RAL3022 ROSA SALMONE #03 - compro-smetti
La rubrica di Salmon che parla DI, AL e CON quello strano organo pulsante che sta tra le branchie e la vescica natatoria e spesso confonde le acque limpide del mare interiore.
Da pinna a pinna, da branchia a branchia,
sempre Vostra
Salmona Pastura
salmonapastura@gmail.com
_____
Proprio tre giorni fa, nuotando intorno all’isola di Albarella in cerca di qualche VIP da paparazzare, ho incontrato per caso la mia vecchia amica Ludmilla, una sirena dai capelli rossi che credo Voi Salmoni e Salmone di terra siate abituati a chiamare Ariel. Non so se ricordate la sua storia, ve la faccio breve:
in gioventù la ragazza era parecchio indisciplinata e - contravvenendo alla logica e ai divieti del padre- scese a patti con la peggior cattiva di tutti i mari, barattando la sua voce per un paio di gambe che le avrebbero concesso un giretto sulla terraferma.

Ed è proprio questo il punto interessante.
Ariel è scesa a patti, ha fatto un compromesso in cui ha rinunciato a se stessa in nome di una curiosità, di un capriccio. Poi a Lei è andata bene, per carità, ma se non fosse sempre come nella “versione Disney” delle cose?
Ora, seriamente, parliamone fuor di metafora come è uso tra umani adulti.
Quante volte siamo scesi a compromessi con qualcun* o con noi stessi?
Io credo sia capitato a tutti.
Ve lo dirò chiaramente: nella vita bisogna sudarsi (quasi) tutto e la nobile arte del mercanteggiare vale ed è sacrosanta anche nei rapporti umani, ma compromettersi e “morire a sé stessi” mai. Quindi, se si tratta di andarlo a vedere la domenica al derby con il Porto San Pancrazio o di accompagnarla da Zara in via Mazzini il sabato pomeriggio, passi: fa parte di quella sottile magia chiamata “conciliazione” tra esseri umani, che fin dagli antichi Greci ci viene tramandata.
Ma se vi chiede di contravvenire ai vostri principi morali per amor suo o se - ancora peggio- siete Voi stess* a soffocarvi e a farvi andare bene cose che non vi vanno giù o sulle quali non siete d’accordo, pur di tenervel* (o di accaparrarvel*), allora è un COMPROMESSO. E dai compromessi, molto spesso, si finisce per cavare niente di buono.

Per spiegarla utilizzando il “modo umano” di approcciarsi al mare, potremmo dire che i compromessi si rivelano nel punto in cui si inizia a non toccare più. Un compromesso appeso alle caviglie zavorra l’umano che tenta di prendere il largo e fin tanto che la testa resta fuori dal pelo dell’acqua, la situazione è governabile ma quando si decide procedere ancora verso l’orizzonte, il povero umano inizierà ad ingurgitare generosi sorsi d’acqua salata.
Quindi ecco, miei adorati pesciolini umani, potrà anche succedere che beviate (e tossiate) qualche volta, ma mollate il compromesso prima che vi faccia affogare.
Dimenticavo.
Ludmilla sta ancora col marito e vive sulla terraferma, a Bardolino, dove ogni tanto va a cantare al karaoke tra i turisti olandesi. Ma appena ha un minuto libero imbocca l’autofiume Mincio-Po-Comacchio e corre al mare a sgranchirsi la (ex) pinna caudale, perché, in fondo, non ha mai completamente rinunciato a se stessa ed per questo che si è salvata un po’.
SALMONA PASTURA
RAL 3022 ROSA SALMONE #02 (come si sgranocchia un* ex)
La rubrica di Salmon che parla DI, AL e CON quello strano organo pulsante che sta tra le branchie e la vescica natatoria e spesso confonde le acque limpide del mare interiore.
Da pinna a pinna, da branchia a branchia,
sempre Vostra
Salmona Pastura
salmonapastura@gmail.com
___
Di recente ho scoperto che il marito di Lorena Bobbit dopo la fine del processo e dopo aver ricevuto qualche punto di sutura che lo ha (per così dire) rimesso in piedi, ha iniziato una florida carriera nel mondo del porno.
Sembra incredibile che lui, il protagonista della più famosa evirazione del Novecento, abbia intrapreso una carriera del genere, no?
Ora ditemi se non è vedere il bicchiere mezzo pieno, questo!
Passiamo tutti attraverso dei momenti orrendi in cui ci sentiamo smarriti come vegani alla sagra del bollito e pearà, abbandonati come bicchieri in Piazza Erbe il venerdì sera o consumati come gomme a fine anno scolastico. Per questo dovremmo iniziare ad allenarci ad essere come il signor Bobbit ed imparare a vedere il “bright side”, che spunta dal retro del nostro momento nero. Ad esempio, invece di iniziare a fare osservazione compulsiva del profilo del/la vostr* ex per scoprire qualche indizio sulla sua nuova fiamma, dovreste lavorare sull’idea opposta:
DIVENTATE L’EX CHE LA SUA NUOVA FIAMMA STALKERERÀ PER CARPIRE INFORMAZIONI.

Credetemi, dovreste provarci. E magari chiedete a Zuckerberg di mettere il tasto “Pop corn” sotto il vostro profilo, in modo che possa sgranocchiare qualcosa mentre si gode lo spettacolo di voi che uscite dal tunnel fischiettando la marcia trionfale dell’Aida più carichi del coro dell’Arena. Via libera quindi alla condivisione del vostro benessere artificiale, alla messa in piazza della vostra felicità posticcia e all’esposizione delle vostre soddisfazioni momentanee. Una sola regola: ESAGERATE CON NATURALEZZA, disinvolti come nulla fosse. Quindi mie belle pescioline, curatevi di apparire come distratte Audrey Hepburn in mezzo alla bolgia sudata e sbronza del Fortino. E Voi, miei amati salmoncini, fate in modo che il tag vi colga quando vi guardate attorno quasi annoiati, in mezzo alle giovani e bellissime matricole che vi circondano al Campus.
Anche su questo delicatissimo terreno, Mr. Bobbit ci illumina la via.
Dovete sapere, infatti, che una volta iniziata la carriera nel cinema, il nostro eroe ha pensato di celebrare la cosa aggiungendosi un secondo nome e trasformandosi in John WAYNE Bobbit: una mossa azzeccatissima per uno che aveva una carabina Winchester da cow boy, diventata improvvisamente un fucile a canne mozze.
SALMONA PASTURA
RAL 3022 Rosa salmone
La rubrica di Salmon che parla DI, AL e CON quello strano organo pulsante che sta tra le branchie e la vescica natatoria e spesso confonde le acque limpide del mare interiore.
Da pinna a pinna, da branchia a branchia,
sempre Vostra
Salmona Pastura
salmonapastura@gmail.com
---
Fate conto che io vi parli dall’alto di una lunga vita tra i sette mari.
Su e giù per le acque salate e dolci del mondo, ho imparato a conoscere lo slang dei popoli per tentare di capire cosa succede attorno a me. In questi ultimi anni, c’è un termine che ho sentito diffondersi tra i giovani sulle rive dell’Adige e che mi è sembrato illuminante: DISAGIO.

Spesso, anzi spessissimo, sono giovani pescioline ad usare quel termine per descrivere tutta una serie di situazioni ed eventi relativi ai loro coetanei maschi.
Vi porterò qualche esempio:
- disagiati livello base sono quelli che dicono A e poi fanno B: oggi ti presento ai miei, domani non salutarmi se mi vedi al Mala, tra una settimana forse t’amerò. Nulla di troppo grave e mediamente diffusi, si combattono con un bel vaffa al secondo cambio di rotta.
- disagiati che non sanno di esserlo sono gli indecisi, quelli che “ci devo pensare” o ancora peggio i diffusissimi “fai tu”. qui il test è semplice: portalo al bar e vedi in quanto tempo sceglie cosa bere.
- disagiati in 2D, quelli che le donne le preferiscono al telefono, via facebook, instagram, per info e prevendite 348*** ma che al tuo “vabbè, ma quindi ci vediamo?” devono recuperare il cugino adolescente all’Alter o hanno la “cena coi butti”. iscriveteli agli igers.verona e non se ne parla pìù.
- disagiati “notturni”, quelli ti chiamano nel cuore della notte ma mai per dirti “sono sotto casa tua”. Apprezzabili in giovane età, poi basta chè la mattina dopo ci dobbiamo alzare presto e ormai non abbiamo più vent’anni.
- disagiati “pescatori” sono quelli che lanciano pastura a piene mani, che ci provano con te e con la tua amica contemporaneamente, confidando nella legge dei grandi numeri.
- disagiati “chiodo” o più semplicemente “i fissati”. Qualsiasi fissazione ossessiva rappresenta disagio, che essa sia l’Hellas, la palestra, il lavoro o la mamma. Tra questi, menzione d’onore va ai “disagiati supereroe”, cioè i fissati con specifica delega al “salvare il mondo” (vedi volontari su ambulanze ed elicotteri, bagnini, studenti di medicina, machi di varia natura)
- disagiati alla Bob Dylan, altrimenti detti “spocchiosi”, quelli che paiono doverti regalare ossigeno e sangue ogni volta che si disturbano a considerarti. anche meno, grazie.
- disagiati il cui cavallo di battaglia è “ti stavo per chiamare” o il più etereo “ti stavo giusto pensando”: imbonitori da quattro soldi, andate a raccogliere firme contro la droga in piazza Brà, và.
- disagiati affetti da aritmia, cioè quelli riassumibili sotto il cappello del “tu sei perfetta ma io non sono pronto/non è il momento/non è la stagione”, come se fossero ciliegi cui chiedi di fiorire a novembre
- disagiati “I like your style”, cioè quelli a cui piacciono le tamarre e che non si sa perché oggi ronzano attorno a te. insomma quelli che fino ieri andavano al Territorio e da quando non c’è più han smarrito la bussola.
- disagiati “118”, i miei preferiti. Loro sono quelli che nella vita capitano a tutte, sono un passaggio obbligato, uno scotto da pagare alla natura che ti ha fatta femmina e, quindi, inevitabilmente crocerossina. Lui è il classico che col suo essere ammalato di problemi e turbe psicologiche sia reali che immaginarie, finisce per fare chiamare a te l’ambulanza, ma non per ricoverare lui, quanto per salvare te dal prossimo “impazzimento”. Inevitabile, ma cercate di accorgervene prima possibile e fuggite, in sella alla prima ambulanza che passa.
Qualora, quindi, doveste incappare in uno o più di questi segnali, mie amate pescioline d’Adige, DATEVELA A GAMBE e non a lui.
(Oppure sì, concedetevi se vi va, ma poi via di corsa.)
SALMONA PASTURA