Intervista a Flesha

La scorsa settimana abbiamo avuto il piacere di intervistare Flesha, rapper e produttore veronese con una carriera iniziata nei primi anni 2000. In occasione dell’uscita del suo nuovo album, Bullet Proof Soul, Flesha ci ha raccontato il percorso che lo ha portato a questo progetto, in un viaggio tra resilienza, identità e sperimentazione sonora. Dagli esordi nella cultura hip hop di Verona fino alla stretta collaborazione con Dok the Beatmaker, produttore padovano che ha curato ogni beat dell’album, Flesha ci ha accompagnato alla scoperta di un disco che segna una nuova tappa nella sua evoluzione artistica.

 

 

Ciao Matteo! Partiamo dalle origini: chi è Flesha? Raccontaci delle tue prime esperienze nella scena hip hop di Verona e di come ti sei avvicinato a questo mondo.

Mi sono avvicinato concretamente alla cultura Hip-Hop verso la fine del 1997, non avevo ancora compiuto 11 anni, all’epoca ero poco più che un bambino che cercava di identificarsi in qualcosa. L’input mi è arrivato dal video di “Ce n'è” degli Otierre (storico gruppo Rap di Varese attivo dai primi anni ’90) quel disco in particolare (“Dalla Sede”) è diventato una sorta di vangelo per me, Esa era il frontman di quella crew ed è diventato subito il mio punto di riferimento, i primi testi che scrivevo erano una brutta copia delle sue robe. Di lì a poco ho iniziato ad abbozzare le prime basi con i pochi mezzi che avevo a disposizione, ricordo che comprai “Magix Music Maker”, un software digitale per produrre musica, ed iniziai a comporre i primi beats, senza avere un minimo di knowledge o di know-how. Nessuno mi ha mai insegnato nulla, ero troppo piccolo per tentare un approccio con la scena della mia città, per cui ho iniziato a fare tutto da solo, in prima persona.  All’epoca per farti conoscere era necessario realizzare dei Demo, io ne ho prodotti cinque prima del primo Demo “ufficiale” che si intitolava Flashback ed è uscito nel 2002. Quel lavoro mi ha fatto conoscere in tutta la città di Verona e, in generale, nel Veneto. All’epoca ho creato una piccola scena di Rappers, Djs, Writers e B-Boys che stazionava sui gradini della Gran Guardia di Verona, in Piazza Bra. Ci si trovava tutti i giorni a fare Freestyle, a cazzeggiare in compagnia, ad ascoltare i dischi Rap del periodo. Quel momento storico è stato fondamentale perché abbiamo contribuito a gettare le basi per una rinascita della cultura Hip Hop in strada, nella città e nella provincia, così come anni prima è stato fatto dalle realtà che gravitavano nella zona dell’arsenale di Verona o in piazza Renato Simoni. Da lì è iniziato un lungo periodo di Battle di Freestyle in giro per l’Italia, i primi Showcase, le prime produzioni serie, i primi contatti con la scena più affermata. Dal 2006 ho iniziato a dare alle stampe i miei lavori, il primo è stato “Reportage” , che è diventato un piccolo culto, soprattutto per Verona, quell’album è stato il mio progetto d’esordio, scritto e prodotto tra i miei 16 ed i miei 19 anni. Nel tempo, ho realizzato complessivamente 8 Album, collaborando con alcuni dei nomi più importanti del Rap italiano: da Bassi Maestro a Jack The Smoker, da Mondo Marcio ad Ape, dall’Osteria Lirica a Lanz Khan, giusto per citarne alcuni.

E ora, dopo diversi album in studio, è arrivato Bullet Proof Soul, un progetto a quattro mani con Dok the Beatmaker. Com’è nato il vostro sodalizio? E com’è stata la realizzazione dell’album: avete lavorato insieme in studio o a distanza?

“Bullet Proof Soul” è nato da una sinergia costruita nel tempo tra me e Dok the Beatmaker, un produttore di Padova con il quale condivido una visione artistica profonda e un'intesa musicale naturale. La nostra collaborazione è partita quasi per caso, come spesso accade nelle migliori storie, ma si è subito trasformata in qualcosa di molto più solido e significativo. Domenico (Dok) è di 10 anni più giovane di me, nonostante ciò, conoscendoci da molti anni, siamo riusciti nel tempo a costruire un’intesa musicale unica. Il nostro sodalizio è il risultato di un rispetto reciproco e di una profonda passione per il suono. Dok ha un approccio alla produzione che valorizza la mia scrittura e la mia capacità di raccontare storie, mentre io cerco di spingere i suoi beats al massimo delle loro potenzialità con le mie liriche. Abbiamo scoperto di essere complementari: lui cura ogni dettaglio musicale con una precisione quasi chirurgica, mentre io porto l’emotività e la narrazione. Considera che, in tutta la mia storia musicale, questo è il primo progetto che mi vede protagonista solamente sul microfono, non sulle produzioni. Per chi conosce il mio background, questa cosa è inusuale, ma per me è stata una sorta di benedizione, un nuovo capitolo, affidare il 90% delle strumentali di un intero Album ad un Beatmaker che non sia io è una cosa molto strana, ma questo ti fa capire quanto mi sia fidato delle skills e della meticolosità di Dok. Per quanto riguarda la realizzazione dell’album, abbiamo lavorato principalmente a distanza. Questo non ha rappresentato un limite, anzi, è stata una sfida che ci ha spinti a dare il meglio di noi. Domenico mi inviava i beat, io scrivevo e registravo le tracce, e poi tornavamo a scambiarci opinioni per affinare ogni brano fino a raggiungere il risultato desiderato. Grazie alla tecnologia, le distanze si annullano, ma è stato fondamentale anche il fatto che avessimo già un'ottima intesa artistica. Certo, ci sono stati anche momenti in cui siamo riusciti a vederci di persona per discutere e approfondire alcune scelte musicali, riregistrare certe tracce e apportare delle modifiche, ma il cuore del progetto si è sviluppato online. Questo dimostra che, quando c’è una connessione autentica e una visione condivisa, si possono creare grandi cose indipendentemente da dove ci si trovi. “Bullet Proof Soul” è il frutto di questa alchimia.

 

 

Parliamo del cuore di Bullet Proof Soul. A livello di tematiche, cosa vuoi comunicare con questo lavoro? E sul piano delle sonorità, cosa possiamo aspettarci?

"Bullet Proof Soul" è un viaggio attraverso la resilienza emotiva e l'identità. Il titolo è ispirato dall’omonima canzone di Sade (cantante, compositrice e produttrice discografica britannica di origine nigeriana che ha realizzato canzoni immortali, una delle più famose è “Smooth Operator”). Ho voluto raccontare cosa significa costruire un'anima a prova di proiettile: affrontare le difficoltà, metabolizzare le cicatrici e uscire dall'altra parte più forte, ma senza perdere la sensibilità. Ci sono tracce che esplorano temi come la lotta interiore, il senso di perdita, la determinazione e la ricerca di sé stessi (canzoni come “Luci e ombre”, “Tempo” e “Cocito” su tutte) alternate a tracce Rap più canoniche, dove l’esercizio di stile viene valorizzato (mi riferisco a tracce come “No Bullshit”, “John McClane” o “Heavy Metal Gear”)  Nel complesso volevo che fosse un lavoro autentico, capace di parlare a chiunque abbia affrontato momenti molto difficili ma sia riuscito a trasformarli in forza. Sul fronte sonoro, 'Bullet Proof Soul' è un ponte tra mondi. C'è una forte base hip-hop, perché è lì che le nostre radici affondano, ma abbiamo voluto sperimentare molto, mescolando elementi Soul ed R&B. Ci sono strumentali potenti, ma anche momenti più intimi, costruiti su melodie calde e arrangiamenti stratificati. L’idea era creare un suono che fosse tanto crudo quanto raffinato, in grado di evocare emozioni profonde ma anche di far muovere la testa. Ogni brano ha una sua identità, ma insieme raccontano una storia coesa e sfaccettata, come un mosaico.

In questo album ci sono diversi ospiti al microfono, come Capstan, Jap, Eyem Bars, Giovane Feddini e Alessandra Ferrari. Puoi raccontarci brevemente chi sono e perché hai scelto proprio loro per questo progetto?

Ho scelto di collaborare con persone che stimo, con le quali ho un rapporto umano prima che musicale, ognuno ha dato il suo contributo al progetto: Jap è un fratello da sempre, collaboriamo insieme da tempo, abbiamo realizzato anche un album in precedenza (“Longevity”, 2021) la traccia in cui partecipa (“Tempo”) è molto evocativa ed intima, la sua strofa è stata un plus. Anche Capstan è uno di quegli artisti che stimo e con il quale non collaboravo da anni, il suo flow e la sua delivery si sposano perfettamente con il mood di “La festa non finisce mai pt.2” la canzone che abbiamo realizzato assieme. Eyem Bars e Giovane Feddini sono due dei migliori liricisti in Veneto e non solo, “Heavy Metal Gear” ne è l’ennesima conferma, amo collaborare con degli Mc in grado di trasmettere autenticità e intensità; era impossibile non includerli. Infine, Alessandra Ferrari è una cantante con una voce che tocca l’anima. La sua presenza aggiunge un livello emotivo che da solo non sarei riuscito a raggiungere, la sua presenza in “Luci e Ombre” impreziosisce la traccia. Tutti loro condividono la mia visione artistica, ma allo stesso tempo hanno arricchito il progetto con la loro unicità. Questo album non sarebbe lo stesso senza di loro. Li ringrazio vivamente.

 

 

Grazie Flesha per il tuo tempo! Il disco è uscito ieri, 1 dicembre, e non vediamo l’ora di farlo scoprire al nostro pubblico. 

Grazie a voi per questo spazio e per il supporto! "Bullet Proof Soul" rappresenta un viaggio personale, un racconto di resilienza, crescita e voglia di non mollare mai. Spero che ogni traccia possa trasmettere un messaggio a chi ascolta, che possa ispirare o almeno far sentire qualcuno meno solo. A chi mi segue, voglio dire questo: non smettete mai di credere in voi stessi, anche quando sembra che tutto sia contro di voi. Siamo più forti di quanto pensiamo. Vi ringrazio di cuore per il vostro amore e sostegno – senza di voi, questo viaggio non avrebbe senso. Non vedo l’ora che ascoltiate il disco e che mi diciate cosa ne pensate. Ci vediamo presto, magari sotto un palco! 

One Love.

Per ascoltare Bullet Proof Soul potete cliccare su questo link 👉 https://distrokid.com/hyperfollow/fleshaanddokthebeatmaker/bullet-proof-soul-2?fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAAaZZfbsYphLvZB-RihBab-Bb8EEc5a5epwmMvLScVVPQH-Kvd_jyUfIE234_aem_H8kuVj4XFiMhlgmviydQFw