamo passati dall’inverno all'estate senza nemmeno accorgercene e senza che il calendario sia d’accordo.
Stranezze climatiche? Surriscaldamento globale? Profezia Maya?
Non lo so. Sinceramente pensavo più alle parole vaticinanti della ormai ottuagenaria Loretta Goggi, ma non credo Piero Angela sarebbe d'accordo.
Non ho idea di quale sia la spiegazione della mancata primavera, ma mi sono di certo chiari gli effetti: state tutti impazzendo.
La corsa agli armamenti estivi, la ricerca affannosa del pesoforma, la rincorsa forsennata dell’abbronzatura … CALMA! Godetevi i mesi che passano e per una volta fottetevene di essere i più pallidi, quelli con la pancetta o quelli con il costume della stagione passata.
E poi non scordiamoci che anche lo spirito deve arrivare all’estate preparato e io temo questa primavera latitante, non vi abbia lasciato il tempo di ricordare come gestire l’ormone.
Ma ecco che zia Salmona vi dà alcuni pratici consigli:
● se siete fidanzat* e volete restarlo, evitate di mettervi in situazioni ad alto tasso erotico con esseri diversi dal vostr* partner, che già la carne é debole … figuriamoci il pesce di fiume.
● per coloro che si rendessero conto di desiderare una unione carnale con un Kevin Pearà o una Jennifer Tastasal qualsiasi, si domandano sempre: “Lo farei anche d’inverno, se dovessi attraversare la provincia sotto la neve?” Se la risposta è no (e
al 97,8% sarà così), DESISTETE.
● per tutte coloro che vagassero per la città dell’amore annusando l'aria alla ricerca “del suo odore”, si ricordino sempre che “il suo odore” non è testosterone, ma è ammorbidente. Con una probabilità Coccolino. Scelto da SUA MADRE.
● a coloro che invece, in preda all’ormone senza controllo, abbiano la tendenza alla riesumazione dell'ex posso solo dire: smettetela con necrofilia e lasciate il cellulare ad un* amic* se avete intenzione di fare serata.
La morale, miei amati pescetti, questa volta è una sola.
Se la natura non ha avuto regole e si è scordata della primavera, facciamo noi le cose per bene:
andiamo per gradi, usiamo la testa quando facciamo le cose e quando ci relazioniamo tra umani perché poi, credetemi, sarà un attimo girarsi indietro, accorgersi della cazzata e dire “Che fretta c’era, Maledetta primavera?”.
Intervista a Mr&Mrs Pedrotti
Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con Nicolò e Jennifer, proprietari dello storico Pedrotti, locale di Via Venti Settembre.
Com'è nata l'idea di aprire il locale? E come mai qui in Veronetta?
Una botta di culo: avevamo adocchiato il locale e poi, pace all'anima sua, il proprietario è deceduto e si è presentata la possibilità di acquistarlo. Eravamo convinti che il bar si chiamasse Pedrotti, ma in realtà l'insegna si riferiva semplicemente alla marca di caffè: il bar si chiamava solo Bar! Dal momento che per tutti era ormai il bar Pedrotti, abbiamo voluto rimarcare il concetto.
Al di là di questa gag, è da quando siamo ragazzini che gravitiamo intorno al quartiere di Veronetta perché c'è un substrato culturale diverso dal resto della città, più giovanile ed aperto: quindi chiaramente il bar lo volevamo aprire qui e ormai siamo aperti da due anni!
Una delle caratteristiche che saltano all'occhio entrando al Pedrotti è che, a differenza di altri locali, non è una ricostruzione di un ambiente che non c'era...si può dire che avete mantenuto integra la storia del locale?
Si hai ragione...questo è un locale storico, aperto dal 1962; prima, negli anni '40, c'era una bottega di alimentari e, prima, ancora di “decorazioni e pitture”. Insomma, se hai un bar che vive da così tanti anni è da stronzi sfigurarlo per metterci il bancone bianco e gli sgabelli rossi dell'Ikea. Ci piaceva mantenere una linea di continuità con la storia del locale, è anche una questione di nostro gusto personale: hai visto la Lancia Beta coupé marrone parcheggiata fuori? È la mia!!!
Non è comunque stato facile, perché c'era pure del brutto e noi abbiamo cercato di aggiungere solo cose in stile: trovare la lampada anni '70, le locandine dei film, l'arredamento in stile è stato difficile.

Da cliente, entrando nel locale si può notare una sottile discrepanza tra il vostro stile, lo stile del locale e la musica che mettete su...sono io che non capisco niente o siete d'accordo?
In realtà ti assicuro che dipende dai giorni! In generale sì, mettiamo spesso su del sano punk-rock e non vestiamo anni '70 semplicemente perché a livello anagrafico non siamo cresciuti in quegli anni: c'è però un filo che unisce queste scelte ed è che rientrano tutte nel nostro gusto, in effetti un po' eclettico.
Si, eclettico rende bene il concetto...e chi sceglie gli alcolici? Qual è l'idea di bar che volevate proporre?Siamo soci e ci dividiamo i compiti a seconda delle competenze ed i gusti che abbiamo. Per esempio, Jennifer si occupa del vino e delle grappe, del whiskey che a me proprio non piace, io magari vado a cercare il Gin...l'unione fa la forza! Il nostro lavoro è sì servire e fare cocktail, ma c'è anche tutta la parte di ricerca sull'alcool: non abbiamo un solo fornitore per tutti gli alcoolici. Ci sbattiamo, ci informiamo, assaggiamo per trovare i migliori fornitori con le loro peculiarità!
L'idea è di avere un bar bello, accogliente, dove noi serviamo le cose come ci piacerebbe fossero fatte a noi, mantenendo un prezzo decente pur avendo una grande scelta, senza le pretese di un gran cocktail bar che se la tira: come serviamo i punk e gli anti-fascisti serviamo l'avvocato in giacca e cravatta, allo stesso modo.

Più di qualcuno, ad esempio, viene qui perché vuole bere la Delirium Tremens, famosa birra belga: non ce l'hanno in tanti, e voi sì… Un'altra “botta de culo”?
No dai, questa è stata una scelta ragionata: abbiamo trovato il fornitore e la birra ci piace molto. Colgo l'occasione per raccontarvi un altro sketch: durante queste vacanze di Natale, l'importatore italiano della Delirium è venuto fino a qui per capire come mai un baretto così piccolo ne consumasse così tanta. Fatalità quella sera ha incontrato i due maggiori consumatori locali di Delirium Tremens, e la serata si è conclusa con il fornitore, il signor W., che rincasava barcollando! Queste sono grandi soddisfazioni!
E il dj set? Ogni quanto lo proponete?
A caso! La nostra idea è tenere sempre i piatti disponibili: chiunque può portare i dischi e suonarli...e sarà nuovamente così non appena ripariamo la console: pure voi salmoni, se mi dite che volete venire a suonare ben venga, unici generi non tollerati metal e house!
Non solo, qui di fianco al mixer abbiamo legato la macchina fotografica del popolo, a disposizione di chiunque voglia catturare un momento di ubriachezza molesta al Pedrotti!
Grandi! Vi prendiamo in parola, eh! Secondo voi il fatto che negli ultimi anni stiano aprendo parecchi locali qui nei dintorni vi penalizza in qualche modo?
Assolutamente no, anzi! Per esempio lo Speziale ha aperto qui davanti e noi paradossalmente lavoriamo di più perché abbiamo pubblici diversi, con abitudini differenti che spesso, ad esempio, vanno per aperitivo da loro e poi da noi! Che poi l'obiettivo non è farci concorrenza spietata, ma lavorare tutti: se la gente si sposta in questa zona perché aprono posti interessanti, va a vantaggio di tutti! Siamo molto contenti che aprano nuovi locali. La fortuna qui in Veronetta è che tra commercianti ci conosciamo e siamo tutti amici, quindi collaboriamo molto: addirittura ogni tanto lasciamo solo il nostro dipendente e andiamo a bere una birretta al Malacarne e poi torniamo a lavorare...questo è il rapporto che si è instaurato tra di noi: “mi serve la tonica? Toh!”, “Ti serve il Martini? Toh!” È bello perchè riuscire a collaborare fa la metà del lavoro, perché ce la viviamo bene tutti e apriamo sempre con serenità!
Tutto vero, i buoni rapporti con gli altri commercianti sono indispensabili, ma per aprire con serenità è fondamentale anche che voi due non vi lanciate dietro gli sgabelli: dopo due anni riuscite ancora a sopportarvi?
Non ci crederete ma abbiamo cioccato di brutto solo una volta, quest'inverno: durante le vacanze di Natale abbiamo lavorato senza sosta e per due settimane siamo stati insieme 15h ore al giorno. Alla fine, scarichi, per una cazzata, è venuto giù il finimondo ma siamo amici da tanti anni e contiamo di essere amici e soci ancora a lungo!
Andrea Ballini: gelateria in Veronetta
Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo andati a fare due chiacchiere con Andrea, proprietario della Gelateria Ballini in via Santa Maria Rocca Maggiore e ormai punto di riferimento per tutti i golosi. Questo è quel che ci ha raccontato.
Ciao Andrea! Prima domanda, quando hai aperto il locale?
Ciao salmoni! Ho aperto ormai 7 anni fa, nell'aprile 2011. Non ci sono altri soci, ho tirato su tutto da solo.
Prima esperienza con il gelato?
No, la prima esperienza l'ho avuta nel 2001 in Svizzera, ho poi aperto una gelateria a San Pietro in Cariano ed infine sono tornato qui in città.
Ah quindi sei veronese?
Sì sì, sono un veronese tornato all'ovile con un bel bagaglio di esperienze.
Beh, la passione del gelato ce l'hai sempre avuta o è venuta col tempo?
È stata una necessità quando ho aperto il primo locale in Svizzera: avevo dei parenti che facevano i gelatai e ho chiesto loro di insegnarmi quest'arte. Dalla necessità è nata ed è cresciuta una passione e quindi cavalco ancora l'onda.
Hai aperto qui perchè hai trovato l'occasione o puntavi proprio a questo locale?
Probabilmente è stato un mix di elementi: il posto mi piaceva, il locale andava bene, l'occasione era favorevole.
Parliamo dei gelati: ho visto che i gusti sono ricercati, particolari. In che modo li scegli?
Cerco di utilizzare solo la frutta di stagione al momento di massima maturazione, al di là dei gusti classici che non possono mai mancare come fragola e limone. Per le creme prendo spunto da varie idee che mi passano per la testa, cerco un po' di copiare, un po' di sistemare, un po' di inventare: ad esempio, il gusto bandiera è stata proprio una mia invenzione e direi che la gente lo apprezza.

Quali sono i gusti che funzionano di più?
Beh i soliti, i grandi classici: nocciola, cioccolato, stracciatella attirano sempre. Senza dimenticare le granite!
E la clientela? Riesci a intercettare anche dei turisti?
La clientela è chiaramente la più disparata, dai bambini agli anziani (spesso in coppia nonni-nipotini).
Fortunatamente abbiamo un bel giro di turisti stranieri, siamo stati citati su un paio di guide, come la famosa guide routard, e dunque molti turisti vengono proprio alla ricerca della nostra gelateria!
In generale, la maggior parte dei clienti è ormai un gruppo di fedelissimi, tutti abitanti del quartiere.
Per quanto riguarda il quartiere in se, riesci a fare rete con gli altri commercianti della zona?
Si, c'è un interscambio di prodotti prevalentemente da consumatori: gli altri commercianti vengono qui per un gelato, io magari vado in piazza per aperitivo o per prendere il pane. Non abito qui nella zona, quindi questa relazione è comunque limitata.
Beh, parliamo di Veronetta: il quartiere sta vivendo dei cambiamenti molti forti negli ultimi anni, li vedi in maniera positiva?
Sicuramente positiva: mi sembra che dopo alcuni anni un po' difficili Veronetta si stia veramente tirando su in maniera rapida e molto originale. Stanno crescendo delle attività che danno valore alla zona, è un piacere farne parte.
È un piacere anche per noi amanti del gelato! Progetti per il futuro?
Beh, tendenzialmente ragiono giorno per giorno, quindi direi intanto finire bene quest'anno:
ora che sta arrivando l'estate non ci fermeremo un attimo!
Cosi dunci - La Pasqua è passata, pasquetta anche.
La primavera è finalmente esplosa tra colori e profumi e in Sicilia si inizia a sentire quell’aria tiepida che viene da lontano, ma nemmeno troppo, che si chiama scirocco. Me la sento addosso questa energia ricca di storia, mi carica di sensazioni ed emozioni dense che odorano di casa e di calore del sud. Durante questo ultimo periodo, lungo circa un mese, dove si sentiva parlare di agnello, Pasqua, feste, dolci e mandorle, ho seriamente pensato che da questa Sicilia non me ne vorrei andare mai. Ho pensato, in tutta sincerità, che potrei imparare a fare la pasta di mandorle e pistacchio, buona e morbida come solo a Favara la sanno fare e con questo composto modellare agnelli in occasione della santa Pasqua ricavandone un compenso in denaro.

Dovete sapere che a Favara il dolce tipico pasquale è appunto questo modesto agnellino fatto di sola pasta di mandorle e pistacchio ricoperto di glassa. I favaresi lo adorano e come vi dicevo, da un mese a questa parte, vedo dolci agnelli in ogni dove agghindati a festa. Infatti, una volta ricoperto l’agnello di glassa, si iniziano gli ornamenti: il collare di marzapane, il cioccolatino incastonato nel fianco, la rosa di caramello in testa, le perline di zucchero duro color argento a mo’ di collana, fiocchi, fiocchetti e chi più ne ha più ne metta pur di non far sfigurare il proprio agnello, poverino.
Le feste pagane del sud sono molto suggestive, sentitissime e celebratissime. Io, il giorno di pasqua l’ho passato con Ilaria a casa di Fabio, un ragazzo che collabora con la Farm Cultural Park da molto più tempo di noi, si occupa di scambi culturali tra Favara e il mondo. Fabio, con la sua famiglia vive ad Agrigento in collina.
La sua sua casa ha un grande giardino dove crescono principalmente alberi di limoni, piante di fave e dei piccoli fiori gialli selvatici che il nostro caro amico chi ha offerto come benvenuto cogliendoli direttamente dal campo e invitandoci a succhiare il gambo per godere del loro gusto acidulo in preparazione al pranzo.

La numerosa famiglia di Fabio era tutta seduta attorno ad una lunga tavolata che comprendeva una ventina di persone tra genitori, figli, zii, nonni, nipoti e amici. E noi. Inutile dire che le pietanze erano svariate e buonissime. Il banchetto è durato circa tre ore: salumi e formaggi come antipasto, una generosa pasta al forno come primo piatto, poi per accontentare tutti i gusti, sono state servite varie portate di agnello in diverse salse. Infine quattro tipi di dolci, uno più ricco dell’altro. Frutta, caffè, amari e digestivi vari a chiudere il cerchio. Un’esperienza assolutamente verace e genuina.
Mi sento di dover ringraziare in particolare modo la mamma Alfonsina (per gli amici Zina) che non ha mancato di attenzioni, assicurandosi che avessimo sempre il piatto e il bicchiere pieno. Un po' meno lo zio Alfonso (tuttologo) che, passando dietro la sedia in maniera silenziosa, ha continuato ad allungare, a tradimento, pezzi di agnello nel mio piatto: in segno di affetto, questo è chiaro, anche se io non avevo alcuna possibilità di oppormi a quel caro gesto. In ogni caso, ci siamo alzati da tavola alle cinque del pomeriggio, gonfi, felici e soddisfatti. La cosa più folle, però. resta il fatto che quello stato di lievitazione era perl loro assolutamente nella norma e che dopo tutto, da lì a poco si sarebbe dovuto pensare alla cena! -.-