Intervista in galleria Isolo17

Proseguendo nel nostro intento di conoscere e far conoscere le realtà che popolano il quartiere di Veronetta, siamo stati a fare due chiacchiere con Giovanni, restauratore d'arte proprietario della galleria Isolo17. Ecco cosa ci ha raccontato...

Ciao Giovanni! Parlaci un po' di te, dell’identità che cerchi di dare a Isolo17…
La galleria riflette un po’ me stesso, cosa intendo io oggi per arte: sono restauratore quindi il rapporto che ho con l'arte antica è particolare e non posso discostarmene. Non puoi fare una cosa se prima non la studi: in generale vale per un ingegnere, un medico, lo stesso vale anche per l'artista. L'artista è una professione che, come le altre, va studiata: non solo la tecnica ma anche la cultura generale, perché questo poi permette un certo tipo di flessibilità, di creatività, dà insomma la possibilità di abbordare l'arte con più linguaggi. Non è un caso che io lavori con molti artisti di origine cubana, non solo perché io stesso sono cubano, ma perché a Cuba i ragazzi escono dalla scuola preparati a 360 gradi, sono pittori, scultori e fotografi. Ovviamente poi si specializzano, ma hanno delle competenze trasversali. È più facile investire su una persona preparata da più punti di vista, perché ha più frecce al proprio arco.

Hai parlato di investimento: lavori coi giovani?
Fondamentalmente sì. All'artista che collabora con me dico sempre che stiamo facendo un percorso insieme, un percorso di crescita; è importante che si instauri un rapporto in cui ci si condiziona positivamente a vicenda. Siamo un gruppo formato da curatori, grafici, videomaker, fotografi, pubblicisti, collaboratori e tutti devono essere sincronizzati e coinvolti in maniera giusta. Ho avuto la fortuna di trovare le persone giuste.

DSC_1425 (1)

Per te la galleria è proprio un business o un qualcosa al di fuori del lavoro?
È un po’ tutte e due le cose: sono prima di tutto restauratore ma la galleria comunque deve anche vendere qualcosa. C'è poco mercato, di nicchia e si fa sentire ancora la crisi in questo settore. Ovvio, è un lavoro, ma nasce come passione e la vivo come tale, lavoro come e con chi piace a me. La selezione è molto accurata, rigorosa e richiede una continua fase di ricerca e scouting. E poi, naturalmente, alla fine deve anche piacermi. Ho dei gusti abbastanza generici: un'opera deve essere tecnicamente fatta bene, concettualmente ben pensata, deve però avere anche una collocazione estetica.

 

Quando hai intrapreso quest’attività? Raccontaci com’è avvenuta la gestazione…
Tutto è iniziato nel 2009, un anno che è stato per me un banco di prova: era il centenario del futurismo ed io mi sono messo in testa che dovevo categoricamente proporre una mostra sul tema. Perché? Perché uno degli artisti più rappresentativi di Cuba, Marcello Pogolotti, colonna portante dell'arte moderna cubana, nonché figlio di italiani emigrati, era un futurista. Pogolotti, mosso da ideali socialisti, ha creato un quartiere intero a l'Havana, Barrio Pogolotti, un quartiere operaio per la gente de l'Havana. Io volevo far conoscere la storia di quest'artista, che è poi divenuto anche un intellettuale di spicco a Cuba: abbiamo quindi organizzato questa mostra, intitolata Futurismo nelle Americhe, un omaggio a Pogolotti in cui alcuni amici cubani hanno disegnato delle opere futuriste: il progetto è stato prima approvato in Comune e poi presentato nella Sala Birolli qui a Verona. Da lì è iniziata questa avventura. Inizialmente dovevo affittare i locali per le piccole mostre, poi ho sentito la necessità di avere uno spazio mio e ho trovato questo, Isolo17: da 2 anni, siamo in uno spazio grande e funzionale alle nostre esigenze, dove addirittura possiamo realizzare residenze di lavoro per gli artisti.

Quindi tu sei di origine cubana?
Si, sono qui in Italia da 20 anni. Dal 2009 ho deciso di fare da ponte tra questi due paesi nell'ambito di cui sono appassionato. Io penso che l'arte cubana abbia molto in comune con quella italiana: ad esempio i grandi registi cubani sono spesso venuti in Italia a studiare il cinema ed il neo-realismo, addirittura l'istituto superiore d'arte di l'Havana è stato fondato e costruito da architetti italiani. In generale l'arte cubana ha spesso preso spunto dal metodo italiano. Pensa che a Cuba fanno la settimana della cultura italiana, ed è una grande festa in cui prendono vita tante iniziative artistiche e culturali.

Schermata 2016-11-28 alle 10.35.06

Ma quindi il nome Isolo17 non è solamente per la posizione della galleria…
Quando dovevo decidere il nome della galleria è stato complicato, gli amici non volevano aiutarmi perché era una gran responsabilità, allora ho optato per isolo17, che richiama il concetto di isola, Cuba: Verona è agli antipodi dei Caraibi. Qui di Cuba si conosce solo la storia della rivoluzione socialista di Castro ed io volevo far conoscere anche altro, volevo sottolineare il legame artistico con l’Italia. Ora non lavoro più solo con i Cubani, lavoro con un artista canadese, con un messicano, a breve inizierò a collaborare con un israeliano; anche questo pittore canadese, ad esempio, è molto indebitato con l’arte rinascimentale italiana: questo è il legame che mi interessa evidenziare, il fatto che pur vivendo in Alaska o agli angoli del mondo si possono trovare dei collegamenti culturali attraverso l’arte. L’altro motivo per cui ho scelto questo percorso è che secondo me i giovani italiani si sono dimenticati della storia del loro paese, guardano all’esterno e vogliono imitare questo e quello; il mondo intero invidia l’Italia per il patrimonio culturale, sociale, artistico e le nuove generazioni non se ne interessano. È paradossale.

Ci vuoi parlare delle prossime mostre che ospiterai qui in galleria?
Ora è in corso, dai primi di Maggio, una mostra collegata ad un evento teatrale alla ex-dogana e di cui ospiteremo le scenografie originali. Poi a Settembre proporremo una mostra di scultura, non posso darti altre anticipazioni perché stiamo ancora organizzando i dettagli con il curatore. Ti posso dire che saranno opere di due giovani ragazzi che concepiscono le loro sculture in modo molto diverso, molto particolare: Fabiano De Martin e Noa Pane.
Infine a Novembre realizzeremo una mostra con l’artista piemontese Serena Gamba. Ecco, volevo precisare che negli ultimi mesi collaboriamo molto con artisti italiani: stiamo facendo un lavoro di ricerca e selezione di giovani talenti italiani, che siano in sintonia con il nostro operato, con cui lavorare in maniera permanente. Queste due ultime mostre sono il risultato iniziale di questa selezione.

_DSC1805

Ci hai già incuriositi! Insomma, giovani artisti e artiste, qualcuno che crede nel vostro lavoro c’è, nel cuore della città!
Esatto, mi interessa molto l’arte contemporanea, come dicevo prima non nella declinazione esageratamente concettuale, ma nel senso di novità giovanile. Ti faccio un esempio: il veronese visita il museo di Castelvecchio una volta e poi non ci rientra mai più, le opere esposte sono le stesse da sempre. Ma perchè nessuno propone di aprire un’altra sala dedicata all’arte contemporanea? Una sala in cui esporre dei progetti collaterali curati da giovani artisti che dialogano con l’arte antica presente nel museo. Così si fa “girare l’aria” in questi musei, dove di aria fresca non ne entra mai!


Verona - Operazione StreetArt

Verona è senza dubbio una città d' arte, lo testimoniano 365 giorno all'anno le orde di turisti che passeggiano in centro, pronti a immortalare in foto tutti i monumenti e gli angoli caratteristici della città scaligera.

Ma la domanda è: Verona è anche una città a misura d' artista?

Insomma, noi celebriamo e contempliamo le grandi opere del passato che contraddistinguono lo spazio urbano, ma basta questo perché Verona possa essere definita città d'arte?

Come si pone la comunità nei confronti della produzione di nuovo materiale artistico ed in particolare verso la street art?
In effetti non possiamo certo definirci all'avanguardia in quest'ambito: gli attuali regolamenti su artisti di strada e street art sono a dir poco restrittivi e non tengono conto dell'evoluzione che queste discipline stanno sperimentando negli ultimi anni, né della percezione che i cittadini hanno di esse.
Dello stesso avviso è Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Verona Civica, che ha presentato di recente due proposte di regolamenti a Palazzo Barbieri: “Verona è chiamata ad aprirsi a nuove forme di espressione artistica che arrivano soprattutto dalle generazioni più giovani” afferma il consigliere e, per quanto riguarda la street art, aggiunge che “essa ha in molti casi riqualificato aree urbane degradate, ed in molte città sta diventando motivo di attrazione turistica”.
Se un paragone con la dotta e libertina Bologna risulta insensato, quantomeno per la differente concezione che hanno le due comunità del ruolo dei giovani nelle espressioni artistiche cittadine, è lecito confrontare la situazione scaligera con quella dei vicini padovani: lungo il Piovego, oltre a valorizzare la basilica di S.Antonio e la cappella degli Scrovegni, il Comune ha deliberato già nel 2011 in materia di street-art: gli emergenti 'Giotto di strada' hanno a disposizione tre tipologie di muri, identificati e distinti dall'Ufficio Progetto Giovani in muri palestra, muri intermedi e muri centrali. È proprio su questa suddivisione che si basa il nuovo regolamento proposto in sede comunale. L'abbiamo spulciato e ve ne esponiamo un breve resoconto: preso atto che il comune di Verona promuove lo sviluppo della cultura e la libertà dell'arte, riconosce il fenomeno della Street Art come una nuova espressione giovanile e ne consente lo svolgimento nel territorio comunale, esso si impegna ad individuare un elenco di superfici idonee alla realizzazione di opere; sarà compito delle singole Circoscrizioni e degli uffici comunali identificare tali muri, distinti secondo un criterio di utilizzo in muri palestra, intermedi e centrali.

Anche i privati cittadini potranno segnalare la presenza di potenziali muri idonei all'ufficio per le politiche giovanili; presso tale ufficio dovrà presentare domanda chi vuole usufruire dei muri intermedi e centrali, sottoscrivendo un modulo di iscrizione al “Registro degli artisti” e mostrando il proprio curriculum artistico e le bozze dell'opera da realizzare. Nei muri intermedi la permanenza dell'opera sarà di un anno, nei muri centrali varierà tra i 3 ai 10 anni, a seconda del valore artistico di essa. Per quanto riguarda i muri palestra, saranno dati in gestione per periodi di almeno un anno ad associazioni culturali o privati cittadini che ne faranno richiesta; l'opera realizzata dovrà rimanere visibile per almeno due settimane e il gestore garantirà una sana alternanza tra le opere al fine di dare spazio a tutti gli artisti. I limiti imposti ai writers saranno il divieto di disegnare qualsiasi cosa che possa risultare offensiva del pubblico pudore, intollerante nei confronti di religione, etnia e genere, ed inoltre qualsiasi messaggio pubblicitario o propagandistico esplicito. Infine, il regolamento prevede un periodo iniziale di sei mesi dall'approvazione in cui sarà avviato un progetto pilota in una delle Circoscrizioni del Comune; al termine di questo periodo, il progetto potrà essere avviato in tutto il territorio comunale, con eventuali migliorie derivanti dall'esperienza pilota.

image
Che dire, se non che ci auguriamo che il progetto prenda effettivamente vita e che rappresenti il turning point nel rapporto lungo e travagliato tra l'aerosol art e la città scaligera: di recente mi è stato regalato un libro, stampato dalla Fondazione Cariverona, intitolato “Verona Writers: Aerosol art scaligera dal 1984 al 2014”, che testimonia l'esistenza di un fervente sub-strato culturale ed artistico affine alla Street Art già a partire dalla metà degli anni '80. Esso descrive il rapporto del writing con la cittadinanza veronese e con i suoi organi amministrativi come complesso e contraddittorio: la forte componente d'illegalità del movimento, la scarsa conoscenza delle reali caratteristiche del fenomeno hanno portato negli anni a riformulare più volte la fatidica e semplicistica domanda “Artisti o vandali?”, alla quale l'opinione pubblica ha risposto, in linea con l'immagine fornita dai media locali, scegliendo l'accezione negativa del writer-criminale. Questo almeno fino al volgere del millennio: dal 2000 le occasioni di incontro tra writers ed istituzioni aumentarono, grazie a spazi come il Centro di Aggregazione Giovanile del Saval, al contributo di associazioni come Briganti di Sherwood e di gallerie d'arte come Arte e Ricambi. Un'altra volta, dopo le elezioni del 2007, il rinnovamento politico ai vertici dell'Amministrazione fece sì che i rapporti tra writers e Comune si raffreddassero notevolmente: così, tra passi in avanti e cambi di rotta, siamo arrivati al 2018 con l'urgenza, ben colta dalla proposta di Verona Civica, di regolamentare in modo corretto questa corrente artistica di strada.

maxresdefault
Agli scettici, a chi al domandone già citato è ancora tentato di rispondere “Vandali!”, occorre compiere uno sforzo interpretativo e osservare che il graffitismo rappresenta l'unica espressione artistica che, negli ultimi decenni, abbia offerto opportunità concrete per la realizzazione di grandi decorazioni pittoriche esterne, ridando vigore alla tradizione di affrescare, a partire dai secoli XV e XVI, le facciate degli edifici pubblici e delle case private: questa inclinazione, sommata allo spiccato interesse del writer a valorizzare i luoghi e gli oggetti ritenuti convenzionalmente i meno interessanti degli agglomerati urbani, ha la capacità di contribuire moltissimo a riscattare le periferie metropolitane dalla propria condizione di anonima e indifferenziata marginalità.
Dunque, Verona città a misura d'artista?

Teniamo d'occhio la prossima mossa sugli artisti di strada, nel frattempo disegniamo salmoni su fogli e foglietti in attesa di questi benedetti muri palestra!