Hidden Verona - Centro Storico: Apart

Apart lo trovate nel contesto meraviglioso di via Santa Maria in Chiavica, in equilibrio tra il caotico centro e la tranquilla Sottoriva : una miniera di stile e di chicche per vestire il vostro occhio. Ma non solo stile infinito, anche passione e simpatia. Fuori gli occhiali e buona lettura!

Da quanti anni siete aperti e perchè
proprio qui?

Siamo aperti da più di tre anni, il negozio di ottica più recente a Verona, siamo dei giovincelli. Abbiamo delle idee che in realtà ho maturato nel corso di tanti anni di esperienza, sono ormai più di 30 anni che lavoro nel settore. Il negozio è nuovo, fresco, ma il concept è maturato negli anni.

Il centro è un ambiente molto difficile in cui sopravvivere, bisogna reinventarsi e avere dei valori forti. Uno di questi è il riuscire ad offrire una selezione che vada incontro ai gusti del cliente, perchè oggi siamo abituati a trovare tutto sul web. Qui da voi è un valore che si respira da subito, ti riconosci in questo?

Si assolutamente, noi dedichiamo tantissimo tempo alla ricerca ed alla selezione. È la base del nostro lavoro: tramite la ricerca riusciamo a proporre un mix di prodotto che va dalla nicchia ad un prodotto di buon gusto, raffinato ma molto richiesto. Il nostro successo è dovuto proprio al fatto di riuscire a selezionare alcuni prodotti alternativi, che hanno però una riconoscibilità e fruibilità marcata, insieme a prodotti più “facili”, di fascia anche più bassa di prezzo. Trovare tutto questo in un negozio solo non è scontato ed è stata la nostra scommessa: è molto stimolante perchè è un' evoluzione continua, bisogna fare delle scelte ed avere il coraggio di portarle avanti.

Cercando a priori di accontentare tutti non si riesce a creare un'identità: con un po di coraggio ho ridotto i fornitori e ho fatto delle scelte, credendo nella mia idea e portandola avanti coerentemente. In questo modo i clienti che le pensano come te ne riconosceranno il merito!

La scelta della location è stata casuale, dettata dalla fortuna o mirata?

Volevamo un
negozio particolare, che avesse un sapore di antichità ed i segni
del tempo, in una zona centrale ma leggermente defilata. Per un colpo
di fortuna un amico ci ha informato che l'antiquario qui in via Santa
Maria in Chiavica stava chiudendo ed eccoci qui. É arrivato un po'
per caso ma rispecchia la nostra idea!

E invece l'aspetto di design,
arredamento e la cura delle vetrine fa sempre parte delle tue
passioni?

Fa tutto parte
delle mie idee e delle mie passioni. Nel progetto mi ha seguito un
architetto di fiducia, ma le linee guida le ho date io: è stato
difficile programmare l'impianto luci, perchè volevamo un locale un
po' in penombra, un po' buio. A lavoro terminato abbiamo dovuto
raddoppiare le luci, perchè sul ripiano di antracite non si vedevano
gli occhiali!

Da un lato c'è un
mio desiderio di andare controcorrente per quel che riguarda la
rappresentazione standard del prodotto, dall'altro però questo
desiderio deve legarsi con la visibilità del prodotto.

Un'ultima domanda: perchè secondo
te gli occhiali sono così importanti per le persone?

Beh, prima di
tutto c'è da fare una distinzione tra occhiali da vista e da sole.
La vista è una necessità, è un senso primario che bisogna
tutelare; se da vedere discretamente puoi vedere anche meglio, grazie
ad un trattamento antiriflesso speciale, una protezione supplementare
ed un'accuratezza di montaggio superiore alla media, il risultato è
che l'occhiale ti fa stare bene.

L'occhiale da sole
invece è un acquisto più impulsivo, dettato a seconda dei casi
dalla necessità o dalla moda: può essere il desiderio di avere uno
stile proprio, di apparire in un determinato modo.

La vista è un
bene primario che possiamo trasformare in qualcosa di più, un
accessorio bello, originale e ben costruito.


Hidden Verona – Centro Storico: Butcher

Dove un tempo lontano, da sembrare in effetti il medioevo, viveva il fumoso Camelot Pub, oggi, dopo una profonda sgrassata, trovate Butcher, un curioso mix tra macelleria e ristorante. Prodotti al top della qualità con il focus sul consumo responsabile.

(tutte le foto esclusa la prima, sono copyright di Butcher e presenti sul sito http://www.butcher-verona.com/)

Quando ha inizio l’avventura di Butcher?

Abbiamo aperto nel novembre 2016 poco più di due anni fa.  Butcher nasce da un’idea di far qualcosa di nuovo in questa città. Un luogo in cui mangiare dell’ottima carne, proveniente da animali rigorosamente cresciuti al pascolo e  non provenienti da allevamenti intensivi. Un tassello di partenza imprescindibile se si punta ad offrire un prodotto di qualità.

L’idea è collegata ad una tua passione?

Nasce da una passione del vecchio chef che era qui quando ho aperto.  Mi ha “contagiato” con questa sua visione di carne di altissima qualità e da lì è nata l’idea di aprire Butcher. Poi quando lui è andato via a luglio 2017 io e Iulio (l’attuale chef) abbiamo rinnovato questa linea non perdendo mai il focus dalla qualità e stando costantemente alla ricerca di carni nuove da proporre e da far conoscere ai nostri clienti.

Ed è sia ristorante che macelleria?

Assolutamente sì. Una persona può comprare e portare a casa i tagli delle carni. È nostra premura in questo caso dare anche i suggerimenti per la cottura.

Tu sei di Verona?

Io sono campano, ma vivo qua da 24 anni, quindi in realtà mi sento e sono veronese.

Allora sai sicuramente cosa c’era qui prima di voi...

C’era il Camelot, posto simbolo di Verona. È stato chiuso per 10 anni e poi lo abbiamo ripreso e ristrutturato completamente. È stato il primo locale che abbiamo visto nella nostra ricerca, subito ci siamo detti: “No, c’è da spendere troppo per metterlo a posto”. La nostra ricerca è durata un anno, ce lo hanno riproposto, nel frattempo lo avevano pulito (ride) e alla fine lo abbiamo preso. Il pavimento era nero dalla sporcizia, noi pensavamo che una volta pulito fosse grigio, in realtà il colore era rosso. C’erano tre dita di sporcizia (ride).

Negli ultimi anni si sono diffusi vegetarianesimo e veganesimo. Credi che uno dei motivi sia anche dato dalla diffusione di una qualità sempre più bassa della carne?

Abbiamo avuto dei vegetariani qui, in particolare uno che non mangiava carne da 10 anni, è venuto con degli amici, l’ha provata e ha detto che questa carne vale la pena di esser mangiata. Sono animali che vivono al pascolo, non sono stretti in gabbia, non assumono medicine per ingrassare e ingrossarsi, ma conducono una vita sana e tranquilla. A questo come già ti dicevo non rinunciamo.

Secondo te la gente va educata alla qualità o già riconosce questo valore?

La gente è abituata a mangiare carne a prezzi bassi, ma non sa ciò che mangia realmente. Una volta entrati qui bisogna capire che è qualcosa di diverso, è una carne che ha una concezione diversa, con un’altra qualità e un altro prezzo che però quando la si mangia si sente il gusto reale. Oggi la carne è piena di medicinali, di acqua. Questo ha fatto perdere di vista ai consumatori il suo vero sapore.


Hidden Verona – Centro Storico: Double5

INTERVISTA DOUBLE5

Se non siete nella terza età, qui si parla di un negozio storico. Dalla caccia alle prime Asics Tiger comprate in lire mettendo in fila le mancette,  fino agli ultimi capi di uno stile definito che nel tempo si è evoluto senza tradire gli originali valori: lo stile Double5.

Da quanto esiste Double5?

Il negozio, sempre stato qui, esiste dal 1993. Inizialmente c’era Andrea Pensiero, poi ha iniziato un’altra attività nel 1999 (Franklin & Marshall). Da lì ho cominciato a gestire l’attività autonomamente. Fanno due decadi quest’anno.

Qual è l’attività principale di questo negozio? L’assortimento è molto ricercato e rispecchia un gusto molto preciso.

Il gusto ricercato nasce dalla cultura che mi è stata insegnata negli anni, fin da quando ero giovane. Una ricerca che poi ho sviluppato tramite viaggi ed esperienze, sempre con supporto e sostegno da parte dei proprietari che sono tuttora presenti.

Il centro è un ambiente molto difficile e complicato: per sopravvivere ci vuole una marcia in più. Intervistando i vari esercenti di questa zona però sto riscontrando del valore aggiunto che li unisce tutti, ovvero competenza e passione. Il cliente non va a comprare la scarpa su internet, ma viene qui perché trova persone competenti. Ti torna?

La passione è sicuramente alla base di questo lavoro. Quello che cerchiamo di trasmettere è anche una certa visione, una certa filosofia: noi interpretiamo la moda e cerchiamo di proporre il nostro gusto. È chiaro che oggi il mercato non difetta sicuramente di proposte perché una persona può accedere e attingere da qualsiasi parte. Chi viene qui è perché si fida del nostro gusto e della nostra selezione.

Quindi secondo te questi valori vengono percepiti dalla gente?

Noi ci auguriamo di sì. Ovviamente tutti cercano il prezzo più basso o il prodotto che non si riesce a trovare. Quello che noi speriamo di trasmettere ai nostri clienti è la nostra visione, il nostro stile.  

Con che frequenza cambia l’assortimento del negozio?

Le aziende consegnano quattro volte all’anno. Ogni 3 mesi c’è un rinnovo. Una volta si faceva due volte all’anno, adesso per necessità di mercato le uscite sono diventate quattro. Poi ci sono ogni tanto delle piccole chicche che alimentano ulteriormente gli arrivi.

Quindi la ricerca quanto tempo vi occupa?

La ricerca è sempre presente: dallo sfogliare una rivista al navigare su internet. Può durare 2 minuti, magari mezz’ora, può avvenire durante momenti dedicati o anche per caso nel bel mezzo di un  periodo di ferie. Tendenzialmente siamo sempre attenti a quello che succede per esser aggiornati e non farci scappare nulla.

Hai qualche aneddoto da raccontarci, qualche episodio?

Verona oltre ad essere una città turistica è per vari motivi anche molto frequentata da cantanti e musicisti famosi. Ad esempio viene spesso Renato Zero! Appena è a Verona per lavoro compra qualcosa per lui, per i suoi amici e collaboratori. È molto simpatico e generoso. Chiede sempre fattura (ride).

Quale sarà, secondo te, il futuro di questi piccoli negozi?

Spesso nei film e nelle serie americane si vedono gli adesivi “shop local” o “support local business”... Sono un po' romantico: mi piacerebbe che chi è di questa zona e di questa città visitasse per primi i negozi che gli sono vicini. Non vorrei mai arrivare ad un punto in cui i nostri figli o i figli dei nostri figli possano trovarsi a dover girare in un centro vuoto perché i negozi sono chiusi e a dover visitare solo realtà legate a centri commerciali e siti web. Mi piace molto il concetto legato al “shop local”.

Speriamo bene!

A proposito di questo, secondo te cos’ha in più un negozio come Double5 rispetto alle grandi catene commerciali?

Il fascino del negozio più piccolo, a dimensione d’uomo. Qui si può instaurare un rapporto personale con il commesso. Per mantenere vivi i centri storici c’è bisogno che la gente capisca quanto sia importante sostenerli.

Io credo che la gente pian piano si sta sensibilizzando a questo… Non trovi?

Per il momento noto la sensibilità sul lato del risparmio economico e magari un po' meno da questo punto di vista. Però magari diffondendo iniziative come le vostre può aiutare. Sono piccoli passi che possono innescare un nuovo pensiero e consapevolezza.


Hidden Verona – Centro Storico: Gulliver Libri per Viaggiare

Sei hai meno di 30-35 anni esiste da quando hai memoria. Un’istituzione e un porto sicuro in cui far salpare l’immaginazione. Accogliente come il salotto dello zio preferito (quello che sa tante storie e che ha viaggiato ovunque), la Libreria Gulliver rappresenta senza dubbio una delle perle preziose del nostro centro storico.

Siamo stati a scambiare due parole con Luigi Licci proprietario dall’aria mite e sapiente e indiscusso guru del viaggio.

Quando nasce la libreria Gulliver?

La libreria esiste dal 1991, ci troviamo qui in via Stella 16 dal 1993, prima eravamo comunque qui vicino, a venti metri nel vicolo Stella.

Come mai Gulliver è una libreria per viaggiare?

Perché nel 1991 era una cosa abbastanza innovativa, non c’era nulla del genere in Italia, poi piano piano hanno preso piede, anche se la libreria specializzata di viaggio fa parte di una confraternita piuttosto ristretta.

La gente entra qui con un’idea precisa o arriva curiosa in cerca di un consiglio per un viaggio?

La libreria specializzata ha, nel valore aggiunto dell’assistenza che può fornire, il motivo principale di esistere. Una libreria specializzata dà quell’elemento in più che consiste proprio nel fornire un consiglio personale sul viaggio, oltre che consegnare il libro richiesto.

Vedo qui in negozio molti mappamondi, carte e mappe…

C’è in tutto questo un fascino antiquato, ma non per questo meno forte. Una mappa era un aggiornamento di quello che non era conosciuto in quel momento. Ad oggi è un fascino di un oggetto che romanticamente è obsoleto, ma che suscita ancora interesse. Anche le carte topografiche di montagna, che vendiamo maggiormente, hanno un fascino che non tramonta.

Spesso, al giorno d’oggi, su Internet si trova di tutto. Il vero valore aggiunto per il negozio è l’esperienza ma anche la selezione: confrontarsi con il tutto di Internet ci costringe a scegliere in base alla propria visione, che è ristretta, mentre se si va in un negozio come il tuo ci si affida all’esperienza e alla selezione che è stata fatta a monte. Qui avete sia libri per viaggiare sia libri che riportano la loro esperienza di viaggio? Come si suddivide la vostra selezione?

Direi che circa il 90% sono guide e il 10% sono libri fotografici o letterature di viaggio. Con le presentazioni che organizziamo con una certa frequenza la letteratura e le esperienze di viaggio vengono esaltati in maniera valida.

Gli incontri ogni quanto avvengono e su cosa vertono?

Avvengono con una cadenza di uno o due incontri al mese e vertono sul viaggio: omaggi ai grandi viaggiatori, destinazioni interessanti che possono essere anche vicine, non necessariamente la Nuova Guinea o la Terra del fuoco. Se possibile, cerchiamo di organizzare gli incontri con gente di un certo spessore, che abbia esperienze interessanti da poter condividere.

Oltre a questi eventi organizzate altri tipi di attività?

Siamo attivi con le presentazioni, con laboratori di scrittura, di acquerelli, di fotografie di viaggio. È chiaro che per una piccola libreria indipendente non è facile, abbiamo quotidianamente lanciare il cuore oltre l’ostacolo, però ci piace dare sempre un messaggio di attivismo, piangerci addosso non porta da nessuna parte. Cerchiamo di trovare nuovi spunti per andare incontro a chi viaggi con iniziative nuove.

Salmon rivolge la sua attenzione sul territorio di Verona e provincia. Quali sono i posti veronesi che consiglieresti?  

Da neo-veronese,essendo romano, amo molto il quartiere in cui abito adesso, Filippini, un quartiere poco “spritzarolo” e fuori da certi circuiti, pur essendo piuttosto centrale. Amo molto anche Veronetta, so che è un quartiere attivo e ricco di etnicità e realtà che mi sta piacendo conoscere e  approfondire. Qui in libreria, tra l’altro, ci sono dei volumi interessanti, usciti da poco, proprio sul quartiere Veronetta.

Cosa simboleggia la targhetta appesa fuori dalla libreria?

La targhetta è qui dal 2011 ed è legata ad un artista svizzera che anni fa passando di qui ci chiese di metterla. Ne ha distribuite dalla Sicilia fino alle Alpi seguendo le tracce di Goethe, ispirandosi non tanto al posto, quanto alla toponomastica: in questo caso le piaceva il nome “via Stella”. È una targa abusiva (ride), quindi non c’è una nostra collusione, ma intriga molto e fa fermare la gente. La cosa buffa è che la frase “Mi sono persa” è stata messa di fronte ad una libreria che dovrebbe aiutare a non perdersi.


Hidden Verona – Centro Storico: IL GIRASOLE

“Du fradei. Uno è il “Pelle”. Negli anni ‘70 fornitori ufficiali delle borchie dei punk di mezza Italia, oggi maestri del cuoio nonché I Ronaldo e Messi dello S-cianco.”



E non solo. Ecco cosa ci hanno raccontato i fratelli Avigo.


In questi anni di un’economia usa e getta, cosa vuol dire lavorare con prodotti realizzati per durare per sempre?


Seconda domanda? (ride). Purtroppo è parecchio tempo che chi sente questo bisogno dell’usa e getta. Diversi clienti affezionati “protestano” domandandosi come mai i nostri prodotti non si consumano nel tempo. Una delle più grandi soddisfazioni è vedere le figlie che indossano le borse che le madri erano venute a comprare qui 30 anni fa. Tutto questo ha un aspetto negativo: il consumo, essendo molto lento, riduce la vendita. È indubbio, comunque, che è una qualità che non dobbiamo assolutamente abbandonare. È una delle prerogative del lavoro artigianale.



Si può affermare che forse si sta registrando una controtendenza e che sta crescendo la consapevolezza verso il prodotto duraturo? La gente si sta stufando all’uso e getta?


Mi fa piacere sentire questo da un ragazzo della tua generazione. Sinceramente non vedo grossi cambiamenti in questi ultimi tempi. C’era stato una parvenza, una volontà di vedere queste cose, subito dopo l’ultima crisi del 2008. Tutti quanti dicevano che questa crisi servirà per far capire alle persone che non è possibile continuare su questa strada. Sinceramente, sarà forse perché siamo la periferia della periferia, sia come zona cittadina, sia come tabella merceologica, ma finora non riusciamo a vedere cambiamenti di sorte. È ovvio che ci sono delle eccezioni, però in generale non vediamo grossi cambiamenti.



Secondo voi si tratta di una questione di educazione? È un discorso di società, c’è un clima e delle istituzioni che non aiutano? Se un domani chiudete o chiude il negozio che ad esempio rilega i libri a mano e domani siamo tutti a far la spesa da Adigeo, perdiamo parte del nostro patrimonio, del nostro DNA. Se l’Italia è un luogo che genera turismo è perché la gente vuole vedere anche questo genere di posti, respirare questa aria. Non trovate?


È un dato di fatto. Purtroppo le botteghe sono sempre più tenute in vita da persone che hanno una certa età e non si riesce, per vari motivi, a trovare un ricambio. Non credo nemmeno che sia dovuto alle nuove generazioni che non vogliono occuparsi di questo. Si tratta sicuramente di una disattenzione, un disinteresse assoluto da parte della politica locale e nazionale di preservare determinate attività. Altrimenti ci sarebbero probabilmente delle azioni da poter intraprendere. Noi non muoviamo capitali, non siamo assolutamente interessanti e quindi si disinteressano.



Esiste ancora la figura dell’apprendista in bottega?


No, non esiste più questa figura. Parlo della categoria della lavorazione del cuoio, probabilmente per altre categorie di artigiani è diverso. Noi non riusciamo assolutamente ad avere persone a pagamento che possano imparare il mestiere. Non è possibile, riusciamo a malapena a mantenerci noi. L’Italia vive di paradossi: dicono che ci sono troppi laureati e poi si trova ad essere all’ultimo o al penultimo posto nella classifica di laureati europei. È anche vero che essere laureato non comporta necessariamente escludere determinate attività lavorative, poi è ovvio che ogni individuo ha da seguire la propria volontà e capacità, ma lo può fare indipendentemente dal campo in cui ha studiato.  



Paolo, so che sei presidente anche di AGA (Associazione Giochi Antichi, organizzatrice del Festival di giochi in strada, Tocatì), parlaci della passione per i giochi antichi e di come questa passione si collega al tuo lavoro di artigianato del cuoio.


Penso la connessione sia del tutto casuale, in questa casualità è però indubbio che esiste un legame che va ricercato nella difficoltà della trasmissione. Non a caso sono due attività che sono sotto osservazione dell’Unesco, quindi l’ente preposto a preservare la cultura immateriale mette sotto osservazione sia il gioco tradizionale sia l’artigianato, perché il rischio di estinzione è pari sia per uno che per l’altro. Si tratta di una passione per attività che coincidono nel metodo, nel modo di vivere, nel loro essere in controtendenza. È necessario che qualcuno porti avanti questo sapere.


Foto Vanni Sartori


È necessario perché altrimenti si perderebbe parte del nostro DNA e Verona probabilmente non eserciterebbe più una forza attrattiva verso i turisti…


Mi domando se, anziché un centro storico, le migliaia di turisti che vengono qui trovassero vetrine che riportano pedissequamente gli stessi prodotti in tutte le città del mondo, se avessero ancora stimolo a venire a visitare Verona.


La percentuale di turisti che comprano nel mio negozio è molto alta. È invece bassa la percentuale di turisti che passano di qui. La percentuale di vendite, una volta che il cliente entra in negozio, è alta perché sono solitamente persone che non accettano di visitare una città solamente passeggiando nelle vie commerciali, ma si addentrano nei posti più caratteristici e accettano di visitare una città per quello che è effettivamente e non solamente per la percentuale commerciale che ha.



Forse si tratta di una carenza delle istituzioni: secondo me il turista di per sé vorrebbe andare in un luogo meno turistico, come il vostro negozio, e visitare zone più caratteristiche.


Non lo so, secondo me tu sei un turista particolare (ride).



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Hidden Verona – Centro Storico: DAI BRAI BUTEI

Siamo stati a fare due chiacchiere con I “Dai Brai Butei”, dell’omonima pizzeria al taglio in Corso Cavour: un faro nella notte veronese, un porto sicuro in cui approdare per un quadrato di pizza sublime (quasi) H-24.

Tra gli esponenti di spicco della pizza del centro storico, li trovate nella nostra Salmon Map del Centro Storico!

Da quanto esiste la pizzeria “Dai Brai Butei”? È sempre stata qui?

La pizzeria Dai Brai Butei esiste da circa 3 anni e non si è mai mossa da qui in Corso Cavour.  Prima di noi c’era un’altra pizzeria al taglio ad occupare queste mura, precisamente nei quarant’anni precedenti.

Sembrate molto giovani, è la vostra prima attività?

Sì, come pizzeria si.

Siete arrivati qui e siete partiti da zero oppure vi siete fatti le ossa altrove?

Abbiamo imparato i primi segreti da un vecchio artigiano di Verona che ci ha insegnato come fare l’impasto per la pizza al taglio. Da un artigiano romano abbiamo appreso come fare l’impasto per la pizza alla pala, un impasto ad altissimo contenuto di acqua.

Poi qui abbiamo avuto modo di sperimentare con le farciture e di affinare anche la ricetta degli impasti.

A livello di concorrenza cosa ci raccontate? Le pizzerie in centro a Verona... Sono più delle chiese!

Beh, concorrenza ne abbiamo abbastanza viste le continue aperture come dici tu, ma ci siamo accorti che ci basta lavorare con dedizione e amore, valori che si riversano di conseguenza nella qualità del prodotto finito… E la gente apprezza, anche perché ormai l’attenzione per la qualità nel consumatore finale è altissima.

Qualità anche nella scelta degli ingredienti?

Certamente, dal lievito (solo lievito madre), passando per le farine bio prodotte qui vicino, fino agli ingredienti freschissimi con cui farciamo le nostre pizze.

Com’è lavorare in centro?

Tutto sommato sono di più i vantaggi degli svantaggi a nostro avviso, essendo noi non proprio immersi nel centro storico, ma ai suoi “confini”.

Abbiamo un bel passaggio di clientela tra turisti e chi lavora nei dintorni, questo fa la differenza e in generale direi che non ci possiamo lamentare.

Unico neo forse l’eccessiva burocrazia.

Qual è il gusto di pizza che proprio non può mancare dal bancone?

Senza dubbio cipolla caramellata, aceto balsamico, pancetta pepe e grana, se manca quella ci linciano!

Tosta! Va anche d’estate?

Si certo ce la chiedono sempre!

Siete contenti della vostra scelta?

Sì, senza dubbio.  È spesso una battaglia, a volte molto molto dura,  lavoriamo spesso di notte, con un picco nei weekend in cui siamo aperti fino alle cinque/sei del mattino!


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FB Dai Brai Bute


IG Dai Brai Butei


Hidden Verona - Centro Storico: È Buono

Da quanto esiste È buono?

È buono esiste da due anni, anche se erano più di tre anni che stavamo lavorando a questo progetto. È un progetto sociale che prevede l’avvio di laboratori di produzione del gelato con punto vendita, per offrire l’opportunità a giovani che escono da percorsi fuori famiglia, come le comunità per minori, le case famiglia, l’affidamento famigliare, di costruirsi un percorso professionale. Molti di questi ragazzi dopo i 18 anni si trovano soli, non rientrano a casa e non vengono sostenuti a sufficienza. Noi cerchiamo di offrire a loro il lavoro attraverso questo progetto, un lavoro che per alcuni potrebbe diventare anche un vero e proprio percorso imprenditoriale: se un giorno qualcuno di lavoro si sentirà pronto per aprire in autonomia una gelateria noi lo sosteremo con il marchio.

Perché avete aperto proprio a Verona?

Abbiamo aperto qui a Verona, in Via santo Stefano 9, perché abbiamo avuto l’opportunità di trovare una bella location, in un bellissimo quartiere di Verona, molto suggestivo e unico. Un posto adatto per poter dare lavoro ad altri ragazzi di Verona.

 

 

L’idea di aprire a Verona è connessa anche al fatto che è la città in cui sei nato?

Verona è la mia città, Bosco è il mio paese. Ora abito a Ravenna per motivi sentimentali. Non a caso però abbiamo aperto qui dove si sono aperti dei canali grazie ai miei contatti che mi hanno in qualche modo riportato qui. Sono molto contento di fare questa attività in questa città, perché Verona mi ha dato tanto.

Perché la scelta di questo nome: È buono?

È buono perché è buon progetto, che vuole risolvere e dare opportunità a tanti ragazzi che da soli non riuscirebbero a costruirsi un futuro. È buono perché abbiamo un gelato che è naturale, fatto con la ricerca di materie prime che rispecchiano il rispetto e la volontà di valorizzare persone e territori che si trovano in difficoltà. Abbiamo materie prime che vengono da terreni confiscati alle mafie, che provengono dall’agricoltura sociale e dall’eco-solidale. Inoltre cerchiamo il biologico, sempre nel rispetto dell’ambiente. Non manca la ricerca di una qualità molto alta: il gelato viene preparato con procedure totalmente artigianali, tutte nel nostro laboratorio.

Ad oggi serve toccare tasti di pietismo nella gente o è più importante realizzare un prodotto che sia figo, buono e che funzioni? Il messaggio sociale del vostro progetto arriva, ed è importante che arrivi, alla gente?

Noi non abbiamo fretta che arrivi il messaggio. Se tu entri in gelateria non ti accorgi che è una cooperativa, è una gelateria normale, con persone che lavorano. Chi viene a conoscenza capisce, però non vogliamo fare pietismo. Se io vado a mangiare un gelato, ci vado perché ho voglia di prendere qualcosa di fresco, dolce e di fare una pausa. Quindi voglio staccar la mente, sorridere. Il nostro spirito è quello di entrare in sintonia con il cliente rispetto a questo suo bisogno. Il nostro obiettivo non è dimostrare agli altri che stiamo facendo una cosa speciale, il nostro obiettivo è che quello che noi andiamo a proporre sia avvincente, perché questo ci permette, nel momento in cui facciamo degli utili, di poter aprire altre gelaterie e di poter dar lavoro ad altri ragazzi. È una onlus, quindi nessuno incassa percentuali sugli utili. Una volta pagati gli stipendi, tutto ciò che avanza viene investito e messo a disposizione per un altro progetto nella stessa o in un’altra città. Così possiamo creare altri posti di lavoro.

Ci sono altre aperture in programma?

Sì, l’anno prossimo abbiamo intenzione di aprire un altro punto vendita a Bologna e uno a Lecce. Tra il 2019 e il 2020 vorremo aprire una gelateria in Sicilia, a Palermo.

Quali sono i vostri orari di questi mesi?

Terremo aperto tutti i giorni fino al 6 gennaio, poi faremo la pausa invernale dal 7 gennaio al 28 febbraio. Riapriremo il 1 marzo.

C’è un gusto bandiera, un gusto simbolo di questa gelateria?

Il San Fruttuoso è il primo gusto che abbiamo ideato, dal nome del quartiere di Genova dove si trova la gelateria. Si tratta di un gusto particolare con un retrogusto di basilico. Prepariamo un’infusione del latte col basilico, poi aggiungiamo ricotta, scorza di limone e miele. Per alcuni potrebbe essere impegnativo, però rappresenta la nostra prima invenzione. E poi abbiamo un gusto tutto veronese: Sbrisolona e recioto bianco di Soave.

Manca il gusto pearà e ci siamo. 


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FB È Buono


IG È Buono


Hidden Verona - Centro Storico: Kiddy Kabane

Com’è iniziata l’avventura Kiddy Kabane?

Prima di iniziare con Kiddy Kabane ero già nel settore della moda. Mi ero specializzata in ricerca di tessuti. Poi durante la mia gravidanza mi sono messa alla ricerca di tutti quei prodotti che mi servivano per il bambino: dai vestiti ai giocattoli… Ho scoperto un mondo! Un sacco di prodotti bellissimi per un’attività che univa passione e esperienza maturata nel settore dei tessuti… Aggiungi la necessità di “crearmi” un lavoro e il gioco è fatto, nasce Kiddy Kabane nella sua prima versione di Shop Online, basato su ricerca e rivendita di prodotti che selezionavo.

Tutto questo succedeva circa 5 anni fa, a seguire il primo negozio “fisico” in via Carega per poi giungere, ad oggi, qui  in via Scudo di Francia nel cuore del centro di Verona.

Sembra il percorso inverso rispetto a quanto ci hanno abituato i tempi: di solito i passaggi sono, meno negozio e più magazzino, fino a chiudere il negozio per vendere solamente online…

È vero. Kiddy Kabane però fa eccezione. Un aneddoto chiave che mi ha permesso di fare questo percorso “inverso” sta nel fatto che quando la gente acquistava al tempo del negozio online mi chiedeva continuamente se esistesse un luogo “fisico” in cui venire per vedere e toccare i prodotti.

Specialmente da parte delle persone a Verona, che associavano Kiddy Kabane alla città e si aspettavano di poter trovare un luogo in cui “entrare”.

Poi fondamentale il fatto che si tratti di prodotti per bambini… C’è molta attenzione per la sicurezza e i materiali.

Aprire un negozio a questo punto mi è sembrato un passaggio naturale.

Quanto tempo ti prende la ricerca e selezione dei prodotti?

Moltissimo, forse la maggior parte del tempo che impiego in questa attività. Principalmente per due motivi: il primo sta nel fatto che uno degli aspetti che differenzia un negozio fisico dall’online è proprio la ricerca e la selezione, che se fatta con competenza crea vero e proprio valore aggiunto, il secondo aspetto, davvero fondamentale, è semplicemente che questa attività è la parte che di gran lunga preferisco del mio lavoro!

È davvero molto interessante… quindi su che base fai la tua selezione?

Tutti i prodotti che trovi in questo negozio, dall’abbigliamento ai giocattoli, rispondono a mio avviso a tre criteri fondamentali: ovvero essere belli, sicuri e sani.

Questi tre aspetti sono imprescindibili. Poi mi piace molto selezionare anche in base ai materiali: Adoro il legno, i tessuti e il cartone. Questo non solo per gusto personale, ma anche per rispetto dell’ambiente… La plastica la lascio a qualcun altro!

Sono dei bellissimi valori! Credi che alla gente arrivi questo messaggio?

Direi di sì, per la maggior parte delle persone che entra qui dentro, specialmente se si parla del cliente affezionato. Anche se rimane sempre qualcuno che non riesce a cogliere tutto questo. Per alcuni ad esempio non passa il concetto che dietro un prezzo leggermente più alto della media ci può essere un prodotto testato, certificato e studiato per essere idoneo per un bambino. A volte entrano, danno un’occhiata ed escono forse convinti di poter trovare altrove la stessa cosa ad un prezzo inferiore…

Difficile convincere gli adulti! E i bambini?

I bambini quando entrano qui dentro non sono da convincere, si appassionano immediatamente…Quindi sì, decisamente più difficile convincere gli adulti.

Un aneddoto simpatico da raccontarci?

Una volta è entrato per comprare qualche capo d’abbigliamento per i suoi figli…il principe Saudita! Con tanto di guardie del corpo ad anticiparlo per controllare il negozio. È successo veramente! Spero che ripassi e mi piacerebbe davvero tanto sapere chi gli ha suggerito di passare da Kiddy Kabane!


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FB Kiddy Kabane


IG kiddy Kabane


È arrivata la Salmon Map del centro storico

Forse alcuni di voi già l'avranno tra le mani, per tutti gli altri ci sono due strade: andare nei luoghi presenti sulla mappa e prenderne una copia oppure scaricarsela in pdf qui (o qui per il jpeg).

Ci piace l'idea di spiegarvi come l'abbiamo fatta.

Per questa mappa, come per quelle dei quartieri ora in lavorazione e di prossima uscita, tutto è inizia da una cena, ospitata a casa di un residente della zona in questione, in cui si invitano alcune persone che abitano nel quartiere e altre che lo vivono per altri motivo, come ad esempio per lavoro. (Se ti viene voglia di venire alla cena del "tuo" quartiere ti basta iscriverti al gruppo Facebook Branchi di Salmoni e rispondere ad un'eventuale call!)

A queste cene sono i residenti stessi a segnalarci i luoghi che finiranno sulla mappa: si tratta quindi di vere e autentiche chicche da local vero! 

E poi? E poi servirà raccogliere qualche soldo per stampare e distribuire questa mappa no? È quindi in questa fase che tutti questi luoghi vengono contattati per chiedere loro di contribuire alle spese della mappa. Li contattiamo uno per uno per avvisarli che sono stati segnalati dai residenti come il meglio del loro quartiere e che saranno nella mappa Salmon a prescindere che abbiano voglia e possibilità di contribuire. (Vi stupirà sapere che accettano di contribuire di buon grado abbastanza esercenti da coprire le spese di realizzazione della mappa!).

Si finalizza con un serrato lavoro grafico, foto di rito, creatività salmonica per creare i contenuti, si impacchetta tutto, si spedisce a i migliori salmon-stampatori della galassia AKA Grafiche Siz.

Le mappette vengono poi distribuite ancora calde nei luoghi presenti nella mappa e in altri tattici avanposti sparsi per tutta la provincia!

 Cosa succede ora?

Ora stiamo lavorando alle mappe dei quartieri limitrofi al centro, per poi passare alla mappatura anche della provincia.

Hai un'attività e vorresti fosse inserita nella mappa? Hai un b&b e vorresti qualche mappa per i tuoi ospiti? Hai qualche domanda in generale? Scrivici due righe qui.

Una pinna sulle spalle,

I salmoni