"Le cose e i luoghi"
Diario di bordo ep. 2

Avete mai pensato a quante cose ci sono in un posto?
Forse soltanto pochi di voi, perché ste cazzate le notano solo gli over-thinkers come me.
A volte mi capita di notare quante cose contenga un posto e come spesso ci siano realtà parallele, non più o meno belle, non più o meno accoglienti, semplicemente ci sono, e sono così diverse eppure così simili.
In un posto non ci sono solo abitazioni, persone, strade e negozi, ma anche idee, storie, rapporti, amori. È meraviglioso.

Quanti fili rossi invisibili legano posti e persone? A volte non li riconosciamo neanche dentro noi stessi, figuriamoci in luoghi che non abbiamo mai visto e in persone che non abbiamo mai conosciuto. E che magari non vedremo e non conosceremo mai (mette anche un po’ di paura questo pensiero qua).
Per esempio: mi sono messa a pensare quanto siano diversi i dintorni della mia attuale casa e quelli della mia casa natale. “Ma questa è geografia”. No, non pensatela così.
Vedetela come uno scenario dove siete stati piazzati e dove ci avete disegnato le vostre storie: da una parte ci sono le colline, le montagne, i boschi; dall’altra invece ci sono le scogliere, il mare, la sabbia.
Differenze esagerate, eppure ognuno di noi appartiene ad uno scenario diverso e ognuno ci costruisce su qualcosa.
Ci sono le storie di mare e ci sono le storie di montagna e questo fatto qui mi affascina tremendamente.
Pensateci: c’è chi di voi, con le famiglie o con gli amici ha vissuto i trekking, i campeggi, i rifugi, le nevicate. Cose che io non ho mai visto. Al contrario, se non siete mai stati in Salento, c’è chi ha vissuto le nuotate, i falò sulla spiaggia, il bagno i primi di maggio, il beach volley.

Storie di amicizie, tradizioni, di famiglie coltivate così, appartenendo a luoghi, conoscendoli come le proprie tasche.
Voi avete un luogo al quale siete legati? Io sì. È il molo di San Cataldo, in provincia di Lecce. Un quarto d’ora di macchina da casa mia, perché da noi raggiungi il mare in pochissimo tempo.
In realtà i Leccesi quando pensano a questo posto storcono il naso perché non è uno dei più belli. Devo ammettere che ha anche quel fastidioso odore pungente di alghe perché la corrente le deposita tutte lì, però quando inizio a sentirlo da qualche metro, capisco che sono quasi arrivata. O se sono lontana mi fa capire che vento c’è perché lo porta nella mia direzione.
Ci vado quando devo svuotare la testa. Lì c'è sempre una barchetta parcheggiata ed io mi ci metto sempre di fronte perché il vederla galleggiare e seguire l’increspatura dell’acqua mi da un senso di tranquillità infinito. In questo posto di mare ci ho passato l’infanzia, forse è per questo che ci sono affezionata, nonostante non sia una delle spiagge più belle. Di fronte c’è anche casa dei nonni. Adesso c’è solo nonna, ma ricordo che nonno mi portava su questo molo dove ci sono gli scogli a prendere i paguri. Ogni anno compravamo un retino nuovo e qualsiasi ora del giorno fosse, se chiedevo di accompagnarmi, mi diceva sì e mi ci portava, perché “li piccinni (i bambini) si divertono così”.

È proprio questo quello che intendo: forse nel frattempo, dall’altra parte d’Italia, c’era qualche ragazzino che viveva la mia stessa cosa, ma invece del molo era seduto su di un masso. Invece del mare, davanti aveva una distesa di prato verde in altura.
Però condividevamo e confideremo lo stesso ricordo.
È possibile tutto questo che vi sto dicendo sia davvero banale ma, soffermandosi un attimo, tutto questo fa notare che non c’è mai troppa differenza o troppa distanza e che vedere le cose sotto più punti di vista non è mai sbagliato.
Qui l’occorrente per iniziare a pensare sottosopra: avventure, esperienze, curiosità e, a mio avviso, sempre un paio di occhiali da sole. Perché siamo cool.
Ci vediamo al prossimo episodio *di pippe mentali ed esistenziali*.
Aurora
How I Became a Salmon
Diario di bordo ep.1

Questo titolo nella mia testa faceva ridere.
Partendo dal principio: ciao, sono Aurora, ho 24 anni.
Non sono Veronese neanche per sbaglio, ma vengo da Lecce. Mi sono ritrovata catapultata per caso in questa città per motivi di studio perché dopo la mia laurea non avevo idea di cosa fare della mia vita. L’idea di ricominciare da capo l’università era terrificante, ma sapevo anche che se avessi voluto fare quello che avevo in mente, trasferirmi era l’unica soluzione perché a casa mia non c’era il corso a cui volevo iscrivermi.
Era terrificante anche questo, nonostante la voglia matta di andar via.
Ma che ca**o c’è a Verona? Niente!
A chiunque parlassi di questo trasferimento, ricevevo solamente una risposta fatta con lo stampino: “te la sconsiglio, è una città di fascisti, chissà come vengono trattati lì i meridionali”.
Raga, vi giuro, io non ho mai smentito nessuno più di così. E io amo la polemica.
Forse è perché mi entusiasmo con poco e mi meraviglio delle piccole cose stupide, ma io in questa città non ho visto altro che colori. Bellezza, in ogni dove io guardassi.
Le persone sono silenziose e io lo apprezzo particolarmente. Ma Verona è Dottor Jekill e Mr. Hyde. Alcune zone, alcuni luoghi in particolare, sono l’opposto: sembrano i posti di Berlino, quelli scuri, con la musica alta, con la gente strana e fuori di testa, quei posti dove si fa casino.
I salmoni li ho scoperti in uno di questi locali dove si suona e dove ero solita andare il giovedì sera con quei pochi amici che sono riuscita a farmi (e il problema non sono le persone, sono io che non so fare amicizia).
“Siamo sponsorizzati da Zecchini Strumenti Musicali e da Salmon Magazine”.
Salmon Magazine? Ma che è? Ho chiesto un po’ in giro e alla fine sono riuscita ad avere un incontro col Salmone Supremo. “È interessato a te, vai a parlarci”.
Delirio. Su questi schermi ho imparato e rifinito i miei interessi, quello che mi piace fare: comunicare. Lo sto facendo anche adesso. Mi piace parlare delle persone e soprattutto comunicare qualcosa di bello alle persone. Spero di essere riuscita a farlo anche con questo post, invogliando chi cerca la propria strada a girare, cercare, curiosare in giro. Che sia Verona oppure no, fate i cani da tartufo.
Ci vediamo al prossimo episodio di questo format e andremo un po’ più a fondo a queste storie che man mano sto scoprendo.
Una pinnata affettuosa,
Aurora
ig: @auroraeyo
Storie in punta di matita
In occasione del workshop che si terrà sabato 11 Giugno presso Lino’s & Co, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Francesca Corso, artista e illustratrice.
Ci è piaciuto molto come ha saputo parlarci con trasparenza e genuinità della sua passione ed è per questo che abbiamo deciso di condividerla con voi perché amiamo parlare alle persone e soprattutto raccontarle.
Tutte le info per partecipare al progetto sul nostro profilo Instagram e su quello di Francesca (@fc.illustration).
Intervista di: Aurora Lezzi
Come ti chiami e che lavoro fai?
Mi chiamo Francesca Corso e sono un’illustratrice, lavoro per diverse case editrici, tra cui “uovonero”.
Cosa ti piace del tuo lavoro?
Mi piace il poter esprimere un concetto attraverso un disegno, un segno o un colore e quindi trasformarlo in qualcosa di visivo. Questo vale per una storia, che può essere una fiaba, quindi creare una sorta di mondo in cui far vivere quella storia e i personaggi stessi che ne fanno parte. Mi piace poi il rapporto che si ha alla fine di un progetto editoriale, perché essenzialmente, facendo libri per bambini, mi piace il processo che c’è all’inizio e soprattutto alla fine, quindi vedere la reazione dei lettori. Vedere la sorpresa negli occhi di chi guarda è la cosa più bella in assoluto. La parte più divertente, però, è quella creativa: il momento in cui ti arriva un testo e tu inizi a lavorarci. Devi pensare a un mondo totalmente nuovo e farlo tuo al cento per cento, rispettando la storia e l’autore.
Quindi ti basi su una storia già esistente?
Lavorando con case editrici, la maggior parte delle volte, mi viene commissionato un testo, che più essere una fiaba piuttosto che una storia a caso, e il mio compito è quello di trasformare in segni, forme e colori ciò che è scritto a parole. Il compito di un illustratore è quello di dire attraverso un disegno ciò che un autore non dice con le parole: è un completare la parola dell’autore.
Di conseguenza, da parte tua c’è uno studio della storia?
Sì, c’è assolutamente tantissimo studio. Una volta che hai il testo davanti, inizi a studiare i personaggi, la loro identità, l’ambiente in cui si muovono, i costumi..tutto. È come se fossi una sorta di scenografa e mettere in atto la storia, perché hai la base e il resto lo costruisci tu. Devi studiare il personaggio perché nella storia deve reggere tutto, non può esserci niente lasciato al caso o di non completo.
Quando hai scoperto di avere questa tua passione e quando hai capito di volerla comunicare?
Credo fin da piccola, anche perché gli album illustrati mi hanno sempre accompagnata. Magari inizialmente non ci davo molto peso nonostante l’arte mi sia sempre piaciuta, però da piccola non pensavo di fare questo da grande. È un percorso che ho raggiunto più tardi nel momento in cui ho capito che volevo creare qualcosa di mio e questo ti da la possibilità di farlo a pieno e di dare voce a quello che pensi e che vedi, che poi questo è proprio il concetto su cui si basa l’illustrazione: l’illustrazione è anche osservazione di tutto ciò che ti circonda, a livello visivo ma anche emotivo.
Quindi ti è sempre piaciuto disegnare. Sei autodidatta o hai seguito degli studi?
No, non sono autodidatta, ho studiato. Io ho fatto il liceo artistico qui a Verona e seguivo l’indirizzo di discipline pittoriche. In realtà volevo fare la restauratrice, quindi un lavoro che non ha niente a che fare con quello che faccio adesso. Poi sono resa conto che quello del restauratore è un lavoro in cui agisci e operi su opere che sono di altri, mentre io volevo qualcosa di mio. Quindi, dopo i cinque anni di liceo, ho studiato per tre anni alla scuola internazionale di comics e illustrazione a Padova, poi ho integrato con dei corsi estivi tenuti da diversi illustratori professionisti e infine ho seguito un master di illustrazione editoriale a Macerata e questo è quello che mi ha dato la possibilità di fare il mio attuale lavoro perché prima avevo le basi ma non ero ancora pronta.

Hai detto che sei stata a contatto con vari professionisti, pensi quindi di ispirarti a qualcuno per lo stile dei tuoi disegni?
Ho avuto diversi maestri, ma non credo di averne uno che mi ha ispirata. Prima sì, ho avuto un periodo in cui ero fissata con alcuni artisti mentre adesso no, penso che il mio stile sia il frutto di influenze di più cose, di più illustratori, anche perché mi piace attingere anche alla storia dell’arte, ad esempio, per la scelta dei colori
E collaborando con case editrici, tu sei libera di utilizzare il tuo stile o te ne viene imposto un altro?
Si sono libera di usare il mio stile anche perché la tecnica che uso è una tecnica che ho metabolizzato nel corso degli anni e che ho reso sempre più mia, quindi nel momento in cui una persona mi chiede di lavorare, sa già che uso quella tecnica lì e che il mio modo di lavorare è quello.
Cosa utilizzi per creare i tuoi disegni?
Utilizzo i pastelli.
Quindi fai tutto a mano? Non hai mai usato la tavoletta grafica?
Poco e niente. Faccio tutto a mano, la tavoletta l’ho utilizzata imparando da autodidatta ma non mi sento super brava. Preferisco il tradizionale, più che altro perché quando credo qualcosa mi piace la parte manuale, materica, sentirti un tutt’uno con quello che fai anche sporcandoti le mani, scegliendo la grana della carta tutta un’altra cosa.
E per quanto riguarda le tue illustrazioni, secondo te, le forme e i colori che dai sono importanti per comunicare qualcosa in particolare? Soprattutto rivolgendoti a un pubblico di bambini.
Qui si apre una parentesi, perché l’album illustrato di solito è concepito come un libro per bambini. In realtà va dai 0 ai 100 anni, non ha età. Ovviamente cambia il linguaggio in base a chi ti stai rivolgendo, però magari un bambino può leggere delle cose mentre un adulto tante altre. Io non utilizzo neanche un linguaggio così infantile ma piuttosto può essere apprezzato sia dai piccoli che dai grandi. La scelta del colore è fondamentale: avendo fatto una scuola di base pittorica, ho imparato che il colore è estremamente importante e a volte mi viene suggerito dalla storia stessa. Se è una storia che parla di cielo, il colore di base ce l’hai già. Dopo, a seconda di quello che provi leggendo la storia, ti vengono suggerite altre palette ed altre sfumature.Dipende un po’ anche dalle correnti del momento, ad esempio adesso sono molto in voga i colori grafici, molto fluo. A me però piace restare nel neutro, nel tenue.
Stando all’iconografia del colore, per quanto ne so io, il rosso è spesso associato al gioco. È vero che è utilizzato per attrarre di più l’attenzione, soprattutto dei piccoli?
Il rosso è un colore più violento. In maniera più tecnica, quando vai a bilanciare una composizione, se c’è un elemento rosso, quest’ultimo lì attirerà di più l’attenzione rispetto a tutto il resto. Non funzionerebbe neanche cercare di dosare il colore. Poi, io ho dei colori in particolare che uso spessissimo: il blu, il viola, il verde, l’arancione.
Ma hai avuto a che fare più con fiabe o con favole?
Ho illustrato delle fiabe e anche storie un po’ poetiche che parlavano di artisti o musicisti piuttosto che storie che trattano argomenti difficili come il cancro o la morte. Non sono sempre fiabe, sono storie.
E per quanto riguarda le fiabe, sono sempre recenti o anche vecchie come le più famose, quelle che tutti conoscono?
No, mi è capitato di illustrare due fiabe di Andersen, come la “Principessa sul pisello”, ed è quella che leggeremo durante il laboratorio.
A proposito di questo, è tua l’idea di realizzare questo workshop? Se sì, è la prima volta? Chi speri di coinvolgere?
Sì, è stata una mia idea. Mi è capitato di organizzarne altri ma solamente con i bambini, mai con gli adulti. Mi piacerebbe coinvolgere i ragazzi adolescenti per lo più di 15,16 anni, che già hanno più consapevolezza di ciò che andranno a fare. È per questo che ho distinto la giornata in due: al mattino i più piccoli, nel pomeriggio pi grandi. Per i bimbi, ovviamente, il tutto si svilupperà come se fosse una sorta di gioco e dovranno realizzare una corona con elementi naturali e semplici come tempere, colla, forbici, legno e foglie per diventare “i guardiani del bosco”. Mentre, per gli adulti, sarà più tecnico e vorrei avvicinarli alla tecnica da me utilizzata, vale a dire il pastello secco su carta: realizzeranno una cartolina che porteranno a casa. Non ci sarà una storia da seguire ma tre suggestioni di tre autori diversi riguardanti la natura: forme semplici, naturali, senza figure architettoniche o animali. Propongo io un tot di immagini e quindi loro riprodurranno la suggestione data da quell’esperienza visiva: ad esempio, cosa provo davanti ad un campo di fiori?
Pensi di poter trasmettere la tua passione con questo tipo di progetti?
Sì, è esattamente il mio intento. Far avvicinare anche chi non conosce per niente di questo mondo, o magari lo conosce e non ne ha mai fatto parte. Anche se non si è capaci, il pastello che utilizzo io ti da la possibilità di essere “comodo”. È meno impegnativo di un pennello. Essendo polvere, si può utilizzare in diversi modi, con tutta la libertà che vuoi. Non c’è bisogno di essere bravi a disegnare. Una cosa interessante di questo libro a cui ho lavorato è che è “inclusivo”, nel senso che la storia può essere letta anche da chi ancora non è capace di leggere o ha difficoltà nel farlo. Questo grazie ai tre modi di lettura: quello visivo, quindi le immagini, quello tradizionale del testo scritto composto da frasi semplici e anche la traduzione in simboli PCS, che sono dei simboli che vanno a tradurre le parole, per esempio: “il principe è in cerca della vera principessa”. La parola vera sarà tradotta con un pollice in sù: il bambino che ancora non sa leggere capirà cosa si vuole dire in questa frase e a lungo andare saprà anche leggere quella parola collegandola al simbolo.
Non ho mai visto niente del genere ed è davvero molto bello, originale e soprattutto interessante. È una tua idea?
È un’idea della casa editrice; sono anche specializzati in più rami, fra cui questo. Trattano tematiche come l’autismo, la dislessia.. sono molto attenti a questi argomenti e cercano di includerli. Tra l’altro anche il formato è particolare: è un libro quadrato rilegato con le pagine che vanno dalla più grande alla più piccola in modo che i bambini, non avendo ancora molta mobilità nelle mani, non strappino le pagine nell’intento di sfogliarle. Si chiama formato “sfoglia-facile” ed è proprio stato inventato e marchiato da loro.

Al workshop ci sarà la possibilità di acquistarlo?
Si certo, avrò un bel po’ di copie. Degli altri miei libri no, forse un paio di copie, perché non ho avuto il tempo materiale per contattare le case editrici. L’idea del workshop è comunque quella di avvicinare i grandi e i piccoli al mondo del libro in una realtà che è sempre più digitale. Quello che ti può insegnare un libro non lo può fare un file digitale: è asettico, è vuoto. E poi il libro ha una capacità che il file non può avere, nonostante possa rimanere salvato per anni: cambiare e invecchiare con te.
È una bellissima immagine questa. Ti ringraziamo per il tempo che ci hai riservato e ci vediamo al tuo workshop sabato 11!
Grazie a voi!
Brodolini, la più bella piazza di Verona.
Ieri siamo stati in uno dei posti meno cool di Verona per scoprire un progetto che è veramente una figata.
Piazza Brodolini, in pieno Borgo Roma, tra la Fiera, la Zai, le Golo e giganteschi palazzoni che ricordano le grandi periferie del disagio nelle grandi metropoli. Proprio lì, un gruppo volontario di cittadini normali volontari hanno in gestione uno spazio, in patto di sussidiarietà con il Comune, dove costantemente organizzano attività per vecchi, bambini, butei... tutti! Uno spazio che altrimenti non sarebbe "ca**to" da nessuno.

Ora, proprio quel luogo sarà teatro anche di CiStoAffareFuturo. Progetto incredibile finalizzato al coinvolgimento dei bamboccioni, quelli che si dice che non hanno mai voglia di fare una mazza, in più spazi come Piazza Brodolini sparsi in tutta la città di Verona: produrranno arredi, segnaletiche, video documentari e cortometraggi, spettacoli teatrali, mappature e chissà quante altre figate...

Proveremo noi a raccontarvelo ogni giorno, vi comunicheremo l'avanzamento dei lavori: non sappiamo bene cosa succederà ma di sicuro, ancora una volta, scopriremo un lato di Verona di cui non si parla abbastanza. Il lato più bello.
Tutto questo perché "Ci Sto? Affare futuro!" è uno degli 11 progetti vincitori del bando "Fermenti in Comune" promosso da ANCI in accordo con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Comune di Verona è capofila, i partner sono Energie Sociali, l'Albero e Zalab e le realtà coinvolte poi localmente sono decine... la scopriremo anche noi una per volta.

FutureUp! - l'ultimo episodio della prima serie: Opportunity Day!
Un progetto al quale abbiamo collaborato anche noi; dal nome alla grafica alla sua divulgazione. Bella soddisfazione, bella tega, gran bel progetto.
Il 9 settembre, giovedì prossimo, ci sarà l’ultima puntata di FutureUp!
È già passato quasi un anno. Erano i primi giorni dell'autunno 2020, quando Marta e Riccardo ci parlarono per la prima volta di un progetto di formazione sull’innovazione sociale che veniva direttamente da Torino: una bella ventata di aria fresca, in un momento storico dove di aria non se ne respirava un granché.

Cinque workshop ad iscrizione gratuita, uno per città: Verona, Vicenza, Belluno, Mantova, Ancona.
Cinque giorni ciascuno.
Cinque macro-temi: Giovani, Territorio, Lavoro, Benessere, Partnership.
Trenta iscritti per ogni tappa.
Due organizzatori: Fondazione Cariverona e SocialFare.
Fondazione di origine bancaria impegnata nell’attivazione, sostegno e promozione di progetti di utilità sociale e di sviluppo economico la prima, e centro per l’Innovazione Sociale con sede a Torino che progetta e supporta idee e soluzioni innovative per rispondere alle sfide sociali contemporanee, la seconda.

Un nome: FutureUp! Un’esortazione a lavorare insieme per il domani, a non abbattersi, a tendere una mano e costruire insieme. Anche il colore, blu elettrico è energia pura, è scintilla:
Hai un attimo di down? Non abbatterti, let’s FutureUp!
Una prima constatazione viene spontanea: il team di lavoro è in ampia maggioranza femminile (Marta, Silvia, Anthea, Cecilia…) ed è super giovane. Energia da vendere e competenze "che ciao”!
"Sei in down? FutureUp!"
Il primo workshop, a Verona, è fissato per Marzo 2021. Poi via veloci. Aprile a Vicenza e Belluno. Maggio a Mantova e di nuovo a Verona. Giugno ad Ancona.
"Sei in ritardo? FutureUp!"
Bisogna sperare che arrivino gli iscritti.
Risponderà il pubblico? E se sì, come?! Cinque giorni, dalla mattina alla sera, sono un grosso impegno: chi vorrà o potrà accollarselo? Inoltre il Covid costringe alla didattica a distanza: quanto sarà penalizzante.

Due mesi di tempo per spargere la voce nelle cinque città e raccogliere i risultati che arrivano puntuali. Quando a fine Gennaio vengono chiuse le iscrizioni, sono oltre 250 i candidati! FutureUp! Ha colto nel segno; il tema piace, ce n’è bisogno, c’è voglia. A Verona addirittura si deve aggiungere una tappa: si raddoppia!
"Sei preoccupato? FutureUp!"
Ed è così che comincia questa carovana itinerante sull’innovazione sociale! Materia che dice tanto e poco allo stesso tempo. Cosa vuol dire? Vuol dire rinnovare un ambito, quello del sociale, con un pensiero nuovo, contemporaneo e “meticcio”. Un pensiero che prende ispirazione a piene mani da altri ambiti; magari più freddi, calcolatori, tecnici che proprio per questo sono però importanti, importantissimi, quando si pensa agli altri. Un’immagine? Un cavo dati che collega la testa al cuore.
“Voglia di spaccare il mondo? FutureUp!"
Salmon Magazine ha un compito: portare all’esterno le testimonianze, le sensazioni, i racconti, i feedback di chi sta partecipando ai giorni formativi nelle varie province coinvolte. Far sentire la voce diretta dei protagonisti nel tentativo di tradurre questi “strani” eventi e inconsueti inglesismi anche a chi sta fuori e non mastica tutti i giorni questi argomenti.

È così che per una decina di volte ci colleghiamo in videocall con le differenti sedi di FutureUp! e dialoghiamo con i docenti e gli allievi. Viene tutto molto facile, tutto è molto spontaneo perché c’è sintonia e molta informalità. Non ci siamo mai visti di persona eppure sembra di conoscersi da una vita. Essere competenti e professionali non esclude la possibilità di fare una battuta ogni tanto o un sorriso. I fatti e i feedback lo dimostrano. Tutti, veramente tutti, i partecipanti sono d’accordo nel dirci quanto siano sul pezzo la ragazze e i ragazzi di SocialFare e quanto brave a superare alla grandissima le difficoltà della didattica a distanza! Un successone insomma!!
“DAD? FutureUp!"
Aver messo insieme così tante teste, aver raggruppato così tante energie è un risultato troppo bello per lasciarlo andare.
Da qui l’idea di dare un seguito: i progetti più maturi, le idee più promettenti e i gruppi più volenterosi vengono selezionati e messi alla prova. La sfida è riuscire a dargli una forma, sintetizzarla in un pitch e presentarlo al pubblico in 5 minuti sul palco del Teatro Ristori a Verona il 9 settembre.
Chi farà breccia nella commissione di esperti coinvolta per l’occasione, riceverà un premio in denaro e un supporto per concretizzare l’idea che è scaturita da questa splendida avventura. Ed anche chi deciderà di esserci partecipando all’evento in presenza al Teatro Ristori o seguendo lo streaming da casa, sui canali della Fondazione Cariverona e i nostri, di Salmon Magazine, potrà votare per il progetto preferito ed assegnare un premio.
“La vedi brutta? FutureUp!"
Noi ci saremo. L’evento è aperto a tutti (quelli con il green pass). Basta iscriversi qua: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-futureup-opportunity-day-166304931527
Per maggiori info:
https://www.fondazionecariverona.org/news/futureupevento/
La Casa delle Fade e la Stalla e la Giassara del Modesto
Sono tra i Luoghi di Culto, punto C e W.
Chi si cela dietro questi codici alieni?
La Casa delle Fade e la Stalla e la Giassara del Modesto.

Perché ve ne parliamo? Perché sono 2 dei luoghi più incredibili della Lessinia; non sono solo inseriti in un meraviglioso contesto naturalistico ma sono incredibili esempi di sapienza umana.
Il primo lo trovi e lo vedi da Contrada Squaranto e dalle contrade successive: Guaina, Campari... Siamo nel Vajo omonimo, quello che inizia da Pigozzo (Montorio) e prosegue sempre più a nord fino a San Giorgio. Percorrendo la strada principale da sud verso nord, sulla parete a sinistra, mimetizzata nella roccia, troverete questa opera architettonica veramente folle. Alza gli occhi e appesa alla parete ("tacada via" come si direbbe dalle nostre parti) appare una micro-casetta in pietra. Non sappiamo chi, come e perché sia stata eretta proprio in quel punto ma rimane il fatto che sia una costruzione assolutamente sorprendente. Pensate che è sconsigliato raggiungerla anche solo a piedi! Immaginare che l’abbiano costruita qualche secolo fa, ci lascia veramente di sasso… miracolo!

Siamo poi andati oltre, verso Roverè. Abbiamo deviato a sinistra dopo contrada Scardon e subito dopo a destra in un bellissimo sentiero verso l’ancora viva e frizzante Contrada Erbisti: qua paesaggi meravigliosi, con i prati appena tagliati, valorizzano le morbide forme della Lessinia. Arrivati alla strada principale, quella che da Roverè porta a San Francesco, cogliamo l’occasione per un’altra tappa obbligata: la stalla e la giassara del Modesto.

Breve deviazione a sinistra, poi subito a destra e ci incamminiamo su un tratto di sentiero che porta ad un altro bivio. Nuova deviazione a destra è inizia un altro camminamento che è già capolavoro. È un attimo che la testa voli e ci faccia immaginare che il Modesto sia in realtà persona di cultura e gusto eccelsi: non lo conosciamo, non ne sappiamo la storia ma qualcuno che sceglie una location così magica per realizzare una stradina, una stalla, una giassara e i rispettivi muri di contenimento con così tanto ingenio e senso estetico dev’essere per forza uomo di gusto superiore. Ve lo assicuriamo: posto magico.

La stalla è un caso unico di architettura Cimbra: mega lastre di pietra incrociate come le baite di legno del sudtirol. Incredibile, quanto l’escamotage adottato per sostenere la trave della tettoia laterale: una piccola mensola che sborda quel tanto che basta per appoggiare un ramo dalla forma a fionda nel quale è a sua volta appoggiata la trave che sostiene la copertura. Geniooooooo!

E la Giassara? Bellissima, pelle d’oca. Muri curvi, tettoie con incastri impossibili… andate a vederla e andate oltre. Lì, dietro la stalla c’è la giassara e dietro la giassara c’è la possa: girateci attorno e guardate anche i muri di contenimento che sono stati eretti da questi maestri! E poi le stradine da qui partono con passaggi di infinita eleganza tra un muretto e l’altro. E poi la piccola contradina, dove forse il Modesto aveva scelto di vivere, tra prati sulla sommità di questo piccolo avvallamento da cui vedi tutto e boschi di faggi secolari. Pura Poesia, w il Modesto.

Dopo questo bagno di esaltazione collettiva siamo ripartiti, direzione San Francesco e Valdiporro dove i Leso ci hanno coccolato con un pranzetto da sogno nella fantastica piazza di cui sono gli ufficiali gestori.
Giornata leggendaria, consigliatissima. I posti di cui vi abbiamo parlato sono tutti raggiungibili con l’infernale automobile (per la stalla del Modesto puoi lasciare la macchina lungo la strada e proseguire a piedi per i 200m di sentiero che rimangono); oppure in bici, sapendo che le “pontare” non mancano ma almeno le vie di questa zona non sono così trafficate e i paesaggi sono pazzeschi, oppure a piedi. Sia da Contrada Squaranto che in zona “Modesto”ci sono diversi sentieri anche ben segnalati che vi consentono di passeggiare in queste 2 splendide part di Lessinia.
La rivoluzione in cucina di Lucia e Marco comincia in Val Tramigna
Ci sono persone.
Ci sono persone che conosci da 8 anni ma che solo all’ ottavo anno ti si rivelano e illuminano. In contesti completamente differenti, con pettinature e lavori completamente nuovi ma una sintonia che sembra provenire da molto lontano.

Ci sono momenti e luoghi.
E ci sono momenti e luoghi in cui non sai spiegare bene cosa sta succedendo ma senti, percepisci e respiri un’aria che frizza da sé. Capisci che qualcosa di nuovo, di bello e di grande sta succedendo. Che sei partecipe di un momento importante. È l'aria del cambiamento, contro lo spreco del cibo, della cucina basata su materie prime che hai attorno a te, della varietà e delle imperfezioni come patrimonio da tutelare, dell'autoctono che si inserisce armonicamente nell'internazionale, del non sovra-esibire.

Questo è stato il weekend scorso.
O meglio, l’ultimo anno. Da quando, dopo 8 anni, abbiamo ritrovato Lucia. Che poi ci ha presentato Marco, che avremmo dovuto conoscere da una vita. Il momento giusto, però, non arriva a caso. Quando arriva è il momento giusto.


Domenica siamo stati a pranzo alla Ferraretta Bianca. Abbiamo scoperto un posto che è una speranza per il futuro: grazie a Giulia, Angelo e prole. Non è possibile spiegarlo a parole, ma abbiamo il culo immane che la Ferraretta Bianca è a 40 minuti da Verona. Andate a vederla, spendeteci del tempo, fatevi guidare, andate a parlarci. Una vecchia casa, agricola, lessinica. Restaurata e ampliata sfruttando tutto quello che la natura e la sapienza umana sanno e hanno saputo creare: calce viva, muri di paglia, tronchi di castagno etc etc.

Una casa che è all’inizio della verdissima Val Tramigna ma che è in realtà un crocevia internazionale:
- Per i woofer da tutto il mondo che lì stanno giorni che poi diventano mesi.
- Per le erbe spontanee che crescono lì attorno, a metri 0, da cui estrarre oli essenziali, acque aromatiche, preparare marmellate, produrre saponi, essiccare foglie per aromatizzare i sapori etc etc etichettate La Ferraretta Bianca.

- Per Mattia che qua trovò, non solo prati per il gregge, ma anche un tetto. Ora il tetto ce l’ha, sempre lì in Val Tramigna, e con Sofia ha anche un bel gregge di pecore brogne che porta in giro ogni giorno: La Pecora nel Bosco.
- Idem per Nicola, ragazzo di 24-25 anni che Domenica al tramonto stava tagliando l’erba per impiantare le reti che proteggono i suoi ovini e che poi al buio avrebbe portato nei campi vicino alla Ferraretta da Mezzane.
- Per i vini naturali e anticonformisti di un ex-ragioniere che sono il pretesto per stare con la gente, per lavorare con le persone, per vivere e far vivere meglio gli amici che gli gravitano attorno. Per Cristiano di Terre di Pietra.

- Per Chiara, sopraffina chef di quella meraviglia assoluta che è Venissa.
- Per Hakim, giovane maestro della fermentazione, Camilla e Leonardo.

- Per Enrico e tutta la sua crew, guru dei vini di Røst.
- Per Ludo e Ale, sopraffini videomakers di Orangofilms con il tarlo del cibo e dei vini fatti come si deve.

- Per Aurora de Le Polveri, incredibile micro panificio di Milano.
- Per Gianni che consiglia i caffè ai bar di mezza Milano con Mezzatazza.
- Per Carlo Alberto della Macelleria punto di riferimento di tutta Verona.

- Per Jack di quel capolavoro che è Buns.
- Per Elena di quella chicca che è Ratafià.
- Per chi sceglie di partecipare al cambiamento.
- Per tutti.

Per chi crede e ha creduto in meravigliose persone come Lucia e Marco. Tra Verona e Milano dove lavorano e hanno lavorato e dove hanno spazio per la loro idea di un nuovo modo di fare ristorazione. Sono stati loro a pensare tutto questo, che hanno pensato di far confluire persone che surfano sulle stesse lunghezze d’onda, che hanno pensato di nutrirci portandoci facendoci scoprire la Ferraretta bianca e tutto il resto.

Sono Lucia Gaspari e Marco Marini. Nomi e cognomi.
P.S. Per Mother Tongue che comunque c'entra sempre.

Ciao Zio!
Era il 2014, 20 Giugno probabilmente.












L'Immensità ti porterà dove sei già
Non c'è un'età per ridere, per piangere, per vivere
Non è il momento per smettere di esistere, di esistere"Gioia" da Deserto, C+C=Maxigross
It was 2014, 22nd June probably,
Nearby San Rocco di Piegara, on some land that someone had lent out for the first Lessinia Psych Fest.
It was late, it was dark, the stage was a low platform of sorts and the audience was right there close to the stage, as if the usual distinction between the two roles had been removed. In the background, really close to the stage there were some trees lit up with the odd spotlight.
When Miles Cooper Seaton when on stage it was late, everything was running late. I didn’t know much about him, except for the fact that he played with The Akron/Family. An American band that was strange and undefinable, that had played at Interzona. The name Family was to become a sort of prophecy…
So, there he was, in the cosmic middle of nowhere. Not at Coachella where you might have expected to see him, but in San Rocco di Piegara, Lessinia.
His guitar in the darkness; that incredible sound, a mix between the thick blade of a Saracen saber and Father Christmas’ warm Lapland scarf. A crazy mix of rare beauty; a cut to the heart of indescribable power and warmth. A sound I’ve not heard matched to this day.
And then the voice. He wasn’t tall, he wasn’t big, he wasn’t famous for his vocal talents. You wouldn’t have expected that he was able to produce such a deep, low, and powerful voice. Warm like that grandfather’s blanket in front of the fire, a feeling we all know. Yet that night he was able let out that sweet cry that seemed to travel far and wide.
It was 30-40, maybe 50 unforgettable minutes, a rare intimacy with Miles, who, in the dark of that night, with the classic Lessinia breeze moving the branches of those trees in the background, took us somewhere else. It was more than just a musical performance. It was a magical ritual that carried us all to a place where we were all joined as one. A family.
Trust me, it’s difficult to put into words, but it was unforgettable. An indelible memory.
This was Miles Cooper Seaton.
From that moment, together with his past experiences in Verona (thanks to the fantastic Interzona family) something unique had begun.
He was in New York, Brooklyn to be exact, right when it seemed like everything was happening there.
He travelled the world thanks to his music.
He then moved to Los Angeles, in California.
He then chose to come and live in Verona, yes him.
It was a revelation. Someone, but not just anyone, not from here, jerks you and says “but don’t you realise where you live?!”.
Here he was welcomed into a new family, one with the same name as a supermarket. An extended family, made up of friends, acquaintances, parents, grandparents, admirers and the list goes on.
And that’s how we ended up meeting this American who was like a mirror for us, who chose Verona for the way we are. Just think what that meant for us ‘salmoni’!
And it’s here that he spread his unending curiosity for humanity in every shape and size: he wanted to know everyone, he wanted to talk to everyone. From the market in Piazza Isolo to our local intellectuals, from other local musicians to the farmers from the ‘bassa’, from the neighbour next door to the trendy artist, from Nareth to the Casa del Raviolo. An unending curiosity that was also seen in his cooking experiments: ‘lo zio’ (uncle, in Italian) became his nickname in his new family, he was maestro of the dips and salsas: a bit American, a bit Moroccan, a bit Asian etc etc. Not forgetting the thousands of different versions of hummus that he explained to you in his constantly improving Italian.
In between all this, obviously, lots and lots of music, including the launch of a solo album, not in Los Angeles, not in New York, not in Seattle, but in Verona. In a deconsecrated church: at Santa maria in Chiavica with a handful of musicians accompanying him, from Sardinia to Senegal, passing by Saval on the way. More of a ceremony than a concert. Again, another magical moment lit up with hundreds of candles that surrounded him. Because he was in the middle with his guitar and his voice. In the middle of his big family.
Miles left Verona exactly one year ago, to go back to Leanne in Los Angeles, leaving almost everything behind.
Last night Miles left and went to a different place entirely.
Wherever he goes, he is leaving behind families that are thinking of him and will do always.
Thanks, Zio.
OROSCOPO MARINO 2021
Dopo il 2020, nessun astrologo sano di mente si metterebbe a scrivere un oroscopo del 2021 … ma noi, vecchie volpi del mare, non abbiamo nessuna paura di fare previsioni. Siamo abituatissimi ai cambi d’idea delle maree, agli sversamenti di petrolio, alla microplastiche, a glaciazioni e perfino allo scioglimento dei ghiacci: cosa volete che ci spaventi? Una pandemia? PFUI!
Ecco che allora la Zia Salmona vi prepara l’oroscopo marino del 2021!
AR(IET) INGA
Banchi di nebbia sul futuro degli amici nati sotto il segno dell’aragosta. No, non perché c’è incertezza ma perché pare che resterete in pianura padana ancora per un po’. Abbiate pazienza, arriverà presto una corrente dal mare del Nord che vi riporterà a viaggiare.
TO(RO) NNO
In questo funesto anno, i nati e le nate sotto il segno del tonno hanno imparato a non spezzarsi più con un grissino. Ora non vi resta che allenare le vostre pinne gialle per solcare i mari del 2021, facendo sempre attenzione a non finire sott’olio.
G(EME) AMBERELLI
Anche nel 2021, gli amici del segno dei gamberi faranno marcia indietro. Un passo avanti e due indietro, un mano alla cintura ed una alla cabeza: tanto varrà mettere su un hullygully ( o se gradite, un po’ reggaeton) ed attendere tempi migliori.
CANCRO o per gli amici, GRANCHIO
Piccoli granchietti del mare, sgranchite le chele! E’ ora di dare una bella pizzicata a quelli che vi hanno scassato il carapace e a quelli che cercano in tutti i modi impanarvi le chele e metterle nel fritto misto.
LEONE MARINO
Cari Leoni marini, la conoscete la barzelletta del tricheco dalla lunghe zanne che starnutisce?
Per il 2021, studiate l’arte comica ed il cabaret … e terrete banco nelle riunioni di famiglia virtuali come un vero showman del mare.
V (ERGINE) ONGOLA
La vongola non passa mai di moda, inutile negarlo. Spiace perché le restrizioni del 2020 non hanno permesso alle vongolette del mare di schiudersi e far ammirare la loro perla. Abbiate pazienza verranno tempi migliori!
(BILANCIA) | BALENA
I nati sotto il segno della balena, ma soprattutto quelli nati “in cu** alla” suddetta, saranno decisamente baciati dalla fortuna. Salutate Giona e Pinocchio e nuotate veloce verso un roseo futuro!
S(CO) STORIONE
Che sia il 2020, il 2021 o il 1964, lo storione la spara sempre grossa: non credete ad una parola di ciò che vi dirà. E a voi, che invece storioni ci siete nati, dico: per il 2021 ridimensionatevi.
SAGITTARIO
Se nello zodiaco è mezzo uomo e mezzo toro, nel mare lo trovate mezzo gamberetto e mezzo polipo. Nel 2021 queste creature semi-mitiche, proto-divine, ittico-ancestrali vedranno l’avvento di un periodo magico che speriamo si riveli contagioso.
CAPRICORNO DI MARE
Il Capricorno di mare, un po’ come quello di terra, non è molto incline alla monogamia: fa e riceve corna con una sportività olimpionica. Nel 2021 non cambierà nulla e se tutto va bene, potrà tornare alle sue scorribande su Tinder.
ACQUARIO
Male. Ricordate che vi parla un pesce: chi finisce nel segno dell’acquario, finisce in una prigione.
PESCI : il “varie ed eventuali” del mare.
Se non vi piace nessuna delle previsioni precedenti: buttatevi nei pesci. Sappiate che per la legge ittica e le convenzioni è oceaniche è legale cambiare segno e non si deve nemmeno andare all’anagrafe.
Ai pesci quest’anno andrà tutto bene, benissimo, splendidamente.
Sarà una figata: lavoro, amore, famiglia, forma fisica, salute … potreste anche vincere alla lotteria, se desiderate giocarci.
No, non è vero.
Cioè, non è che non sia vero … è che non lo so, né io, né Paolo Fox, nemmeno la scienza. Nessuno lo sa. Però nel dubbio: meglio crederci.
Valdadige, abbiamo (quasi) raggiunto la meta!
“Ciao Chiara, preparati che oggi andiamo in Valdadige!” “Fantastico ma, in Valdadige dove?”
Già, dove. Sai che esiste, ma se non imposti Google Maps rischi di perderti durante il tragitto. Sai com’è fatta, un territorio lungo e stretto che, come un partner fedele, segue l’andamento dell’Adige in una danza sinuosa, unendo Veneto e Trentino. Conosci bene i suoi vicini di casa, alla cui porta si presentano ogni anno orde di turisti: la Valpolicella e il Lago di Garda. E se la dovessi descrivere, probabilmente, la definiresti zona di crocevia dell'Autostrada del Brennero, gola di storie e paesi dimenticati.
Già, dove.
Un viaggio in cui il senso non è la meta ma il percorso. Ma se la meta poi è bella perché non godersela.
Il nostro viaggio in Valdadige è iniziato quasi un anno fa, quando il mondo sembrava stesse per finire. Armati di Zoom e pantofole, sono iniziati gli incontri virtuali con gli amici e le amiche di Hermete che, prendendoci per la pinna, ci hanno accompagnati nella scoperta de La Val. Come dei salmoni che si rispettino, abbiamo risalito la corrente dei pregiudizi e dei cliché e, nuotata dopo nuotata, abbiamo conosciuto una Valdadige che, senza cadere nel banale, ci piace definire “vera”. Quella che ha bisogno di essere scoperta e soprattutto di essere raccontata, fatta di persone fantastiche, posti da paura e storie pazzesche.
E ora eccoci qua, a crowdfunding finito, possiamo dire di essere arrivati alla meta. E’ stato un percorso lungo e a tratti tortuoso ma se possiamo goderci il risultato raggiunto, che ha superato di gran lunga le nostre aspettative, è tutto merito vostro.
Per la fiducia, il supporto e l’affetto che ci avete dimostrato GRAZIE a: Anna Velo, Pierina Magagnotti, Matilde Cristofoli, Pietro Giovanni Trincanato, Irene Viviani, Pietro Cristini, Patrizia Quintarelli, Delia Lorenzi, Federico Bonsi, Mirco Cecchini, Anita Dellai, Marcello Aprili, Luigi Marconcini, Danny Antolini, Simone Perina, Giovanni Valotto, Nicolò Fuser, Roberta Chiamenti, Francesco Ballestriero, Beatrice Costa, Nello Sergio Dalla Costa, Cristian Marcotto. Mario Zenari, Giulia Lonardi, Cantina Valdadige, Alessandro Castioni, Giuliana Steccanella, Rita Ruffoli, Denis Isacchini, Ass. San Giacomo, Vitivinicola Gasparini, Francesco Sabaini, Federico Armani, Jonathan Castelletti, Andrea Zanolli, Silvia Castelletti, Inga Iosif, C+C=Maxigross.
Che poi, alla meta vera e propria, mica ci siamo arrivati ancora. Ora inizia ufficialmente la mappatura della Valdadige. Ma questa, è un’altra storia.